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I tentativi (falliti) di arruolare e intimidire la procuratrice della Corte penale internazionale che ha avviato l’inchiesta conclusasi con i mandati d’arresto per Netanyahu e Gallant

di Davide Frattini

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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Quando arriva alla guida del Mossad nominato da Benjamin Netanyahu, promette di ri-instillare negli agenti segreti israeliani la spavalderia dei piani audaci e di evitare gli imbarazzi spionistici commessi da qualcuno dei predecessori.

Yossi Cohen è in pensione da due anni, sfoggia sempre i capelli impomatati e il sorriso lucido quanto quel ciuffo pettinato all’indietro, ma con Bibi – che l’aveva coltivato come erede alla guida del governo – non va più d’accordo. Ancora meno si parleranno dopo che sono stati i suoi passi da 007 a far emergere un inciampo imbarazzante.

 

Cohen in persona avrebbe tentato – racconta il quotidiano britannico Guardiandi arruolare e (non essendoci riuscito) di intimidire la magistrata Fatou Bensouda, allora procuratrice capo della Corte penale internazionale, che nel 2015 ha aperto un’indagine per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nei territori palestinesi e in Israele.

L’inchiesta ha portato alla decisione del suo successore Kharim Ahmad Khan di richiedere i mandati d’arresto per tre capi di Hamas considerati responsabili dei massacri quasi 8 mesi fa e per Netanyahu con Yoav Gallant, il ministro della Difesa, per la condotta della guerra a Gaza.

Le fonti raccontano che il premier fosse «ossessionato, ossessionato, ossessionato» dal pericolo che il tribunale all’Aia rappresentava e indicava a Cohen le mosse. Come in questi giorni è ossessionato dall’evitare che il parlamento voti l’istituzione di una commissione di Stato per investigare sugli errori, le miopie strategiche che hanno portato al disastro del 7 ottobre, 1200 israeliani uccisi, e sulla condotta del conflitto. Benny Gantz, che ha lasciato l’opposizione per entrare nel consiglio di guerra ristretto, ha già depositato la proposta. I giuristi israeliani spiegano che potrebbe disinnescare la richiesta della Corte penale all’Aia in base al principio di complementarità, perché i vertici israeliani dimostrerebbero di essere pronti a sottoporsi a un tribunale locale.

Netanyahu e i suoi fedelissimi ripetono che è inaccettabile un’inchiesta mentre i soldati stanno combattendo nella Striscia. Per prendere tempo e mediare dice di essere pronto a sottoporsi all’esame di un comitato interno alla coalizione. Sa bene che la commissione di Stato avrebbe un mandato più ampio e può prendere decisioni vincolanti. Soprattutto per legge deve essere guidata da un giudice in pensione e il premier teme che l’incarico venga offerto a Esther Hayut, la presidente della Corte Suprema fino all’ottobre dell’anno scorso. È stata lei ad opporsi al piano giustizia dell’estrema destra contro cui gli israeliani hanno manifestato a migliaia, un piano anti-democratico che avrebbe sottoposto il potere dei giudici alla maggioranza del momento. La maggioranza di Bibi per 13 degli ultimi 15 anni.

Il premier più longevo nella Storia del Paese è stretto dai tempi che Gantz prova a imporgli con la minaccia di andarsene l’8 giugno – «dobbiamo cambiare rotta, la nave Israele sta andando a sbattere sugli scogli» – e l’accelerazione degli americani con gli europei per cercare di raggiungere una pausa nei combattimenti.

Il suo calendario guarda al 28 luglio, quando il parlamento va in vacanza fino a ottobre: se in autunno è ancora lui il capo, potrebbe durare fino al 2025.

Sorgente: Netanyahu teme l’inchiesta. Così fece intimidire la procuratrice dell’Aia dal Mossad | Corriere.it