samantha comizzoli: COME SI UCCIDE UN GENIO NEL 2019

samantha comizzoli: COME SI UCCIDE UN GENIO NEL 2019

7 Giugno 2019 0 Di ken sharo
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“L’arte, la storia, l’architettura, non sopravviveranno alla speculazione. Sotto il peso dell’incuria, del mancato interesse e del troppo materialismo”
Walter Comizzoli era il fratello di mio padre Gianni, nati e cresciuti a Novara. Avevano fatto il ’68. Mio zio l’aveva fatto “facendo musica”, suonava la batteria. A Novara aveva fatto parte di più gruppi musicali: Angel Faces, Eletric Blue Band, Tre sulla strada. Mia nonna (sua madre) mi raccontava che un giorno era tornato a casa con i capelli rossi e vestito di verde, lei si era spaventata “ahhhh! Chi è lei?”… “dai mama, son mi, il Walter”. Aveva il maggiolone, su quello ci caricava la batteria per andare a suonare. E quella notte che mia mamma doveva partorire me, abbiamo dovuto aspettare che lo zio rientrasse dal concerto, perchè era l’unica auto in famiglia. Scaricata la batteria, tutti a Galliate perchè dovevo nascere io. Il nome, Samantha, me l’ha dato lo zio. Poi si sposò e si trasferì ad Arona. E li si fece “il mazzo” che diede la svolta alla sua vita: lavorava all’Enel di Torino e si iscrisse all’università, vivendo ad Arona faceva su e giù con il treno. Noi abitavamo ancora tutti in una palazzina vicino alla stazione. Così, la sera, quando mio zio prendeva il treno per andare ad Arona, mia nonna usciva sul balcone perchè mio zio la salutava dal finestrino dal treno. Ci vedevamo spesso la domenica, veniva a “fregare” i fumetti già letti da mio padre; tutti i Natali a pranzo da mia nonna con i friciulin, la paniscia e le cotolette. Mi era sempre piaciuto fin da piccola perchè mi faceva ridere, perchè era visto come il matto della famiglia e perchè aveva la “luce artistica”. Aveva anche quel carattere lì, quel carattere di merda che ha contraddistinto mia nonna, mio padre, mio zio e me. Mio zio Walter si è laureato in architettura nel giro di pochi anni. Aprì lo studio di architettura nel centro di Arona. Suoi sono (non so nemmeno quanti) lavori di restauro di edifici storici. Suoi sono i colori urbani di Arona e di Meina. Il restauro della “torre della merda” ad Arona; e tutte le mostre/installazioni.

Amava quello che creava ed i suoi lavori (molti anche a titolo di volontariato per il Comune di Arona), sono innegabilmente geniali.

