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Il primo ministro israeliano ed il suo governo si trovano oggi ad un bivio, un bivio dovuto all’illegalità del proprio operato appurato dai crimini di guerra perpetrati contro il popolo palestinese della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, si vedono pressati dal malcontento della loro stessa popolazione che si riversa oramai quotidianamente nelle strade di Tel Aviv ed altre città israeliane.

Molte persone in quest’ultimo periodo si sono poste la domanda se quella di Israele contro la Palestina sia una guerra mossa dall’odio religioso o dal solo bisogno di una egemonia a livello globale, è bene comprendere che spesso l’odio e l’Apartheid sono l’arma migliore per ottenere risultati economici a livello mondiale.

Documenti riservati pubblicati in passato da WikiLeaks evidenziano l’ostruzionismo perenne di Benjamin Netanyahu nel porre fine al conflitto israelo-palestinese, una delle mail che riguarda la Casa Bianca evidenzia infatti come l’ex presidente Barack Obama si convinse erroneamente degli intenti positivi del primo ministro israeliano, poi smentiti dall’ invio di una mail datata 2001 in merito ad un intervento a microfoni spenti tenutosi al termine di un intervista, in cui si manifestò il vero volto di Netanyahu, liquidando la politica estera americana come “facile da manovrare”e vantandosi inoltre di aver fatto deragliare gli accordi di Oslo grazie ad inganni politici:

“L’unico modo per trattare con i palestinesi è picchiarli, non una volta ma ripetutamente, picchiarli fino a renderlo insopportabile, l’unico modo per trattare con l’Autorità Palestinese è un ampio attacco su vasta scala. So cos’è l’America” risponde Netanyahu ad una domanda “L’America è una cosa che puoi spostare molto facilmente, spostarla nella giusta direzione, non si intrometteranno.”

Dato che gli accordi di Oslo stabiliscono che a Israele sarà consentito di mantenere zone militari predefinite in Cisgiordania, Netanyahu ai suoi ospiti chiarisce che avrebbe potuto silurare gli accordi definendo vaste aree di territorio. “Mi hanno chiesto prima delle elezioni se avrei onorato gli accordi di Oslo”, continua Netanyahu. «Ho detto di sì, ma interpreterò gli accordi in modo tale da permettermi di porre fine a questa galoppata verso i confini del ’67.” Inoltre nello sgomento generale dichiara: “Le zone militari definite sono zone di sicurezza; per quanto mi riguarda tutta la Valle del Giordano è definita zona militare, non c’è da discutere. Non volevano darmi quella lettera… Quindi non ho dato loro l’accordo di Hebron (l’accordo che restituisce Hebron ai palestinesi). Ho interrotto la riunione di gabinetto e ho detto: Non firmerò. Solo quando la lettera arrivò, durante quell’incontro, a me e ad Arafat, ratificai l’accordo di Hebron. Perché questo è importante? Perché da quel momento in poi ho di fatto posto fine agli accordi di Oslo”.

-Caso del Dipartimento di Stato n. F-2010-07895 Doc n. C06134006 Data: 01/12/2010 NON CLASSIFICATO USA. – Traccia di un nastro consegnato al presidente Barack Obama.

Il 19 gennaio del 2010 Alcee Astings portavoce ufficiale per gli Stati Uniti d’America incontrò Benjamin Netanyahu a Gerusalemme per comprendere a che punto fossero gli accordi tra l’Autorità Nazionale Palestinese e Israele. Durante l’incontro il primo ministro israeliano tenne il pugno duro su possibili negoziati con Hamas dichiaratosi d’accordo con l’ANP affermò che:

Israele farà la pace con l’Autorità Palestinese, non con Hamas.”

Durante l’incontro si evince la buona volontà dei presidenti Barack Obama e Muhammad Hosni El Sayed Mubarak per la determinata ricerca di una soluzione pacifica tra i due stati.

L’ex primo ministro dell’ANP e ministro delle finanze Salam Fayyad, denunciò l’assenza degli stati arabi nel sorreggerli lungo la strada diplomatica per il raggiungimento di un eventuale intesa.

Durante l’incontro Netanyahu confermò la propria volontà di continuare con la creazione degli insediamenti di coloni all’interno della Cisgiordania occupata e che l’unica possibilità per raggiungere la Pace, sarebbe stato il totale disarmo della Palestina e dei partiti politici che la rappresentano. Il portavoce Alcee Hastings invitò il primo ministro israeliano nell’ufficio privato il 10 gennaio 2010.

