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Nella porzione d’Africa dove abbiamo avuto origine le condizioni climatiche ci permettono ancora di vivere seminudi. La natura, madre nei climi caldi, è per noi matrigna in quelli freddi, ma l’abbiamo addomesticata, colonizzando tutto il pianeta. Espandendoci, abbiamo affrontato climi ostili, ci siamo coperti di pelli, abbiamo imparato a accendere il fuoco per riscaldalci e cuocere il cibo, abitando prima grotte e capanne, e poi case in muratura. Il dominio sulla natura è stato esercitato tagliando le foreste per far posto a coltivazioni e pascoli, convogliando e raccogliendo l’acqua; la pesca artigianale è diventata industriale, così come l’allevamento del bestiame, per soddisfare le necessità di numeri sempre crescenti di umani. Negli ultimi duecento anni il progresso tecnologico ha migliorato e allungato l’esistanza di moltissimi umani che, oggi, hanno un tenore di vita superiore a quello dei monarchi di qualche secolo fa. I popoli emergenti mirano a vivere nelle nostre stesse condizioni. Ma, come insegna l’economia, non ci sono pasti gratuiti.

Userò la storia industriale di Taranto per riassumere la storia recente. Terreni dedicati ad agricoltura rurale furono concessi all’Italisider che vi costruì la più grande acciaieria d’Europa, dando lavoro migliaia di persone: un ascensore sociale potentissimo. Il benessere pervase territori prima avari, da cui i giovani emigravano: una benedizione. I fumi dell’acciaieria furono considerati un prezzo trascurabile, a fronte di innegabili benefici. Anno dopo anno, però, i tumori all’apparato respiratorio crebbero, prima tra gli operai, poi nelle loro famiglie e negli abitanti delle zone limitrofe all’accaieria. Il benessere si pagava con la vita.

Sorgente: Che il Green Deal si fotta! La natura, intanto, sta presentando il conto – Il Fatto Quotidiano

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