Il suo humor elegante l’ha sempre accompagnato così come il gusto per la bella vita. Un giorno che mi portò a vedere la statua del San Carlone (gli piaceva molto), mi disse che c’era una scaletta a fianco della statua e che si poteva andare su, nella testa del San Carlone. Io gli chiesi cosa c’era nella testa del San Carlone… mi rispose “eh, c’è una stanza dove si beve e si gioca a carte”.
C’ho creduto fino a pochi anni fa quando mi disse che mi aveva presa per il culo..
Iniziò anche ad insegnare educazione tecnica a scuola, prima a Lesa (per poco tempo) poi tanti anni a Dormelletto. Dall’insegnamento arrivò il periodo della pensione; lo studio d’architettura, invece, rimase.
Mio zio creava bellezza, o meglio…cercava di regalare la bellezza che aveva dentro e fuori attraverso le sue creazioni. Questa bellezza lo portò ad amare ed essere amato da più d’una compagna di vita (anche questo è carattere dei Comizzoli) fino ad arrivare all’amore di Liana; mia zia.
Vivevamo ognuno per i cazzi propri, mio zio, mio padre ed io. Tutti distante l’uno dall’altro ed ognuno con i suoi problemi quando mio padre si ammalò. Fu mio zio a prendersene cura; io non ho avuto la forza né fisica né psichica per vedere mio padre morire. Lo zio accusò il colpo.
Ma lo zio iniziava ad accusare il colpo anche di quella realtà che avete letto nella prima frase di quest’articolo e da lui stesso scritta.
Il mondo iniziava ad essere brutto, ad essere devastato. Non parlo solo della speculazione edilizia. Perchè, vedete, ho sempre pensato che l’architettura e l’arte rispecchino la società. Si iniziava a distruggere la bellezza, schiacciata dall’orrore. La disumanità, il materialismo, l’egoismo, il cattivo gusto prendevano piede nei rapporti umani e davanti ai nostri occhi.
Zio Walter iniziò a spegnersi, a bere e a perdere la creatività. Ed è qui che per molti non era più “d’elite”, non era più per la “cremè di Arona”; diventava, forse, imbarazzante?
Così, gli “amici” aronesi hanno iniziato a dileguarsi. Qualcuno gli ha tolto addirittura il saluto. Sparito anche il Comune di Arona.
Walter ha passato gli ultimi anni della sua vita al Bar Spagna e, come ho detto al funerale, non mi è stato difficile capire perchè quando ci sono stata. Un posto dove il tempo si era fermato. Dove incontrava persone umili, forse di un ceto sociale non da “cremè aronese”. Quelli che, dall’elitè, forse, vengono definiti “gli ultimi degli ultimi”. E io credo, che fra un bicchiere e l’altro, mio zio al bar Spagna abbia trovato l’umanità, la pietà, la compassione.
Solo un paio di amici hanno cercato di aiutarlo e gli sono stati vicini fino alla fine. Il film a cartoni animati che sto cercando di fare, era per lavorare con lo zio…gli avevo proposto di lavorare assieme a questo progetto “zio, tu fai i disegni e io li animo”. Gli era piaciuta l’idea, ma poi come con tutti gli altri….non lo faceva. Anche i miei tentativi sono andati a vuoto. Aveva perso interesse per tutti e tutto. L’unica cosa del quale non poteva fare a meno, era la musica al pianoforte ed i disegni della sua nipotina Sonia.
E su tutti, soprattutto, Liana. Quanto si sia data, quanto abbia dato, quanto abbia fatto, disfatto e sopportato per cercare di salvarlo. Ma, dello zio, oramai, era rimasto solo l’involucro negli ultimi tempi.
Mio zio Walter è morto d’infarto, il cuore non ce la faceva più. E’ morto con viso sereno e con un sorriso dei suoi, giocondo. Tanto che per due giorni, io e mia zia Liana avevamo il dubbio che ci stesse prendendo per il culo. Ho ripensato a quando gli avevo detto “vivere e morire come Baudelaire”….
Aveva deciso di lasciarsi morire; di infliggersi torture quotidiane. E continuava a dire che aveva perso la creatività. Ma gliel’avevano fatta perdere la creatività….
Gli “amici” quelli che prima andava bene il Comizzoli….si fossero mai presentati a suonargli il campanello una volta per dirgli “dai Walter, vieni con noi alla mostra”. Spariti tutti (tranne gli amici che ho citato già sopra). Ecco, e secondo voi, quelle persone lì che sono sparite per anni, o che gli avevano tolto il saluto…cosa cazzo dovevano venire a fare al funerale? A salutarlo? Ma davvero? Ora che è morto, vogliono esserci?
La decisione di zia Liana e condivisa da me, è stata di non dire a nessuno che Walter Comizzoli era morto; tranne ai pochissimi che gli sono stati vicino.
Un problema per Arona e Novara… non poter fare il solito evento mondano. E oltretutto (siccome le voci girano ugualmente), qualcuno si è imbucato ugualmente. Guardate, ve lo dico ora: siete indegni. Le vostre condoglianze le rifiuto. Voi gli avete fatto del male e l’avete lasciato solo (anche il Comune di Arona, ovviamente, nonostante tutto quello che aveva fatto mio zio).
Ed è così che al funerale c’erano gli umili, quelli del bar Spagna.. e che un uomo congolese, Teo, canta una canzone in francese per mio zio. Chissà per quanto ne parleranno gli aronesi razzisti con le barche e i novaresi con il mercedes. Zio Walter odiava il razzismo.
Non cercate tombe (per poter dire se è una bella tomba o no, ovviamente), non c’è nessuna tomba. Se volevate salutarlo, dovevate farlo quando era vivo; ora non c’è più.
Io, ho perso il mio secondo padre oltre al Genio, l’Artista. Soffro un casino, ma devo riuscire a rispettare la sua scelta (conseguenziale, ma sempre scelta) di non voler più vivere in un mondo così.
Questa società non merita un Genio come Walter Comizzoli.
Quest’ultimo scherzo dello zio non mi è proprio piaciuto.
So che lo zio sarebbe stato d’accordo: https://www.youtube.com/watch?v=4wOSHpJrm_M

Sorgente: samantha comizzoli: COME SI UCCIDE UN GENIO NEL 2019

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