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di MARA GERGOLET

Francoforte, presentato il programma del nostro Paese, ospite d’onore alla fiera Buchmesse 2024. Alla conferenza stampa la domanda di un giornalista tedesco: «Perché non c’è Roberto Saviano, troppo critico con il governo neofascista?». L’autore escluso sarà chiamato dagli editori tedeschi. Il direttore Jürgen Boos decisivo anche per Antonio Scurati: aveva detto no, anche lui verrà grazie ai padroni di casa

La domanda, alla fine, la pone un giornalista tedesco: «Perché non c’è Roberto Saviano, forse perché è troppo critico con il governo neofascista?». Vuole sapere se è stato invitato. La replica di Mauro Mazza, il commissario del governo per la Buchmesse ossia la più grande fiera del libro del mondo (che quest’anno si svolge dal 16 al 20 ottobre), è che non ci sarà. Lei, dice al giornalista, si è già dato la risposta. Poi precisa. «Da un lato — spiega Mazza — abbiamo voluto dare voce a chi finora non l’ha avuta. Dall’altro, tra i criteri che ci hanno ispirato, c’è stato anche quello di scegliere autori le cui opere fossero completamente originali». Interviene infine il direttore della Buchmesse, Jürgen Boos, precisando che in realtà Saviano verrà a Francoforte. Ma non portato dall’Italia, bensì «invitato dagli editori tedeschi».

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Il commissario Mauro Mazza

Ed è questa scelta su Saviano — non l’unico nome che manca, a dire il vero —, battuta dall’agenzia LaPresse e propagata fulmineamente in Italia per rimbalzare poi sui social inglesi e infine su quelli tedeschi, che ha finito per monopolizzare l’attenzione pubblica e l’evento di Francoforte — che invece doveva essere la vetrina dedicata all’Italia, e agli oltre cento autori che la rappresenteranno a ottobre.

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Il direttore della Buchmesse Jürgen Boos

Saviano, qualche ora dopo, ci risponde al telefono. È tranquillo, riesce a scherzare, ma se ride si riacutizza la bronchite. Se l’aspettava, dice. «Avevo capito che stava per succedere grazie ai tedeschi: nei mesi scorsi mi avevano invitato nei loro spazi alla Buchmesse prima i traduttori tedeschi, poi i librai, poi la tv Zdf e infine gli editori». Gli italiani, zero, da loro solo silenzio. Ha una spiegazione semplice del perché. «Ormai è diventata una lotta personale. Vogliono costruire un clima di vendetta e di intimidazione. Mi hanno eletto a simbolo di un mondo che vogliono osteggiare. E poi devono nutrire la propria base: e in mancanza di risultati, possono almeno portargli sul piatto il nemico». Un meccanismo, ammette, alla lunga sfinente. «Vogliono costringermi sempre a difendermi, si fa così ovunque nel mondo quando si vuole zittire gli intellettuali. Ma se schiacci l’artista sulla polemica, non lo fai lavorare. Quando andrò in Germania parleranno tutti dell’esclusione. E intanto così ti tolgono energia, ma soprattutto ti tolgono la voce». E ti isolano dagli altri. «Il tuo spazio si riduce: questo è il leitmotiv per cui molti mi dicono: “Non entro in queste dinamiche, altrimenti il vortice mi trascinerà con sé”. Io rispondo: capisco».

Ha ricevuto messaggi di solidarietà da tanti colleghi-scrittori (Paolo Giordano, Chiara Valerio, Teresa Ciabatti, Paolo Di Paolo. Franco Buffoni ha anche rinunciato per solidarietà ad andare alla Buchmesse. E su X la domanda se partecipare o no — cosa dovrebbero fare gli altri scrittori — ormai è stata lanciata).

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Il manifesto di Lorenzo Mattotti

Ma Saviano ritiene che questi gesti di cancellazione, di oscuramento, siano diventati «cose ordinarie: sono stati abili a farle passare e il timore ormai porta all’autocensura». Sul clima che si respira in Italia ha una sua teoria: «Io credo che noi siamo all’avanguardia, che in futuro cose simili accadranno in diversi Paesi Ue. Abbiamo anticipato Tangentopoli, il populismo, il terrorismo. L’Italia ha sempre avuto questo destino — di un Paese sviluppato con una democrazia non sviluppata — che ci ha permesso di maturare le contraddizioni più velocemente di altri».

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Antonio Scurati

Tornando a Francoforte, in sala sono state notate altre assenze di peso nell’elenco ufficiale: Paolo Giordano, Alessandro Piperno e ovviamente Antonio Scurati. Al riguardo, Mazza ha risposto che mentre i primi non potevano o non erano interessati a venire, il caso di Scurati è semplice perché non si tratta certo di censura. «Scurati era stato invitato e ha preferito non esserci, almeno nel progetto italiano». E infatti poco dopo il direttore Jürgen Boos ha detto che anche Scurati ci sarà: anche per lui è stata preparata una wild card tedesca. Quanto al pluralismo, Boos fa notare che ci sono autori come Carlo Rovelli, «critico nei confronti del governo italiano: la varietà è garantita».

Dietro alla kermesse, ci sono mesi e mesi di lavoro. Come ha ricordato l’ambasciatore Armando Varricchio, l’editoria è «la più grande industria culturale italiana» e gode in Germania di uno storico apprezzamento. I numeri di quest’industria — cresciuta del 400% rispetto a 36 anni fa, quando eravamo ospiti d’onore e la Germania scoprì Umberto Eco e Tomasi di Lampedusa — li ha precisati Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Associazione italiana editori. Ed è stato ancora Mazza a spiegare i criteri guida della selezione: «Se dovessi riassumere in un’espressione il programma editoriale, non avrei dubbi: la cultura che unisce. Sì, la cultura unisce anche dove tutto il resto divide, distanzia o contrappone». Poi ha auspicato che la cultura «avvicini Europa e Russia, mentre la politica sciaguratamente le separa», tra un «bravo» urlato dal fondo sala e un momento di gelo di tutto il resto della platea.

Ma per capire davvero Francoforte è bene avere in mente che qui va in scena il più grande mercato dei diritti al mondo. Che l’effetto sul Paese ospite d’onore — secondo le analisi della Buchmesse — perdura per sette anni sulle vendite. Che, insomma, esserci vuol dire affidare i propri autori alla formidabile macchina di diffusione che solo la Germania, con la spinta delle traduzioni, sa azionare. Saranno presenti molti nomi importanti. In ordine alfabetico, da Silvia Avallone fino a Sandro Veronesi, citiamo almeno Alessandro Baricco, Aldo Cazzullo, Paolo Cognetti, Mauro Covacich, Maurizio de Giovanni, Erri De Luca, Helena Janeczek, Nicola Lagioia, Ginevra Lamberti (presente ieri alla presentazione di persona sul palco, insieme ad Anna Giurickovic Dato), Claudio Magris, Dacia Maraini, Marco Missiroli, Francesco Piccolo, Rosella Postorino, Carlo Rovelli, Chiara Valerio. Ma è anche vero che qualcuno di importante non ci sarà.

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I nomi degli scrittori nel programma italiano (Tangherlini)

Sorgente: L’Italia non invita Saviano alla Buchmesse di Francoforte. Lo scrittore: «Silenziano le voci scomode»


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