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Sono stati organizzati 175 pullman e 7 treni, ma la scommessa di Schlein non è la partecipazione. Sul palco ci saranno molte voci, ma fra i dem solo la segretaria e il presidente Bonaccini

Daniela Preziosi

Alle parole «servizio d’ordine» ai più anziani vengono in mente tante cose. Una prima di tutte: l’entrata di Botteghe Oscure, il grande ingresso con la stella e la bandiera della Comune di Parigi di Giò Pomodoro, il bancone in cui c’erano i «compagni della vigilanza». Gente dalla riservatezza mitica, che prendeva sul serio – spesso a ragione – la protezione dei «compagni dirigenti».

Emanuele Macaluso però lo chiamava «il bancone delle chiacchiere», per prenderli in giro: ma con benevolenza. Erano compagni che durante il terrorismo, quando si rischiava sul serio, provarono a convincere qualche dirigente a prendere il porto d’armi. Con molti ci riuscirono, si racconta che anche Paolo Bufalini cedette, comprò una Smith&Wesson, ma poi confessò: «Non la prendo neanche in mano perché come minimo mi sparo su un piede».

La sicurezza comunista era un affare di maschi, racconta Livia Turco, segretaria della Fgci di Torino negli anni delle Brigate rosse: «Il servizio d’ordine era un punto topico del Pci, la garanzia che la partecipazione delle persone fosse tutelata. Era composto da compagni delle sezioni, quasi tutti uomini, formati, disciplinati, dovevano essere disponibili a qualunque ora, in qualunque giorno. A Torino erano coordinati dal mitico Palmiro Gonzato, partigiano, uomo dolcissimo ma severissimo».

Gonzato ha compiuto 90 anni quest’anno, «lo portiamo tutti e tutte nel cuore. In quegli anni noi della Fgci eravamo in prima linea “contro ogni forma di violenza”, ma con discreti ma ferrei servizi d’ordine. Ci organizzavano, comprese le ragazze. Ma c’era sempre l’occhio vigile del compagno Gonzato».

Ecco, alla manifestazione del Pd, sabato a piazza del Popolo di Roma, non c’è nulla che assomigli a queste storie. Ci saranno però 150 fra ragazzi e ragazze, sotto qualche occhio vigile – ecco, questo sì – di lungo corso; ma solo perché, viene spiegato riservatamente, «tutto si svolga nel migliore dei modi, perché siano chiare le entrate dai varchi delle transenne, e le uscite di sicurezza, se mai dovessero servire».

Ritorno sul luogo del delitto

Sul palco della manifestazione “Per un futuro più giusto, l’alternativa c’è” – ma se c’è, per ora non si vede – si alterneranno gli interventi: una decina, e alla fine Stefano Bonaccini, presidente del Pd e della regione Emilia-Romagna, e naturalmente Elly Schlein.

Nessun altro dirigente. Dopo il saluto del sindaco Roberto Gualtieri, parleranno la neosindaca di Foggia Maria Aida Episcopo, lo scrittore Maurizio De Giovanni, il medico specializzando Lorenzo Cuccoli, la sindacalista delle operaie di La Perla, Stefania Pisani, l’attivista Mamadou Kouassi, che ha ispirato il film di Matteo Garrone Io capitano. Si parlerà di lavoro, sanità, autonomia differenziata, salute mentale, clima (con le voci degli alluvionati), di scuola e università (con gli studenti).

È la prima vera scommessa di piazza della segretaria ma anche del «nuovo Pd», dopo «cinque anni», spiega Schlein. Alla vigilia, nessuno è più preoccupato della partecipazione: si annunciano 175 pullman e 7 treni speciali. Per alcuni è un ritorno sul luogo del delitto: un anno fa, il 23 settembre 2022, l’allora segretario Enrico Letta qui aveva convocato la chiusura della campagna delle politiche. E aveva voluto al suo fianco Schlein, allora stella nascente del firmamento dem. La scommessa dunque non è il colpo d’occhio: ma che il morale sia risalito dal giorno in cui la sconfitta, che poi fu cocente, era già nell’aria.

Solo due bandiere

La manifestazione è stata convocata due mesi fa. Schlein voleva un bagno di popolo oltre quello delle feste dell’Unità. In più voleva rassicurare chi, nel Pd, la accusava di andare «alle manifestazioni degli altri» (quella dell’M5s, principalmente: sabato ci sarà Giuseppe Conte, giusto per ricambiare della sua presenza al corteo per il reddito di cittadinanza; non ci sarà Maurizio Landini, anche se Schlein non si è persa un corteo Cgil). Il 7 ottobre però c’è stata la feroce aggressione di Hamas contro Israele. Nelle città si è alzato il livello di allarme-sicurezza.

Ma il Nazareno ha mantenuto l’appuntamento. Schlein ha condannato, ovviamente, i terroristi e si è schierata per il diritto di Israele a difendersi. Ma oggi al governo di Netanyahu chiede di risparmiare i civili e «una pausa umanitaria». Il gruppo dirigente Pd per una volta la sostiene senza distinguo. In piazza non ci si aspetta «provocazioni» particolari. Ma per evitare fraintesi, le bandiere ammesse sono solo quelle del Pd e quelle della pace. «Né della Palestina né di Israele», l’indicazione ci è stata confermata da fonti diverse.

Anche per questo il Pd avrà una specie di servizio d’ordine. Ma nulla di marziale: volontari e volontarie, per lo più da Roma ma anche da Milano e Bologna. «Solo volontari», spiega Riccardo Vagnarelli, responsabile organizzazione della capitale, «il più giovane ha 19 anni, il più anziano 40. Saranno loro anche a tenere i gazebo delle firme per il salario minimo e dove sarà possibile tesserarsi».

«Abbiamo fatto decine di assemblee nei quartieri», racconta Enzo Foschi, segretario dem di Roma, «tanti ragazzi e ragazze hanno dato disponibilità a dare una mano a gestire la piazza.

Non è certo il vecchio “mitico” servizio d’ordine di tanti anni fa, ma la generosità verso tutta la nostra comunità è la stessa. Ed è un bel segnale per un partito che si sta riorganizzando».

Sorgente: Elly Schlein e il Pd in piazza: chi ci sarà alla manifestazione