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Cgil, Cisl e Uil andranno da Salvini: niente sconti, lo criticheremo sui migranti | il manifesto

Dialogo Sociale. La strana convocazione al Viminale per parlare di manovra economica. “Siamo alla repubblica di Weimar: prima ci ha convocato il ministro del Lavoro. Poi il presidente del consiglio. Ora il ministro dell’Interno. Ma tutti ci dicono cose diverse”

Massimo Franchi

Per andare, andranno. Facendo però sentire il loro sostegno alle Ong e sottolineando la singolarità di un governo che dopo mesi di silenzio convoca i sindacati in due tavoli paralleli.
Cgil, Cisl e Uil lunedì risponderanno alla convocazione al Viminale fatta da Matteo Salvini. La linea di Landini, Furlan e Barbagallo è l’abc del sindacato: «La controparte non si sceglie. E se chiama, si risponde e ci si confronta».
Questo non significa però che i confederali siano contenti di confrontarsi con il ministro dell’Interno sui temi economici. «Il vicepremier e leader leghista ha di certo sbagliato a convocarci al Viminale e non in una sede della Lega», osservano Cgil, Cisl e Uil, senza alcun distinguo. E aggiungono: «Siamo alla repubblica di Weimar: prima ci ha convocato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico dicendoci delle cose. Poi è toccato al presidente del consiglio che ci ha detto: “Ditemi” e poi ci ha promesso tavoli specifici sui singoli temi all’ordine del giorno della manovra. Ma il giorno dopo arriva il vicepremier e leader del partito che ha vinto le Europee che ci convoca per dirci cose molto diverse dagli altri due, sebbene non abbia titolo ad incontrarci da solo. Più che un governo, sembrano tante entità allo sbando».
Entrando nel merito le divisioni sono ancora più evidenti. Se Conte e Di Maio hanno promesso confronto in vista della legge di bilancio, Salvini ha convocato per lunedì tutte le parti sociali, a partire da Confindustria, «per una giornata di ascolto, confronto e proposte sulla crescita del paese» con l’intento di «spiegare la Flat tax». Ma sia Cgil, Cisl e Uil che Confindustria chiedono come priorità di ridurre il cuneo fiscale per alzare i salari e le pensioni in modo da rilanciare i consumi. La Flat tax, cavallo di battaglia della Lega, invece sarebbe una riduzione di aliquota per i ceti abbienti e i lavoratori autonomi, non certo per i lavoratori dipendenti e i pensionati.
«Al recente incontro con il premier Conte e a quello convocato dal ministro Salvini per la metà di luglio dovranno seguire fatti concreti. Non c’è più tempo per diversivi di sorta», ammonisce la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, aprendo ieri mattina la conferenza nazionale organizzativa della confederazione di via Po, dedicata alle periferie, ai giovani e al lavoro. Finora c’è «la mancanza di un progetto di medio-lungo periodo per il paese e la capacità di dotarsi della strategia per gestirlo», sostiene Furlan: qui «la divergenza di impostazione fra noi e il governo e le conseguenti critiche di merito su troppe misure prevalentemente elettoralistiche». «Il governo – sottolinea Furlan – dovrà finalmente dire cosa vuole fare e dove pensa di reperire le risorse: o si definiscono insieme obiettivi e percorsi, e noi abbiamo una piattaforma unitaria di analisi e proposte, oppure ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità».
«Nei prossimi giorni vedremo se il governo intende ascoltarci o no», dice il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo all’iniziativa della Cisl e sostenendo che «va aperto un confronto a 360 gradi. Basta slogan, non dobbiamo andare a votare». Landini tocca anche la questione dei migranti e attacca: «Quelli che governano non possono giurare sulla Costituzione e poi chiudere i porti e gioire se c’è gente che muore in mare: non è accettabile».
Ricorre ad una battuta in stile sindacale per sintetizzare la situazione di confronto tra governo e sindacali, il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, parlando dallo stesso palco: «ci hanno convocato separatamente, speriamo di arrivare agli obiettivi unitariamente».
Chi invece chiede a Cgil, Cisl e Uil di non andare da Salvini è la minoranza Cgil di «Riconquistiamo tutto»: «È una convocazione anomala e impropria. La Cgil farebbe bene a rifiutare il suo invito soprattutto perché andrebbe a colloquio con il ministro che ha voluto l’arresto immotivato di Carola Rackete, con chi con il decreto Sicurezza impedisce alle Ong di salvare i migranti e agli operai di manifestare ai cancelli delle fabbriche».
Ieri intanto Conte e Di Maio hanno incontrato Ugl, Cisal, Confsal e Usb. «Le condizioni economiche attuali preludono a una manovra che colpirà come soggetti principali lavoratori e cittadini con ulteriori tagli», ha commentato Pierpaolo Leonardi del direttivo nazionale del sindacato Usb: «Se Salvini ci convoca, non ci andiamo».

Sorgente: Cgil, Cisl e Uil andranno da Salvini: niente sconti, lo criticheremo sui migranti | il manifesto

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