29 February 2024
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Una guida all’obiezione di coscienza contro l’ideologia bellicista nelle scuole

IL CASO. Le proposte dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: un vademecum per docenti, studenti e genitori che si oppongono alla diffusione della cultura militarista e bellicista in classe, e fuori; una petizione che chiede le dimissioni di 13 rettori dalla Fondazione Med’Or (Leonardo). Piccolotti (Avs): “I giovani vanno educati alla pace, al rispetto delle differenze e alla risoluzione non violenta dei conflitti”

L’ideologia bellicista che si è diffusa in Italia ha già da tempo infiltrato la didattica. Dalla scuola primaria all’università, passando per la formazione scuola – lavoro (Pcto) nelle basi militari, le fondazioni di natura bellica, le forze armate e l’esercito hanno permeato in questi anni i processi educativi. «Una vera invasione di campo nell’ambito delle discipline scolastiche tesa a promuovere la carriera militare, presentare le forze armate e le forze di sicurezza come risolutive di problematiche che riguardano la società civile, diffondendo una ideologia bellicista che nulla ha a che vedere con la didattica e con i principi di pace di cui la scuola si dovrebbe fare portavoce» sostiene l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

Promosso dallo scorso marzo da alcune sedi dei Cobas e delle rispettive sedi del centro studi Cesp, da associazioni antifasciste o cattoliche come Mosaico di Pace e Padre Alex Zanotelli, Pax Christi, dai settori scuola e università del sindacato Usb, tra gli altri, l’Osservatorio ha presentato ieri alla Camera, su iniziativa della deputata Elisabetta Piccolotti di Alternanza Verdi Sinistra (Avs), due iniziative per coinvolgere la società civile su questo tema e fare pressioni sugli atenei statali che fanno parte del comitato scientifico di Med-Or, la fondazione di Leonardo S.p.a guidata dall’ex ministro Marco Minniti. Da statuto, questa fondazione dovrebbe «promuovere attività culturali, di ricerca e formazione» per «rafforzare i rapporti tra l’Italia e i Paesi dell’area del Mediterraneo allargato fino al Sahel, Corno d’Africa, Mar Rosso e Medio ed Estremo Oriente».

La prima iniziativa, in corso dall’apertura dell’anno scolastico, è un vademecum operativo rivolto a insegnanti, famiglie e studenti per fare opposizione negli organi collegiali. “E’ uno strumento agile perché si possa fare obiezione di coscienza – ha spiegato Candida Di Franco dell’Osservatorio – i militari nelle scuole sono previsti da un protocollo del 2014, governo Renzi ma dal 2017 sono stati inseriti tra gli enti formatori e possono proporre direttamente alle scuole la loro offerta, è molto pericoloso”. Di Franco ha sottolineato anche la propensione di questo governo a questo approccio: “come la creazione del comitato per la valorizzazione della cultura della Difesa, il presidente del Senato che propone la mini- naja, Salvini che parla di esercitazioni anti terrorismo nelle scuole”.

Per Don Renato Sacco di Pax Christi, “l’esercito entra nella scuola in difficoltà dicendo ‘io sono il benefattore e con pochi soldi ti compro la fotocopiatrice, la carta igienica, il pulmino e diventa il salvatore della patria”. “Ma – nota ancora Don Sacco – c’è un linguaggio militaresco anche sulla stampa, mi ha colpito l’editoriale di Galli della Loggia sul Corriere, ora la cultura è: se riesci a vedere un nemico sei qualcuno sennò sei una schiappa”.

La seconda iniziativa proposta dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è una raccolta firme per chiedere le dimissioni da Med-Or di 13 rettori di altrettanti atenei italiani. “Riteniamo che la loro presenza all’interno della maggiore azienda italiana produttrice di armi, sia incompatibile con la funzione sociale e culturale delle Università”, ha detto Giuseppe Curcio, amministrativo dell’Università di Bologna. Tra i primi 45 firmatari ci sono anche Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, il fisico Carlo Rovelli, Luca Mercalli, Vittorio Agnoletto. “E’ preoccupante la promiscuità di incarichi e relazioni tra alcuni rettori e società che producono armi – ha detto Elisabetta Piccolotti – mentre c’è un inasprirsi della retorica della guerra dentro le attività didattiche”. “Insistiamo affinché il governo intervenga, blocchi questi processi e si separino i due mondi come è giusto che sia, perché i giovani vanno educati al rispetto delle differenze e alla risoluzione nonviolenta dei conflitti”.

Sorgente: ilmanifesto.it

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