Le promesse non mantenute ai pastori spaventano Salvini | il manifesto

23 Febbraio 2019 0 Di luna_rossa

Elezioni in Sardegna. Aveva promesso una soluzione in 24 ore, ma la conclusione della vertenza latte è ancora lontana. E adesso il leader leghista teme la vendetta degli allevatori nelle urne

di Costantino Cossu

Sul voto di domani in Sardegna pesa come una spada di Damocle l’esito della difficile trattativa sul prezzo del latte. E’ evidente che in caso di rottura, un’eventuale clamorosa protesta dei pastori ai seggi potrebbe anche modificare i pronostici della vigilia, che vedono in lieve vantaggio il candidato del centro destra, il segretario del Partito sardo d’azione Christian Solinas. Una nuova assemblea dei pastori è stata convocata stamattina a Tramatza, in provincia di Oristano, dove nei giorni scorsi avevano approvato la controproposta da presentare agli industriali nella lunga vertenza che li vede contrapposti. Ieri gli allevatori si sono detti pronti a denunciare i caseari per violazione delle norme sulla libera concorrenza. Alla vigilia del voto, la rivolta potrebbe ripartire.

E anche Salvini entra nel mirino. Appena iniziata la vertenza, il leader leghista aveva incontrato i pastori e subito, guardando alle urne, aveva fatto propria la loro lotta per ottenere un prezzo del latte più alto di quello da fame, sessanta centesimi, che gli viene riconosciuto dagli industriali caseari sardi. Ai pastori aveva promesso di risolvere tutto in due giorni, ma poi è finito nella palude della trattativa tra allevatori e caseari. Si sono svolti sinora tre summit tra pastori e caseari, due a Roma e uno a Cagliari, e non si è risolto nulla. Il decisionismo del leader leghista ha mostrato tutta la sua inconsistenza, si è dissolto in nulla come una bolla di sapone. Per Salvini uno smacco netto, con possibili effetti negativi per il centrodestra e per la Lega domani nei seggi elettorali.

L’altro ieri l’ultima puntata di un confronto estenuante s’è conclusa con gli industriali che hanno rovesciato il tavolo mandando a monte sette giorni di faticose mediazioni in cui Salvini, e più ancora il ministro leghista delle politiche agricole Centinaio, s’erano spesi in prima persona. Gli industriali hanno chiesto il pugno di ferro contro i pastori in rivolta e Salvini, guardando sempre alle urne, ha risposto: «Mai manganelli sui pastori. Avviso che se qualche imprenditore vuole speculare sulla pelle degli allevatori sardi avrò buona memoria: se qualcuno vuole fare il furbo con me, ha trovato il ministro sbagliato». Gli industriali sono quattro o cinque famiglie. Hanno dalla loro parte una buona fetta dell’establishment economico e finanziario dell’isola. Ma quattro gatti restano. I pastori, in Sardegna, sono dodicimila, più le loro famiglie, più tutto quello che intorno al lavoro negli ovili si muove: mezza Sardegna, senza il reddito che viene dalle pecore, sarebbe letteralmente alla fame. Può il “capitano” ignorare tutto questo? Certamente no.

All’impasse nella trattativa Salvini reagisce su un doppio fronte, quello istituzionale e quello elettorale. Da ministro degli interni di fronte alla minaccia ventilata da alcuni gruppi di pastori di bloccare con la forza i seggi elettorali dice: «Garantirò la libertà e il diritto di un voto trasparente, pacifico e democratico. Penso che sia l’ultimo degli interessi dei pastori e degli allevatori bloccare il voto di domenica, anche perché ormai quasi ci siamo». Da leader della Lega aggiunge: «Un grazie per come si sono comportati i pastori nei giorni scorsi e per come si comporteranno nei prossimi giorni. Sono sicuro che il buonsenso prevarrà. Sin dall’inizio ho sostenuto la loro giusta lotta e farò di tutto perché si arrivi e una soluzione equa della vertenza».

Il centrosinistra, con Massimo Zedda, nel tentativo di non lasciare i pastori a Salvini, in tutte le fasi della vertenza latte, ha sostenuto l’azione della giunta Pigliaru. Che su tutti i tavoli in cui si è articolato sino il confronto ha messo a disposizione una somma ingente, 20 milioni, per il ritiro del pecorino dal mercato (operazione indispensabile per far lievitare il prezzo del latte) e ha spinto per andare oltre la questione del prezzo, con l’obiettivo di definire regole nuove della filiera produttiva che dagli ovili porta ai supermercati. Niente del miracolismo salviniano. Invece, soluzioni realistiche per l’immediato e interventi strutturali di prospettiva che impediscano che tra un anno allevatori e pastori tornino a farsi la guerra.

Sorgente: Le promesse non mantenute ai pastori spaventano Salvini | il manifesto

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