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La “cintura del colpo di stato” è la fascia dei golpe militari hanno fatto cadere i governi da est a ovest del continente. Ultimo il Niger

Si prenda una mappa dell’Africa e si colorino di rosso tutti i paesi in cui negli ultimi anni sono stati rovesciati i governi. La lista comprende Guinea, Sudan, Ciad, Mali, Burkina Faso e Niger: dalla costa atlantica all’Oceano Indiano.

Una fascia che sbarra l’Africa e che la taglia in due per una lunghezza di 6mila km. Come ricorda France.info questa fascia è chiamata la “cintura del colpo di stato”.

Un’area d’instabilità, con poteri bisognosi di legittimazione interna ed esterna. Poteri generalmente tentati di chiedere alla Russia il sostegno internazionale che i paesi occidentali faticano a concedere.

Paesi, quelli africani, ricchi di materie prime, attraversati da corridoi di contrabbando e migrazione verso l’Europa, e molto spesso anche tormentati da insurrezioni locali.

In questa diagonale di instabilità, il Niger è l’ultimo domino a cadere e si capisce il perché: pur essendo senza sbocco sul mare e uno tra i più poveri al mondo, è strategicamente rilevante. Non solo per la sua ex colonia, la Francia, ma anche per gli Stati Uniti e l’Italia che hanno lì diverse basi militari.

Resta un mistero, quindi, come queste potenze non siano riuscite a fiutare il colpo di mano di una casta golpista, pasciuta da una dozzina di anni di security assistance occidentale.

Ma al di là degli sviluppi del putsch di Niamey (intervento armato o sfibrante mediazione?) ci sono già dei punti fermi sui quali è meglio porre attenzione. Vediamone alcuni.

Innanzitutto: un sentimento anti francese figlio di decenni di sfruttamento e di collusione dell’Eliseo con le corrotte e avide élite africane. La crescente insicurezza, la stagnazione economica e la povertà endemica nelle sue ex colonie sono vissute come il prodotto di un neocolonialismo francese mascherato.

La stessa promozione della democrazia è vista come uno sforzo per mantenere le società africane dipendenti da Parigi e dei suoi nudi interessi. Ci sarà una ragione se dal 1990 21 dei 27 colpi di stato nell’Africa subsahariana sono avvenuti in stati francofoni.

L’altro aspetto che emerge è l’aumento dei “colpi di stato popolari” ovvero di putsch che sembrano avere un sostegno di massa da parte delle popolazioni colpite. Le dimensioni del fenomeno sono tutte da scoprire.

Tuttavia appare evidente come si ignorino (volutamente?) anche da parte dell’Unione africana i fattori che indirettamente hanno contribuito a far sì che questi golpe godessero di un crescente consenso.

Un terzo elemento riguarda la Nigeria. Molti nigeriani del nord dipendono dal commercio transfrontaliero con il Niger per guadagnarsi da vivere o hanno parenti in quel paese. Le economie delle città su entrambi i lati del confine si basano sul movimento di persone e merci.

Ciò significa che le sanzioni economiche imposte al Niger, compresa la chiusura delle frontiere, hanno colpito duramente la popolazione. La rabbia potrebbe diffondersi in tutto il nord, in un momento di crescente frustrazione per l’aumento vertiginoso del costo della vita.

In questo contesto, la minaccia dell’uso della forza militare è molto impopolare e il nord della Nigeria potrebbe giocare un ruolo cruciale nel determinare le prossime mosse. Anche all’interno dello stesso colosso africano.

Sorgente: Crisi Niger, alcuni punti fermi – Nigrizia


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