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Nove anni di guerra, nove anni di bugie

di Marco Pondrelli

Come i lettori di Marx21 sanno bene il 24 febbraio non ha segnato l’inizio della guerra, che è scoppiata 9 anni fa. Il 24 febbraio del 2022 ha segnato semmai la fine di quel minimo di libertà d’opinione che c’era in Italia, non solo la stragrande maggioranza dei mezzi d’informazione e della politica ma, triste dirlo, anche del mondo accademico si sono convertiti all’unisono alle ragioni della propaganda.

L’operazione militare speciale era ben lontana dall’essere avviata quando l’allora Presidente ucraino Petro Porošenko in un suo discorso disse ‘noi avremo il lavoro e loro no! Noi avremo le pensioni e loro no! Noi avremo i sussidi per i pensionati e loro no! I nostri figli andranno negli asili, nelle scuole, mentre i loro vivranno nelle cantine‘, purtroppo dopo queste parole grondanti odio il tg1 non fece servizi strappa lacrime e la politica non insorse. Se a soffrire sono bambini russi o palestinesi la civiltà occidentale non se ne occupa e chi denuncia questi crimini o è un servo di Putin o un antisemita.

Nell’ultimo anno si è presentata la Russia come una nazione che sta per conquistare tutta Europa (dopo Kiev sarà il turno di Roma poi di Lisbona), mentre allo stesso tempo si dipingeva il suo esercito come impreparato, inefficiente e prossimo al collasso. La semplificazione della propaganda atlantista vuole presentare questa come una guerra fra un’autocrazia e una democrazia, ben sapendo che in Ucraina sono stati messi fuori legge i partiti d’opposizione, che l’informazione è controllata dal governo. L’unica arma che rimane per convincerci di questa falsità è ricorrere all’insegnamento di Goebbels, ovverosia ripetere in continuazione una bugia perché la gente ci creda. La realtà purtroppo è diversa la maggioranza degli italiani continua a essere contraria all’invio di armi e vuole il dialogo con la Russia.

È strano che i cantori della democrazia liberali non si fermino a riflettere sul perché questo accade, se proprio devono esprimersi sulla volontà popolare tradita si limitano a considerarla traviata dagli hacker putiniani che evidentemente sono più convincenti dei mass-madia italiani. Rimane sempre attuale la frase di Bertolt Brecht: ‘il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo‘. In realtà questa situazione dimostra ancora una volta in più che ‘il re è nudo’, la democrazia liberale ha una radice classista e il dissenso può essere tollerato dentro confini delimitati, Nato e Ue non possono essere criticate e se la maggioranza del popolo lo fa sbaglia e non va ascoltata.

In un quadro interno di forte riduzione degli spazi democratici accogliamo positivamente le manifestazioni che si sono tenute in molte parti d’Italia contro l’invio di armi e per il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione, in particolare nei giorni scorsi abbiamo dato spazio alla manifestazione di Genova che riteniamo sia stata in grado di unire i temi della lotta imperialista alla lotta per il lavoro. La lotta contro la guerra è anche una lotta per il rispetto dei diritti nel nostro Paese, non si può continuare a tagliare la sanità per spendere soldi nelle armi, rovesciando l’invito di Pertini oggi stiamo svuotando i granai per colmare gli arsenali.

Se dalle miserie italiane solleviamo la testa al resto del mondo vediamo una flebile speranza brillare all’orizzonte. La Cina manda un chiaro messaggio, non è disponibile ad abbandonare la Russia e si vuole impegnare per una soluzione diplomatica. La frenetica attività diplomatica di Pechino non deve essere sottovalutata, prima di avviare un percorso di questo tipo è molto probabile che Putin stesso sia stato informato, il rifiuto della Nato non spegne del tutto la possibilità che questo piano vada avanti, alcune cancellerie europee potrebbero essere interessate, a differenza degli Stati Uniti, a questa prospettiva. Possiamo dire che questo è il tentativo più forte e più serio per la ricerca di un cessate il fuoco che non abbia alla base la sconfitta della Russia e la destituzione di Putin. Vedremo se questi primi tentativi avranno seguito e se i falchi occidentali saranno sconfitti, noi continuiamo a sperare che la classe dirigente italiana abbia uno scatto di dignità e torni a difendere gli interessi del nostro Paese che non è il cinquantunesimo stati americano.

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Sorgente: Nove anni di guerra, nove anni di bugie – Marx21