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L’antidiplomatico – Liberi di svelarvi il mondo

Elezioni europee, exit poll alla mano questo è lo scenario:

In Germania l’AfD è il primo partito nella Germania Est, 16,2% a livello nazionale, sopra l’SPD di Scholz; il Bundnis Sahra Wagenknecht è al 5.9% (e al 16% nella Germania Est). La “coalizione semaforo” al governo è in caduta libera.

In Austria i Freiheitliche, partito di destra che si è sempre espresso contro le sanzioni alla Russia, è il primo partito, al 27%.

In Francia il partito della Le Pen è al 32%, primo partito con ampio distacco. Macron appena chiuse le urne ha sciolto il parlamento e indetto nuove elezioni.

Se doveva arrivare un segnale è arrivato.

(Ovviamente niente arriverà dall’Italia).

Comunque accetto scommesse che la politica europea non cambierà di una virgola.

Perché non è decisa in Europa.

*Post Facebook del 9 giugno 2024

 

 

In Germania SPD del cancelliere Scholz e Verdi fanno un tonfo clamoroso.

In Francia Macron è dietro il Front National. I principali tifosi della guerra alla Russia, quindi, escono duramente sconfitti e fortemente ridimensionanti dalle urne. Contemporaneamente in Belgio, Germania Est e Grecia avanzano (direi anche piuttosto rumorosamente) partiti di estrema sinistra.

È vero, la destra estrema avanza un po’ ovunque e pure tanto. Ma il primo e più importante dato politico che emerge da queste elezioni – per quanto ancora parziale e sommario sia – è che gli europei hanno gridato un forte e perentorio No alla guerra, bocciando sonoramente le scellerate politiche belliciste dei suoi sostenitori e premiando chi, al contrario e con tutta evidenza, a scuola era uno studente di storia un po’ più attento dei presunti leader che pretendono di dettare la linea. Quale legittimazione avranno da oggi Scholz e Macron nell’evocare improvvidamente parole come “guerra” e “marce su Mosca”? Nessuna.

A meno che non vogliano dimostrare platealmente ciò che è da tempo già noto a molti: che non contano nulla perché sono soltanto umili camerieri al servizio di Washington.

Black Rock, il Corriere della Sera e la narrazione dei nuovi profeti

di Alessandro Volpi*

Numeri impressionanti. I fondi pensione italiani dispongono di 170 miliardi di euro e le riserve tecniche delle assicurazioni di 900. Gran parte di queste gigantesche somme sono destinate a strumenti finanziari prodotti negli Stati Uniti in nome di un minor rischio e di un maggior rendimento. Questo significa che i colossi come Vanguard, Black Rock, State Street e alcuni altri giganti finanziari attraggono e attrarranno un misura crescente il risparmio globale, compreso quello italiano: in sintesi, più monopolio, meno rischi, quindi più monopolio e il libero mercato non c’è più. Direi neppure il finanziamento del debito italiano, per cui lo Stato, per trovare compratori, paga quasi 90 miliardi l’anno, sottratti alla spesa sanitaria e ad altre spese essenziali. Questo significa la finanziarizzazione.

Sorgente: Andrea Zhok – Exit Poll europee. Questo è lo scenario – OP-ED – L’Antidiplomatico