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Gaza il giorno dopo l’operazione israeliana per la liberazione di alcuni ostaggi, corsa contro il tempo per salvare i feriti. «I militari sono arrivati travestiti da sfollati». 274 uccisi e 698 feriti nel capo profughi-cimitero, di Nuseirat. Ma non meno drammatico per le sofferenze che produce, ciò che accade nella Cisgiordania ferocemente occupata.

 

Cisgiordania prigione sotto assedio

La cronaca di Michele Giorgio parte Abu Ahmed, operaio palestinese che campa in un villaggio alle porte di Betlemme. «Per anni, ogni mattina alle 5, ha lasciato il suo villaggio a qualche chilometro da Betlemme, ha raggiunto il ‘posto di blocco 300’ dell’esercito israeliano e, dopo una lunga at-tesa in fila con altre migliaia di pendolari, è entrato a Gerusalemme per raggiungere il suo posto di lavoro in una grande pasticceria che rifornisce caffè, hotel e ristoranti della zona ebraica della città. Ora non più. Dopo il 7 ottobre, sospeso il permesso di lavoro e non si può più uscire dalla Cisgiordania. Ora faccio ciò che capita pur di guadagnare almeno quanto serve per mangiare». 

Punizione collettiva organizzata

La debolezza dell’economia palestinese e gli elevati livelli di disoccupa zione sono in gran parte il risultato di 57 anni di occupazione militare israeliana, denuncia la stampa ‘neutrale’ presente sul campo. Le restrizioni limitano la crescita del Pil palestinese e la creazione di posti di lavoro. Una valvola di sfogo è l’impiego dei manovali della Cisgiordania in Israele, nei cantieri edili e in agricoltura. Ma Netanyahu e i ministri dell’estrema destra appaiono determinati a confermare le ritorsioni decise nei giorni successivi al 7 ottobre, sottolinea il Manifesto.

Disoccupazione come atto di guerra

La disoccupazione nei Territori occupati è oggi superiore al 50%, documenta il rapporto presentato giorni fa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), sull’impatto della guerra. Anche se questo dato è ancora nulla rispetto all’80% che si registra a Gaza devastata dall’offensiva militare israeliana, non passa inosservato il 32% di disoccupati in Cisgiordania. «Con questo livello di disoccupazione, le persone non saranno in grado di garantire il cibo alle loro famiglie – ha aggiunto i responsabile dell’Organizzazione del lavoro- Ciò ha un impatto negativo anche sulla loro salute, non spenderanno per curarsi e inoltre (a Gaza) anche se hanno soldi, non ci sono ospedali che possano far fronte a una situazione catastrofica»

Governo palestinese con l’acqua alla gola

E la crisi rischia di travolgere anche il poco che resiste di autonomia palestinese. L’eventuale collasso finanziario dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) metterà a rischio decine di migliaia di impiegati pubblici che già fanno i conti con stipendi pagati irregolarmente e solo in parte. L’Agenzia di stampa palestinese Wafa scrive che «la soffocante crisi finanziaria che affligge il governo palestinese (in Cisgiordania, ndr) ha gettato pesanti ombre su settori vitali, sia governativi che privati, con pericolose ramificazioni che minacciano il collasso di alcuni».

Debiti per miliardi di dollari

La situazione dell’Anp – con debiti per miliardi di dollari – è peggiorata ulteriormente da quando il ministro delle finanze israeliano e uno dei leader dell’estrema destra, Bezalel Smotrich, ha ordinato il blocco dei fondi trasferiti dal governo palestinese alla Striscia. Questa decisione, insieme alle precedenti detrazioni unilaterali dalle entrate fiscali palestinesi e ai tagli alla fonte dei fondi per i sussidi alle famiglie dei prigionieri politici, ha esacerbato la crisi. Smotrich ha bloccato sino a oggi sei miliardi di shekel dell’Anp – un miliardo e mezzo di euro – con la motivazione della lotta ai «finanziamenti per i terroristi». Una misura che sta aggravando, tra le altre cose, il debito del ministero della salute palestinese che non riesce più a pagare le aziende fornitrici di medicinali, attrezzature mediche, materiali per i laboratori e le dialisi.

La banca mondiale avverte

Se Israele continuerà a bloccare i fondi dovuti all’ANP da dazi doganali e altre tasse che costituiscono il 70% delle entrate pubbliche palestinesi, non collasserà solo la sanità ma l’intera Anp, già in condizioni di ‘salute politica precaria’, ha avvertito a fine maggio la Banca mondiale.

 

Sorgente: Le stragi a Gaza, disoccupazione e crisi economia a strangolare la Cisgiordania – Remocontro


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