0 7 minuti 10 mesi

I tre intellettuali ai due leader: superate veti e correnti. Il momento chiede l’unione di chi vuole un pianeta più equilibrato, umano e solidale

di Maurizio de Giovanni, Domenico De Masi e Aldo Schiavone

Pubblichiamo una lettera aperta alla segretaria del Pd Elly Schlein e al presidente del M5S, Giuseppe Conte: primi firmatari lo scrittore Maurizio de Giovanni, il sociologo Domenico De Masi e lo storico Aldo Schiavone.

Gentile segretaria del Pd, onorevole Elly Schlein, gentile capo politico del Movimento 5 Stelle, onorevole Giuseppe Conte, crediamo sia arrivata l’ora di aprire una nuova pagina nella storia della Sinistra italiana. Una pagina che sia anche di impegno congiunto guidato dal realismo e dal buon senso. E crediamo sia innanzitutto vostro il compito di rendere possibile l’inizio di questa nuova stagione. Siamo anche convinti che non ci sia un momento da perdere, per il bene del Paese, della sua democrazia e della comune casa europea.

Gli autori di questa lettera hanno esperienze intellettuali assai diverse alle spalle, e hanno interpretato in modo differente l’appartenenza al campo della sinistra. Su molte questioni hanno opinioni non del tutto convergenti, ma sono persuasi che l’eccezionalità del momento richieda soluzioni mai messe alla prova, e lo sforzo di tutti coloro che si riconoscono nel desiderio di un pianeta più equilibrato, pulito e integrato, e di un umano più solidale, fluido e con identità che non siano barriere, ma ricchezza e pluralità. A queste donne e a questi uomini bisogna offrire una politica degna di questo nome — e la sinistra può farlo solo se apre un laboratorio condiviso di idee e di strategie.

L’Italia è un Paese che ha smarrito il futuro, ma che è ancora capace di costruirlo, nella miriade di sottosistemi e di formazioni in cui si articola il suo tessuto civile. Nasce da questo contrasto l’intreccio di declino e di slancio con cui ogni giorno facciamo i conti, che a volte esalta, ma troppo spesso fa scendere il buio intorno a noi. C’è da ricostruire un orizzonte per il Paese e da ritrovare il senso della sua unità, quando vi è invece chi vorrebbe spezzarci nel nome di una concezione miope e sbagliata dell’autonomia delle nostre regioni. C’è da farlo in particolare per le giovani generazioni per le quali la felicità non può ridursi al successo individuale. È una sfida che solo la sinistra nella sua interezza può raccogliere. Perché è solo usando la sua lingua che riusciamo a mettere a fuoco le questioni cruciali da fronteggiare che richiedono, per essere risolte, più eguaglianza, più diritti, più democrazia, più legami, anche se diversi dalle appartenenze nazionali e di classe di un tempo.

Dobbiamo mettere a punto un nuovo modello di società. Una proposta nella quale la critica all’attuale struttura tecnocapitalistica del mondo — e alla sua distribuzione distorta di saperi, lavori, poteri, ricchezze, opportunità e tutele — si accompagni alla considerazione delle occasioni aperte dalla rivoluzione tecnologica appena cominciata.

È un obiettivo non facile ma alla portata della progettualità politica dell’Europa, che resta una maestra di civiltà. In questo senso sarebbe auspicabile che la scadenza delle prossime elezioni europee coincidesse con un rilancio del processo di unificazione del Continente. E sarebbe bello se fosse proprio la sinistra italiana a farsi portatrice di questa esigenza iniziando da gruppi di lavoro congiunti per elaborare i contenuti della svolta.

L’Italia è un Paese che ha smarrito il futuro, ma che è ancora capace di costruirlo, nella miriade di sottosistemi e di formazioni in cui si articola il suo tessuto civile. Nasce da questo contrasto l’intreccio di declino e di slancio con cui ogni giorno facciamo i conti, che a volte esalta, ma troppo spesso fa scendere il buio intorno a noi. C’è da ricostruire un orizzonte per il Paese e da ritrovare il senso della sua unità, quando vi è invece chi vorrebbe spezzarci nel nome di una concezione miope e sbagliata dell’autonomia delle nostre regioni. C’è da farlo in particolare per le giovani generazioni per le quali la felicità non può ridursi al successo individuale. È una sfida che solo la sinistra nella sua interezza può raccogliere. Perché è solo usando la sua lingua che riusciamo a mettere a fuoco le questioni cruciali da fronteggiare che richiedono, per essere risolte, più eguaglianza, più diritti, più democrazia, più legami, anche se diversi dalle appartenenze nazionali e di classe di un tempo.

Dobbiamo mettere a punto un nuovo modello di società. Una proposta nella quale la critica all’attuale struttura tecnocapitalistica del mondo — e alla sua distribuzione distorta di saperi, lavori, poteri, ricchezze, opportunità e tutele — si accompagni alla considerazione delle occasioni aperte dalla rivoluzione tecnologica appena cominciata.

È un obiettivo non facile ma alla portata della progettualità politica dell’Europa, che resta una maestra di civiltà. In questo senso sarebbe auspicabile che la scadenza delle prossime elezioni europee coincidesse con un rilancio del processo di unificazione del Continente. E sarebbe bello se fosse proprio la sinistra italiana a farsi portatrice di questa esigenza iniziando da gruppi di lavoro congiunti per elaborare i contenuti della svolta.

Sappiamo bene quanto sia impervia la strada che indichiamo. Ma sappiamo non meno bene che gli attuali leader dei due partiti maggiori sono in grado oggi di compiere scelte audaci e innovative, che guardano avanti, senza egoismi di schieramento e interessi di partito.

Cari amici, abbiate coraggio e fiducia, prima che il gioco di veti e correnti vi tarpi le ali! Non si tratta di cancellare quanto oggi esiste; e d’altra parte la composizione plurale della sinistra è una tradizione italiana che presenta i suoi vantaggi. Si tratta di avviare un cammino coordinato. L’alternativa, alla lunga, non è che la comune rovina dei contendenti. La destra non aspetta altro. Ma noi, e quanti con noi vorranno firmare questa lettera, non abbiamo smesso di avere speranza.

Per sottoscrivere: web change.org/A sinistra insieme

Sorgente: Appello a Conte e Schlein: M5S e Pd trovate il coraggio di fare un passo condiviso- Corriere.it