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Le indagini della procura si sono soffermate sull’agente 24enne ritenuto il più crudele. Per il gip Alessandro Migliore “tortura con sadico godimento” anche perché “manifesta chiara soddisfazione nel rievocare le violenze commesse”. Una persona dalla “spiccata propensione criminosa”.

A cura di Biagio Chiariello

“Appena amò mi guarda, mi ero messo il guanto, ho caricato una stecca amò: bam! Lui chiude gli occhi, di sasso, per terra è andato a finire, è rimasto là. È svenuto. Si è irrigidito tutto ed è caduto, sai, hai presente i ko”. Il poliziotto Alessandro Migliore si vantava così con la fidanzata delle violenze esercitate nei confronti del malcapitato di turno in questura a Verona. Lui è uno dei quattro agenti indagati per torture e pestaggi.
Chi è Alessandro Migliore

Coi suoi 25 anni non ancora compiuti, è anche il più giovane dei quattro sospettati. Originario di Torre del Greco (Napoli), per un periodo a Roma, oggi risulta risiedere in uno degli appartamenti che il ministero mette a disposizione degli agenti.

Non era un capopattuglia ma era riuscito negli anni ad acquisire una stima e una posizione che andava oltre i gradi. Tatuaggio maori sul pettorale destro, gli orecchini d’oro, amante della discoteca, muscoli in bella vista sui profili social, per i giudici era uno dei leader del sistema di violenze andato in scena, secondo le accuse, tra il luglio del 2022 e il marzo del 2023 nella Questura di Verona.
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L’amicizia di Alessandro Migliore con le bande albanesi

Proprio la bella vita lo avrebbero però tradito. In particolare le serate al locale notturno Piper, sulle colline veronesi: gli inquirenti stanno ricostruendo i contatti degli agenti con alcune bande albanesi (sospettati di tentato omicidio e detenzione di armi) che avrebbero goduto di una sorta di protezione, su cui la Procura ora si sta soffermando.

I loro telefoni erano sotto controllo nell’ambito di un’altra indagine e così sono venute fuori le omissioni che Migliore ha compiuto per aiutare il gruppo. A quel punto il suo telefono è stato messo sotto controllo. Le intercettazioni emerse hanno portato agli arresti di qualche giorno fa.
Le intercettazioni: “Gli abbiamo tirato due, tre schiaffi a testa”

Agli indagati, oltre al reato di tortura, sono stati contestati anche reati di lesioni, falso, omissioni di atti d’ufficio, peculato e abuso d’ufficio. Migliore viene descritto dal gip come un giovane che “tortura con sadico godimento” anche perché “manifesta chiara soddisfazione nel rievocare le violenze commesse”. Una persona dalla “spiccata propensione criminosa”.

“Ha iniziato a sbroccare… Vabbè, gli abbiamo tirato due tre schiaffi a testa – dice Migliore in una telefonata alla fidanzata – ma così, giusto per… Allora si è buttato a terra, gli stavo per dare un calcio, però… L’ho messo in piedi… Ho fatto sinistro destro, pam pam… Il collega fa “no, grande Ale”… Si è spento, l’ho portato dentro la cella, ho preso lo spray e gliel’ho spruzzato tutto sulla faccia”.

“Com’è che Roberto non l’ha ammazzato”, chiede un’agente intercettata ai colleghi. “Sì che l’ammazza”, la risposta. “Lo buttiamo là alla casa abbandonata, prende una scarpata nei cogl..ni”. “Stai zitto, altrimenti entro dentro e vedi cosa ti faccio”, una delle altre minacce nei confronti delle vittime.
Droga e soldi tenuti per sé

Dai documenti emerge che alcuni poliziotti tenevano per sé piccole somme di denaro trovate nelle tasche delle persone fermate.

Ma anche droga. E sempre Migliore racconta alla fidanzata di aver portato in questura un marocchino (“Gli ho tirato una secca, un pugno”) e perquisendolo “è saltato fuori un pezzettino di fumo”, un grammo di hashish. “Indovina chi ce l’ha? Sììì!”. La ragazza gli chiede: “Dai fammi provare” e per il gip è la conferma che l’agente si è tenuto la droga per uso personale.
Non solo Migliore: a picchiare erano tutti

Ma a picchiare erano tutti, secondo il giudice, prendendosi gioco delle loro vittime. Le pestavano tutti insieme, trascinandole nelle stanze della Questura, picchiandole e umiliandole fino a negargli il bagno costringendole a rotolarsi nell’urina sul pavimento.

Per i magistrati, l’uso dello spray urticante anche su soggetti ridotti all’impotenza è “indicativo della volontà d’infliggere ulteriore, gratuita sofferenza a un soggetto già percosso con violenza”; così come gli insulti “con parole di discriminazione razziale” nei confronti degli stranieri sono il sintomo di un “pessimo comportamento, inutilmente aggressivo e violento”.

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