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25 April 2024
0 6 minuti 2 mesi

La firma dell'accordo minerario tra Unione europea e Ruanda a Bruxelles

BRUXELLES IN AFRICA. Anche il Nobel per la Pace Denis Mukwege sferza l’intesa tra Ue e Ruanda sulle materie prime critiche. Visto dalla Repubblica democratica del Congo, che accusa Kigali di rubare le sue risorse e alimentare la guerra nel Kivu, l’accordo è semplicemente «indecente»

Uno dei temi chiave della transizione energetica riguarda l’accesso alle risorse e, proprio in quest’ottica, l’Unione europea ha stipulato lunedì 19 febbraio, con il governo del Ruanda, un accordo finalizzato a promuovere catene del valore «sostenibili e resilienti» per le materie prime critiche.

Il memorandum istituisce una stretta cooperazione tra l’Ue e il Ruanda in cinque settori: integrazione delle catene di valore dei minerali critici, cooperazione per una produzione sostenibile e responsabile di queste materie prime, ricerca e innovazione nel settore minerario, rafforzamento delle capacità degli attori locali di rispettare le normative e mobilitazione di finanziamenti per fare tutto questo. Entro sei mesi verrà sviluppata una tabella di marcia comune per mettere in pratica questo partenariato, che si strutturerà all’interno della strategia del Global Gateway, la risposta europea alla nuova Via della Seta cinese.

IL RUANDA È UNO DEI PRINCIPALI produttori globali di tantalio ma il suo sottosuolo è ricco anche di stagno e tungsteno (il Paese ha l’unico impianto di lavorazione dello stagno di tutta l’Africa e presto sarà operativa una raffineria di tantalio), oro, niobio, litio e altre terre rare. In più, il suo “clima imprenditoriale” è molto favorevole: in Ruanda uno straniero può aprire un’impresa in 36 ore, il Paese è dotato di un diritto commerciale e di un diritto del lavoro all’avanguardia e punta a diventare un hub per la lavorazione dei minerali critici estratti nella zona dei Grandi laghi africani. Regione che, secondo tutti gli esperti del mondo, è quella nel cui sottosuolo c’è la chiave per il successo della transizione energetica globale: i minerali, appunto.

L’Unione Europea ha accordi simili con altri paesi africani produttori di minerali critici: al Global Gateway Forum di ottobre sono stati firmati accordi simili con lo Zambia e la Repubblica democratica del Congo (RdC) e, prima ancora, con la Namibia. Ma è proprio la RdC a non digerire il nuovo patto Ue-Ruanda: Kinshasa infatti accusa da sempre Kigali di appoggiare, finanziare, armare, addestrare e sostenere i ribelli del gruppo M23, che operano nell’est del Paese in quello che è uno dei conflitti più sanguinosi, violenti, complessi e apparentemente irrisolvibili del mondo.

MENTRE A BRUXELLES il ministro degli Esteri ruandese Biruta e il commissario Ue per i partenariati internazionali Jutta Urpilainen firmavano l’accordo sui minerali ruandesi, decine di manifestanti congolesi avvolti nella bandiera del loro Paese marciavano a Goma, capoluogo della provincia congolese del Nord Kivu che si trova lungo il confine con il Ruanda, calpestando bandiere americane, dell’Unione europea, francesi e polacche, paesi secondo loro «complici del Ruanda». Il giorno prima il ministero degli Esteri francese aveva lanciato un appello al Ruanda affinché cessi di sostenere l’M23 e la stessa Unione europea ha più volte chiesto a Kigali di rompere ogni legame con i ribelli e di ritirarsi dal territorio congolese.

In questo senso, l’accordo minerario sfugge a ogni logica di coerenza da parte della Commissione europea. Ad aggravare e complicare il quadro ci sono le dichiarazioni del presidente congolese Felix Tshisekedi, che ha definito l’accordo Ue-Ruanda «indecente» e ha lanciato pesanti accuse ai vicini ruandesi: «Il Ruanda oggi si costruisce grazie alle risorse rubate alla Repubblica democratica del Congo» e i minerali dell’accordo con l’Europa «sono prodotti rubati» alla RdC.

«L’ESECUTIVO EUROPEO non solo sta raggiungendo l’apice del cinismo in termini di geostrategia, ma illustra ancora una volta una politica di doppi standard che mina la credibilità delle istituzioni internazionali» ha dichiarato il premio Nobel per la Pace congolese Denis Mukwege, medico ginecologo che lavora a Bukavu, dall’altro lato del lago Kivu rispetto a Goma. Un territorio di conflitto da decenni. L’accordo, sostiene Mukwege, è «in totale contraddizione con il principio di coerenza e con i valori fondamentali dell’Ue, in particolare la promozione della pace e dei diritti umani» e ha ribadito l’appello all’Europa per «garantire una maggiore coerenza tra le politiche economiche e il rispetto dei diritti umani e a collocare la dignità umana al centro delle preoccupazioni economiche e finanziarie».

Mukwege ha anche esortato le istituzioni e i paesi europei «a rendere efficace e vincolante il regolamento Ue sulla dovuta diligenza per le catene di approvvigionamento di minerali puliti, entrato in vigore nel 2021 e tuttavia ampiamente disatteso dalle opache catene di approvvigionamento transfrontaliere tra la RdC e il Ruanda».

Sorgente: ilmanifesto.it

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