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29 May 2024
0 7 minuti 7 mesi
La guerra si allarga ma anche la furia contro Netanyahu
ISRAELE. Le guerre «ordinarie» non sono mai state lieti eventi. Ma quella attuale è tragica. Non solo per i suoi effetti, ma anche per la crisi politica, economica e morale che Israele sta attraversando

Le guerre «ordinarie» non sono mai state lieti eventi. Ma quella attuale è tragica. Non solo per i suoi effetti, ma anche per la crisi politica, economica e morale che Israele sta attraversando. La guerra visibile infuria soprattutto a Gaza e dintorni ma il suo impatto colpisce anche i territori occupati e l’intera regione. L’estrema destra israeliana da un lato intensifica la sua azione colonizzatrice in Cisgiordania, dall’altro utilizza il controllo del ministero delle finanze per i propri scopi e già punta il dito contro i «colpevoli».

Nella parte meridionale di Israele, vicino alla Striscia di Gaza, ci sono pochi kibbutz. Oltre a qualche centro con abitanti molto poveri, in questi kibbutz non pochi abitanti facevano parte della sinistra moderata, alcuni anche della sinistra più radicale.

Non è accettabile accusare i morti, eppure già c’è chi punta il dito: alcune spie pro-Hamas avrebbero fatto parte della sinistra del sud del paese. Altri spiegano alla gente che è stata la debolezza di tanti – compreso il premier Netanyahu – a portare al disastro.

Torniamo sul rapporto tra Netanyahu e Hamas. Più volte in precedenza sul manifesto ho sottolineato il rapporto di forze e le reciproche «convenienze» che hanno caratterizzato i rapporti tra il premier Netanyahu e Hamas, un’organizzazione terroristica fondamentalista. Intorno al 1979 venne a casa mia, come spesso faceva, un caro amico palestinese, che era stato un giovane del Partito comunista nel 1948. Questa volta recava un messaggio molto problematico. Tornava da una visita a Gaza e mi diceva che gli israeliani stavano reprimendo i comunisti e gli attivisti dell’Olp e che incoraggiavano i leader religiosi palestinesi, alternativa fondamentalista alla leadership palestinese dell’epoca. Discutemmo. Mi ci volle del tempo per convincermi. Dopo aver dichiarato che avrebbe distrutto Hamas, di norma il governo Netanyahu non ha cercato di spazzare via l’organizzazione. Ma le risposte militari alle azioni di Hamas sono sempre state pagate dalle vittime palestinesi degli attacchi militari israeliani.

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A Jabaliya non si ferma il «crimine di guerra»Accordi segreti con il Qatar e altri hanno significato importanti apporti economici che hanno aiutato Hamas a evitare il malcontento della popolazione palestinese, quando non poteva dimostrare di essere più efficiente del governo dell’Olp, rovesciato con la violenza nel 2007. Gli accordi con gli israeliani hanno permesso a migliaia di palestinesi di tornare a lavorare in Israele, aiutando così da un lato le necessità dell’economia israeliana, affamata di manodopera a basso costo, ma anche e in maniera significativa la popolazione palestinese impoverita della Striscia di Gaza.

E i palestinesi e la Cisgiordania? Un colono israeliano morto o una pietra lanciata contro un’auto di israeliani contribuiscono a rafforzare le voci dei coloni che gridano alla perdita delle condizioni di «sicurezza» in Cisgiordania. Diversi leader dei coloni israeliani erano noti interpreti del ruolo di «poveri umili coloni che i terribili palestinesi vogliono uccidere».

Tante lamentele e minacce frutto di un demagogico nazionalismo rivolto verso un governo di destra accusato di non saper difendere gli israeliani che combattono per i sacri obiettivi di liberare la «terra promessa da Dio».

Nel nuovo governo – comprendente fondamentalisti la cui ideologia d’estrema destra ha forti radici nel razzismo che nella sua versione anti-ebraica aveva portato all’Olocausto nella seconda guerra mondiale – ecco gli ebrei che sapranno redimere la Terra santa.

Mentre non pochi ufficiali fondamentalisti si sono arruolati nelle forze armate e diffondono non solo lo «spirito di Dio» ma anche slogan militanti fascisti, nella nuova coalizione spiccano due ministri: il ministro della polizia Itamar Ben Gvir, noto come importante esponente dell’ideologia di destra e soprattutto il nuovo ministro delle finanze Bezalel Smothrich, al quale niente importa di più che continuare a erogare fondi per la colonizzazione e vari progetti fascisti mentre con vari pretesti continua a non erogare i fondi – pur già stanziati – agli insediamenti arabo-israeliani.

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Nuova Nakba. Dal 1948 molti politici dicono che non è stato finito il lavoroE adesso gli ostaggi?

Dipendente come sono ormai dai notiziari televisivi, vedo due o tre casi al giorno di storie terribili sugli ostaggi. Bambini di due o tre anni, donne giovani, anziane, ragazzi, vecchi, israeliani, thailandesi lavoratori agricoli o impegnati nell’assistenza domiciliare. La liberazione di oltre 230 di loro era una delle promesse dell’attuale azione militare. Ma ogni giorno diventa più chiaro che probabilmente pochi torneranno e molti moriranno.

La rabbia contro il governo è diffusa. La furia popolare ha cacciato i pochi ministri che hanno osato affacciarsi, ad esempio, negli ospedali e nei centri di assistenza.

Ma l’ira è cresciuta enormemente quando la famiglia «reale» ha esagerato.

Dopo un vacuo discorso televisivo da parte di Netanyahu con la presenza simbolica e stupida del ministro della difesa Yoav Galant e del generale Benny Gantz, grande promessa dell’opposizione moderata, il premier è riuscito a rispondere solo con balbettii ad alcune domande. A quanto pare, è stato sotto l’influenza della moglie o dei consiglieri che il premier, dopo la mezzanotte, aveva inviato un messaggio pubblico che gettava sull’esercito e sui servizi segreti tutta la colpa del sanguinoso attacco del 7 ottobre… Netanyahu non sapeva nulla; il grande capo, il re è innocente e tutti gli altri sono colpevoli. Era l’una di notte, le forze israeliane stavano già rischiando la vita dei soldati, e Netanyahu cercava di continuare a salvare non certo il paese, ma il suo futuro già oscuro. L’incredibile furia scatenata dal suo tweet lo ha indotto a cancellarlo dieci ore dopo. Si è scusato, ma ecco un ulteriore atto di quella che molti vedono già come una specie di famiglia Ceausescu.

I tanti morti israeliani hanno anticipato un numero molto maggiore di vittime palestinesi in questi giorni. Le immagini terribili di bambini e adulti israeliani uccisi sembrano già anticipare le morti violente di tanti palestinesi. Non si tratta solo di una conta dei morti, ma anche di una considerazione necessaria: l’orrore e la vendetta stanno rendendo ancora più remota la possibilità di un futuro accordo di pace.

Sorgente: ilmanifesto.it

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