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Erano 12 i paesi che nel 1949 avevano aderito a un’alleanza transatlantica il cui scopo era contenere un’Unione Sovietica, in quel dopoguerra non più alleata ma avversaria, ci ricorda Ugo Tramballi attraverso ISPI. Ora, con l’ingresso della Finlandia, sono 31. Presto si aggiungerà la Svezia (Turchia contrattando). Altri paesi come la Moldavia e la Georgia, chiedono riparo, sotto l’ombrello protettivo

Grande Nato grazie a Putin

Un evidente successo. È difficile trovare nella storia un’alleanza militare così ampia, coesa e, a 74 anni dalla sua costituzione, ancora così attraente per molti. È tuttavia difficile negare che non sarebbe stato possibile senza l’essenziale contributo del presidente russo. Aveva invaso l’Ucraina per tenere l’Alleanza Atlantica lontano dalle frontiere russe: ora, grazie alla Finlandia, confina con la Nato per altri 1.200 chilometri.

Neutralità offesa

Finlandia e Svezia erano due esempi storici di neutralità: a spingerli ad una scelta diversa e così impegnativa, è stata l’aggressione russa all’Ucraina, un paese fuori dalla Nato; e prima ancora gli interventi militari in Georgia e Moldavia, anche questi paesi senza la protezione occidentale garantita dall’articolo 5: chi aggredisce un paese dell’alleanza, attacca tutti i suoi membri.

La Nato degli inciampi

Vladimir Putin è stato il re taumaturgo delle debolezze e dei limiti che, per età e sovraesposizione, l’Alleanza stava palesemente mostrando. Sconfitto senza sparare un colpo il nemico sovietico per il quale era stata costituita, alla Nato non era stato facile trovare una nuova ragion d’essere. Ha dovuto cercarla fuori dai suoi confini naturali: in Kosovo, Afghanistan, Libia, in missioni dagli scarsi risultati.

Trump e la Nato ‘obsoleta’

È stato Putin a riportare l’Europa, lo scacchiere naturale dell’Alleanza, al centro dei pericoli della sicurezza internazionale. Prima di questo colossale errore tattico e strategico russo, Donald Trump chiamava la Nato “obsoleta”: perché 25 anni dopo la fine dell’Urss, gli Stati Uniti dovevano continuare a spendere 10 miliardi l’anno per il loro dispiegamento militare in Europa?

Cerebralmente morta

Per Emmanuel Macron l’Alleanza Atlantica era “cerebralmente morta”. La Francia era sempre stata un membro riottoso della Nato, il suo obiettivo era la nascita di una forma europea autonoma di difesa. Naturalmente guidata da Parigi.

Dubbi e incertezze reali

Tuttavia, Macron non aveva torto a denunciare la debolezza di una alleanza nella quale la Turchia addestrava i suoi piloti sui nuovi F35 americani e contemporaneamente comprava dalla Russia un sistema missilistico anti-aereo per abbattere quei velivoli. Prima degli altri leader europei, Macron aveva anche capito che Donald Trump avrebbe potuto non essere un raro caso di neo-isolazionismo.

Russia-Usa e i nemici utili

È in apparenza inverosimile che il nemico numero uno – la Russia di Putin – sia il principale fautore della rinascita della Nato; e l’alleato fondamentale – gli Stati Uniti – sia la maggior potenziale minaccia al suo successo e al suo futuro.

Presidenziali Usa, meno Europa

Donald Trump potrebbe essere rieletto nel 2024. E se i suoi numerosi problemi giudiziari gli impedissero di ricandidarsi, un altro repubblicano simile a lui potrebbe andare alla Casa Bianca: più pericoloso perché politicamente e ideologicamente meglio preparato di Trump. Anche se vincesse un democratico, non sarebbe improbabile che un cambio generazionale spinga gli Stati Uniti a una revisione delle sue priorità in Europa; che Joe Biden sia l’ultimo vero leader transatlantico americano.

Dipendenza militare dagli Usa

La guerra in Ucraina e l’impegno ad armare l’esercito di Kyiv, ha spinto perfino la Germania a investire nella Difesa. Ma molti paesi europei continuano a non rispettare l’impegno preso di aumentare almeno al 2% del Pil i bilanci militari nazionali. Il precipitoso ritiro dall’Afghanistan ha dimostrato che per evacuare soldati e civili, gli europei hanno avuto bisogno degli aerei e della logistica americani. L’attacco alla Libia di Gheddafi era stato organizzato da inglesi e francesi: ma senza le bombe e le basi americane nel Mediterraneo non sarebbe avvenuto.

Caos dei ‘sistemi d’arma’

Cinque anni fa le forze armate dei paesi europei avevano 154 diversi sistemi d’arma, gli Stati Uniti solo 27. Un inutile dispendio di risorse. Con la guerra in Ucraina le cose non sono molto cambiate. Per decenni Washington si era opposta alla nascita di un’autonomia militare dell’Unione Europea. Nel 2021 Joe Biden era stato il primo presidente ad ammettere l’utilità di una capacità difensiva più concreta, “complementare alla Nato”. Ma la sua realizzazione è ancora molto lontana. “Parlare non costa, costruire quelle capacità si”, aveva commentato un ex ambasciatore americano alla Nato.

Europa produttrice di conflitti

L’Europa è stata per millenni la principale produttrice di conflitti: dopo 80 anni di pace e l’ombrello difensivo americano, nonostante il valido aiuto di Vladimir Putin è ancora complicato convincere gli elettori europei a spendere risorse per la sicurezza continentale.

Da Vancouver alla Turchia

Non esiste al mondo un’alleanza vasta come quella Atlantica: incomincia a Vancouver, a Ovest, e finisce alle frontiere asiatiche della Turchia, a Est; il suo raggio d’azione inizia al Polo Nord e prosegue fino a Sigonella, a Sud, davanti alle coste africane. “E’ un’alleanza inadatta per l’Europa del XXI secolo”, era stato scritto in un articolo pubblicato dalla rivista Foreign Affairs un mese prima dell’invasione Ucraina.

“È un mostro gonfio e approssimativo di 30 paesi”, ora 31. Cosa ne sarà della Nato quando avrà sconfitto la Russia di Putin?

Sorgente: Salvate il soldato NATO –

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