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Dalle ultime indagini sulla strage di Piazza della Loggia le prove della disponibilità, da parte di Ordine Nuovo, delle armi e degli esplosivi di Gladio. I magistrati hanno scritto che «Ordine Nuovo era una forza anti invasione dipendente dalla Ftase di Verona», ovvero dal più importante comando Nato dopo Napoli per il Sud Europa.

Ordine Nuovo, l’organizzazione nazi-fascista fondata da Pino Rauti, disponeva delle armi e degli esplosivi di Gladio. Non solo, è anche emersa l’esistenza di una struttura Stay Behind jugoslava di fatto costituita dagli ustascia croati collegati a Ordine Nuovo tramite la cellula veronese.
È quanto risulta dalla lettura degli atti dell’inchiesta-stralcio sulla strage di piazza della Loggia avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974, con otto morti e più di un centinaio di feriti. L’inchiesta, conclusasi nel dicembre 2021, che ha portato a processo due ex esponenti di Ordine Nuovo: Marco Toffaloni, all’epoca minorenne, oggi cittadino svizzero, e Roberto Zorzi, trasferitosi molti anni fa negli Stati Uniti. «L’impianto accusatorio che emerge – hanno sottolineato gli inquirenti – inserirebbe la posizione degli odierni indagati, senza fratture, nel quadro già tracciato dal precedente processo». Si confermerebbe anche da queste nuove carte che la strage fu eseguita da Ordine Nuovo.

Armi esclusivamente americane. Dalle investigazioni dei carabinieri inviate alla Procura della Repubblica, tra il settembre 2015 e il marzo 2021, si è scoperto che alcuni militanti della cellula veronese di Ordine Nuovo erano stati reclutati da Gladio e disponessero, già a metà degli anni Sessanta, dei materiali occultati in uno dei cosiddetti Nasco (i nascondigli della struttura), quello di Arbizzano di Negrar, da cui sparirono micce detonanti e alcune bombe MK2 di esclusiva fabbricazione americana, non in dotazione all’esercito italiano. E se già nel 1966 erano state sequestrate in una perquisizione alcune di queste bombe a due dirigenti di ON di Verona, Roberto Besutti e Elio Massagrande (passarono per collezionisti d’armi), lo stesso tipo di granate, si è accertato, erano poi finite nella disponibilità di Marco Toffaloni, oggi rinviato a giudizio per strage.

la caserma di Parona Valpolicella  Come noto, la costituzione di un’organizzazione paramilitare clandestina denominata Gladio, inquadrata nella rete atlantica Stay Behind, con compiti di sabotaggio, guerriglia, propaganda ed esfiltrazioni, in caso di invasione nemica, fu avviata nel novembre 1956 in accordo con gli Stati Uniti. Dodici furono i «Nuclei» di «pronto impiego» che nel corso degli anni vennero addestrati alla «guerriglia». A partire dal 1959 vennero poi trasferiti dagli Stati Uniti gli armamenti necessari (tra loro esplosivi), poi occultati dal 1963 in 139 «Nasco», di cui ben 100 nel Friuli e 7 nel Veneto.
A causa del rinvenimento fortuito, nel 1972, da parte di alcuni ragazzi, del Nasco di Aurisina in provincia di Trieste, ritrovato aperto e pesantemente saccheggiato degli esplosivi militari al plastico C4, venne deciso il recupero di tutti i depositi.
Dai documenti acquisiti dai magistrati di Brescia presso l’Aise (l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna), si è appurato non solo che «tutta la documentazione» relativa ai recuperi dei Nasco è stata «distrutta», ma soprattutto che esisteva «un numero di Nasco superiore a quello dichiarato», e che dopo lo smantellamento il materiale era «transitato per i Comandi dell’Arma dei carabinieri». Su questo ultimo fatto si è appuntata in particolare l’attenzione degli inquirenti. Grazie a diverse deposizioni si è intatti acquisita la certezza di diversi incontri per preparare attentati, prima di piazza della Loggia, in una caserma dei carabinieri a Parona Valpolicella (periferia Nord di Verona), responsabile della custodia del Nasco di Arbizzano di Negrar, presenti quelli di Ordine Nuovo.

Sorgente: Strage di Brescia, nuove prove dei rapporti fra Gladio e il terrorismo neofascista | Left


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