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Fa quasi ridere, in un Paese governato da chi non riconosce neppure la Costituzione e il Codice penale, ricordare a un giudice una questione di opportunità. Ma al posto della giudice Iolanda Apostolico, quando il marito attivista politico il 25 agosto 2018 scese in piazza a Catania contro Salvini che negava lo sbarco alla nave Diciotti carica di migranti, noi saremmo rimasti a casa. Nessuna norma penale o deontologica le vietava di manifestare con tanti cittadini comuni, ma lei era ed è un giudice e la sua presenza accanto a chi insultava il ministro dell’Interno poteva far dubitare non della sua imparzialità e indipendenza (che sono fatti interiori), ma della sua immagine di giudice imparziale e indipendente. E portare fascine di legna al rogo sempre acceso per le streghe moderne: i magistrati imparziali e indipendenti.

Ciò premesso, la sua partecipazione (peraltro silenziosa) a un vecchio corteo non inficia minimamente la sua ordinanza che nega il trattenimento di tre migranti mandando in bestia il governo. Governo in cui siede, al ministero della Giustizia, un ex magistrato che, quando indossava la toga, andava a cena con Cesare Previti, imputato (e poi condannato) per corruzione di giudici in cambio di sentenze comprate: bell’esempio d’imparzialità e indipendenza. Ciò premesso, l’ordinanza Apostolico non riguarda Salvini; si fonda sul diritto costituzionale europeo e italiano; è stata imitata dal Tribunale di Firenze, dove non risultano manifestanti anti-Salvini; se il governo la impugnerà, deciderà la Cassazione.

Ma ora un fatto gravissimo dovrebbe allarmare tutti e mettere il resto in secondo piano: l’angolatura di ripresa del video della giudice in piazza coincide – dalle immagini rintracciate dal Fatto – con quella di un uomo armato di videocamera in mezzo alle forze di polizia (un agente in borghese?). Il fatto che sia saltato fuori a tempo di record in mano al vicepremier e ministro Salvini, si spiega in soli due modi: o un poliziotto, con occhio di lince e memoria di ferro, si è ricordato di quel filmato di cinque anni fa e ha avvisato Salvini; oppure in qualche ufficio di polizia o di servizi si schedano i partecipanti illustri alle manifestazioni e, quando il politico di turno domanda “abbiamo niente contro la Apostolico?”, c’è chi sa dove pescare in tempo reale.

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Non sarebbe la prima volta: l’archivio segreto e illecito di Pio Pompa, analista del Sismi del gen. Pollari, trovato nel 2006 in un ufficio riservato di via Nazionale 230, raccoglieva schedature di magistrati, giornalisti e politici sgraditi a B. e alla sua banda. Pompa è morto ma, se Salvini non rivelerà subito chi gli ha passato quel video, saremo autorizzati a pensare che abbia già un degno successore. E ad avere paura.

Sorgente: Opportunità e schedature – Il Fatto Quotidiano