Il capo dello staff Lale Mamaux, il consigliere politico Alex Johnson e l’A/DCM accompagnarono Hastings, a Netanyahu si unirono il consigliere politico Ron Dermer, il consigliere dell’ambasciata israeliana per le relazioni con il Congresso Daniel Meron e un addetto agli appunti del MAE( ministero per gli Affari Esteri della Cooperazione).

Netanyahu dichiarò di apprezzare la leadership di Mubarak, ma Abu Mazen avrebbe dovuto mostrare una leadership simile, quindi per far avanzare la pace la leadership palestinese doveva “superare” gli stereotipi su di lui e su Israele.

Il rappresentante Hastings chiese inoltre se vi fosse qualche movimento positivo verso uno scambio di prigionieri con Hamas e il rilascio di Gilad Shalit( soldato dell’IDF tenuto in ostaggio dal 2006 al 2011). Netanyahu rispose che Israele aveva ricevuto una videocassetta in cambio del rilascio di 20 donne prigioniere, e quindi stabilì che Shalit fosse ancora in “condizioni decenti”.

– Cablo NON AUTORIZZATO – TELAVIV 107_A –

Il 29 giugno del 2009 il presidente francese Nicolas Sarkozy durante un confronto diretto con Benjamin Netanyahu si disse favorevole alla creazione di “due stati per due popoli”, attraverso un cablo pubblicato da Wikileaks i due politici ebbero divergenze molto chiare su questa posizione. Per il presidente francese era infatti opportuno “congelare” la nascita di future colonie, mentre per il primo ministro israeliano era consigliabile possedere la Palestina e smilitarizzarla completamente, consentendo alle minoranze di vivere all’interno dei territori occupati e impegnandosi a non espellere le popolazioni arabe.

Per il presidente Sarkozy le valutazioni di Netanyahu furono insufficienti e quindi non affidabili, dichiarò infatti:

“La Francia è pronta e disposta a contribuire a far avanzare il processo di pace in ogni modo possibile. il progresso verso la pace dipende dalle coalizioni internazionali e richiede la vittoria nella guerra delle comunicazioni; più si aspetta, più si perde il sostegno internazionale.”

Il ministro degli affari esteri Ludovic Pouille ha aggiunto che il presidente Sarkozy incoraggiò gli israeliani nel contribuire a rafforzare i servizi di sicurezza palestinesi. Allo stesso tempo, il consigliere politico dell’ambasciata israeliana Efraim Halèvy dichiarò il 26 giugno che Sarkozy avrebbe ripetuto la sua promessa e che la Francia e l’Unione Europea avrebbero fornito garanzie di sicurezza per Israele, compresa la possibilità di truppe francesi sul terreno in Cisgiordania per contribuire a salvaguardare la pace: “La Francia è pronta a contribuire a una forza internazionale… e a offrire sostanziali garanzie di sicurezza a Israele.”

SEGRETO NOFORN-09PARIGI876_a -Diplomacy

Non si tratta solo della disapprovazione dell’opinione pubblica mondiale palesemente contro lo stato sionista ma i dubbi che oggi dividono il Gabinetto di Guerra, e le controversie interne oramai palpabili e documentate anche dai media ebraici nelle prime settimane di gennaio 2024.

Il sito ebraico Ynet dopo un’attenta analisi conferma che alcuni componenti del governo israeliano hanno reso recentemente pubbliche le proprie lamentele, confermando che non tutti sono convinti che la guerra su Gaza stia portato grandi risultati, soprattutto in merito al rilascio dei rimanenti ostaggi. Chiedono quindi vi sia più mediazione per permettere agli israeliani che si trovano tutt’ora sulla Striscia di poter riabbracciare le proprie famiglie. I componenti del Gabinetto hanno dichiarato ufficialmente che è arrivato il momento di uscire dagli schemi prefissati sino ad oggi, completando l’azione dopo il rientro degli ostaggi, distruggendo così Hamas.

Il ministro Gadi Eisenkot generale e politico israeliano del Partito di Unità Nazionale ha dichiarato:

“ Dobbiamo smettere di mentire a noi stessi, dobbiamo essere coraggiosi e portare a termine un grande accordo che restituisca i prigionieri israeliani in patria, il loro tempo stringe ogni giorno, non possiamo continuare a muoverci come ciechi mentre i prigionieri sono ancora lì. Questo è un momento critico per prendere decisioni coraggiose.”

Il disaccordo tra i ministri è oramai evidente, mentre Benjami Netanyahu, il ministro della difesa Yoav Gallant e il ministro degli affari strategici Ron Dermer scelgono costantemente la strada della pressione militare contro la resistenza.

Sorgente: Nei cablo di WikiLeaks come Netanyahu distrusse il processo di Pace – News Academy Italia


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