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Oleksandr Vilkus, capo dell’amministrazione militare di Kryvyi Rih, dice a Repubblica che i piani per un incidente nucleare sono già pronti fin da marzo, da quando i soldati russi hanno preso la centrale di Energodar

Kyvyi Rih-  Occhialini, tuta militare, barbetta bianca, fila di ufficiali davanti alla porta che aspettano un consulto. Oleksandr Vilkus, capo dell’amministrazione militare di Kyvyi Rih, dice a Repubblica che i trecento bunker a prova di radiazioni della città non bastano in caso di incidente o di attacco deliberato. “Non ci possiamo far stare settecentomila persone. Abbiamo fatto tutto quello che era possibile per prepararci, abbiamo scorte di pastiglie di iodio e vestiti protettivi, ma la verità è che non ti puoi proteggere al cento per cento da queste cose”. I piani d’emergenza prevedono soprattutto “l’evacuazione di massa: andarsene via il prima possibile, con le autostrade e la ferrovia, su rotte già decise e verso punti prestabiliti, anche se succedesse in pieno inverno”. Le istruzioni per un incidente nucleare sono pronte fin da marzo, da quando i soldati russi hanno preso la centrale di Energodar. Batte con un dito sulla cartina. “In linea d’aria sono cento chilometri da qui, se succedesse qualcosa allora dobbiamo essere preparati, basta che il vento soffi nella direzione sbagliata. La Russia è un paese militarizzato e pazzo, ci si può aspettare qualsiasi cosa, incluse una bomba sporca o un’atomica tattica”.

 

© Petro Sazonov
© Petro Sazonov 

 

 

Vilkus è una strano ibrido tra l’ingegnere minerario, il sindaco e il comandante militare e in città gode di considerazione altissima. Quando il 15 settembre i russi hanno sparato quattro missili ipersonici (“Prima arriva il missile e poi arriva il rumore del missile”) contro la diga sopra Kyvyi Rih – che contiene abbastanza acqua per spazzare via le case a valle – lui in due giorni ha riparato il muro del bacino e ha scongiurato il pericolo “perché questa è una città industriale ed è stato facile trovare in fretta i macchinari e il materiale”. Quando a febbraio le colonne di russi si sono avvicinate lui ha bloccato le strade e ha tagliato i ponti “con esplosivo industriale perché non avevamo quello militare. Io stesso ho fatto saltare una galleria”. Questa è la città del presidente Zelensky, vi sentite? “No comment. Il presidente si occupa di tutta l’Ucraina”.

 

 

Da tre giorni l’apparato politico-militare della Russia tenta di far diventare la “bomba sporca” – un misto di esplosivo convenzionale e isotopi radioattivi che dopo lo scoppio può contaminare luoghi e persone – una faccenda al centro delle notizie internazionali. Domenica il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha chiamato gli omologhi in Francia e nel Regno Unito per accusare l’Ucraina di avere assemblato una bomba sporca per farla esplodere e poi addossare la colpa alla Russia. Sapeva bene che le sue telefonate sarebbero state riprese da tutti i media. Il giorno dopo il capo di Stato maggiore russo, il generale Valerij Gerasimov, ha fatto lo stesso con i suoi parigrado a Washington e a Londra. Ieri il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto che la questione sarebbe stata portata alle Nazioni Unite e così è stato. L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vasilij Nebenzia, ha scritto una lettera al segretario generale Antonio Guterres per avvertire che l’uso di una bomba sporca da parte dell’Ucraina sarà considerato un “atto di terrorismo nucleare” e che tuttavia la Russia non ha mai inteso e non intende usare un’arma atomica in Ucraina. Sulle tv russe i commentatori filogovernativi battono molto sulla questione.

 

 

Questo crescendo riguarda soprattutto la regione di Kyvyi Rih, che fa da base di partenza per l’offensiva delle forze ucraine che ogni settimana si allunga verso ovest e si avvicina sempre di più a Kherson. Alcuni osservatori sostengono che tutto questo parlare di “terrorismo nucleare” potrebbe essere una manovra russa per creare le condizioni che portano all’uso di una bomba nucleare tattica in una regione dell’Ucraina dove rischiano un’altra sconfitta umiliante. Ieri il presidente americano Joe Biden ha detto che discute questa possibilità “tutti i giorni” e che sarebbe “un errore incredibilmente grave” da parte della Russia.

 

 

© Petro Sazonov
© Petro Sazonov 

 

 

In città le allusioni russe a una bomba sporca non sono la prima preoccupazione, quel posto spetta alla mancanza di energia elettrica dovuta ai bombardamenti russi sulle infrastrutture – con l’inverno alle porte. Si dice anche che i russi non oserebbero colpire troppo vicino a Kyvyi Rih perché ci sono le acciaierie indiane di Arcelor Mittal e rischiano di far arrabbiare il governo indiano.

 

 

Il vicesindaco, Serhiy Milyutin, ci accompagna in un rifugio atomico grande abbastanza per contenere 500 persone. Mostra i filtri dell’aria, le stanze per i bambini con i peluche e i disegni, i serbatoi di acqua, i pancali con le coperte per dormire sotto un soffitto di cemento segnato dall’umidità. “L’idea è aspettare qui dentro un paio di giorni che la polvere radioattiva si depositi e poi correre via – su strade pulite, in modo da non sollevare di nuovo la polvere contaminata”. È la stessa procedura che si usa ancora oggi nella zona di Chernobyl, dove un reattore nucleare esplose nel 1986. “In tempo di pace scendiamo qui sotto per vedere le partite e i concerti. Anche Zelensky, quando faceva il comico, si è esibito qui”.

Sorgente: Il gioco russo sulla “bomba sporca”. E nei bunker ucraini tutto è pronto a un incidente nucleare: “Chiusi qui sotto per 48 ore prima di fuggire lontano” – la Repubblica