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L’esercito israeliano alle porte di Gaza city. Peggiorano ancora le condizioni dei civili palestinesi. Ospedali sotto attacco. Ordine di evacuazione ad Al Quds, l’oncologico turco già bombardato. «Medici, civili, ostaggi: a Gaza tutto è un obiettivo». Netanyahu riparla al paese: «Nessun cessate il fuoco». E dopo 8.300 morti la Corte penale internazionale dell’Aja, dopo lunghissime riflessioni, indaga anche su Tel Aviv

Senza tregua e senza pietà

Nessuna tregua, nessuna cessazione, anche solo temporanea, di attacchi e bombardamenti su Gaza a scopo umanitario. Benyamin Netanyahu all’incontro con la stampa estera a Tel Aviv, parla di nuovo di «guerra di civiltà», paragonando l’attacco di Hamas il 7 ottobre al blitz giapponese contro gli Usa a Pearl Harbour nel 1941, arrivando a sostenere  che Israele combatte questa guerra «per il mondo intero contro la barbarie». Barbarie contro barbarie, a quanto sembra. Il premier –risposta agli appelli di mezzo mondo- ha ribadito che il suo paese «non accetterà la cessazione delle ostilità dopo i terribili attacchi compiuti da Hamas». Le richieste di cessate il fuoco, ha affermato, «sono un invito rivolto a Israele ad arrendersi a Hamas, ad arrendersi al terrorismo, ad arrendersi alla barbarie. Questo non accadrà».

Michele Giorgio da Gerusalemme

«Questo messaggio perentorio non è stato rivolto solo a chi denuncia le migliaia di civili di Gaza uccisi dai raid aerei nelle ultime tre settimane e le condizioni di vita orribili di oltre due milioni di palestinesi», sottolinea Michele Giorgio sul Manifesto. «È indirizzato anche alle famiglie degli ostaggi israeliani e stranieri che invocano l’avvio di una trattativa vera con Hamas per riavere a casa i loro cari, tra cui alcuni minori, prigionieri a Gaza dal 7 ottobre». Netanyahu sostiene che solo le operazioni militari in corso metteranno la leadership del movimento islamico sotto pressione fino a spingerla a rilasciare gli ostaggi. Poco prima che il premier si lanciasse certe affermazioni, Esercito e servizi di intelligence avevano annunciato la liberazione, grazie a una «operazione speciale», di Ori Megidish, una militare israeliana che, secondo il comunicato ufficiale, era stata sequestrata il 7 ottobre.

Azione militare continua ma confusa

Come stiano andando i combattimenti e l’avanzata israeliana nel nord di Gaza non è del tutto chiaro. Foto e video diffusi da Israele mostrano soldati che per la prima volta dal ritiro del 2005 alzano la bandiera israeliana su una casa palestinese abbandonata del nord della Striscia. In un filmato, i carri armati percorrono la strada lungo la costa di Gaza oltre ad operare sul confine orientale. L’aviazione avrebbe colpito presunti «600 obiettivi di Hamas», e nei bombardamenti aerei di domenica notte avrebbe ucciso quattro comandanti militari, oltre a decine di uomini delle Brigate Qassam, l’ala militare del movimento islamico. Da parte sua Hamas conferma di essere impegnato in violenti combattimenti con i reparti militari israeliani e di aver colpito due mezzi corazzati israeliani con un razzo anticarro.

Sole certezza, le vittime civili

«L’unica cosa certa sono le sofferenze ed i lutti che patiscono i civili palestinesi», sottolinea Michele Giorgio. Contabilità da brivido: 8.306 palestinesi sono stati uccisi, tra cui 3.457 bambini, da quando Israele ha lanciato attacchi aerei il 7 ottobre, dice il ministero della Sanità a Gaza. Israele contesta i numeri, ma la dimensione complessiva del massacro resta. Dettagli per capire: ieri almeno 23 persone sono state uccise in un bombardamento aereo contro due edifici residenziali nel nord, mentre nelle aree centrali l’aviazione israeliana ha colpito un palazzo ad Al Zawaida, uccidendo, secondo fonti locali, decine di persone. Massacri, riferiva ieri il giornalista Younes Tirawi, sono avvenuti nei campi profughi di Nuseirat e Al Shate. Colpita, inoltre, la torre di Tal al Hawa, a sud-ovest di Gaza city.

Pochi aiuti umanitari fra tante bombe

Continua l’afflusso, limitato, dall’Egitto, attraverso il valico di Rafah, di rifornimenti umanitari alla popolazione civile palestinese ammassata in meno di 200 chilometri quadrati del territorio meridionale della Striscia. La Mezzaluna rossa palestinese ieri sera ha ricevuto 26 camion contenenti scorte di cibo, acqua e attrezzature mediche attraverso il valico di Rafah. Negli ultimi giorni sono stati fatti entrare a Gaza 144 camion con aiuti umanitari ma non il carburante – per ordine tassativo di Israele, di cui hanno bisogno gli ospedali per far funzionare i generatori autonomi e le organizzazioni umanitarie per distribuire i generi di prima necessità alla popolazione.

Onu contabilizza, gli Usa armano

L’Unrwa, l’Agenzia dell’Onu per l’assistenza ai rifugiati palestinesi, calcola in quasi 700mila gli sfollati giunti nel sud dal nord di Gaza. Molti dei quali vengono ospitati in 149 strutture dell’Onu in condizioni sempre più disperate. Di loro sembra ora ricordarsi, dopo tre settimane di bombardamenti aerei, l’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Josep Borrell, che ieri da un lato ha invocato il rispetto dei civili palestinesi e dall’altro ha parlato solo di «pause umanitarie» nell’offensiva militare israeliana.

Anche Joe Biden vuole più aiuti umanitari per i palestinesi e allo stesso tempo fornisce a Israele le bombe da sganciare su Gaza, denuncia il Manifesto. Il Pentagono ha confermato ieri le spedizioni quotidiane di armi a Tel Aviv. «Non poniamo alcun limite al modo in cui Israele utilizza le armi. Spetta alle forze armate israeliane usarle come credono durante le loro operazioni», ha detto la portavoce Sabrina Singh. 

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Sorgente: Netanyahu: «niente tregua a Gaza», e la chiama «guerra di civiltà» –


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