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di Vincenzo Brandi

La vittoria di Giorgia Meloni – vittoria scontata vista l’assoluta inconsistenza politica degli avversari dichiarati, e segnatamente del PD – ha suscitato entusiasmi tra i “sovranisti” e i “populisti” di destra europei e financo extra-europei. Marine Le Pen ha parlato di un prossimo governo italiano “patriottico e sovranista”. Commenti positivi sono venuti anche dai neofascisti spagnoli di Vox, dal governo di estrema destra brasiliano di Bolsonaro, e dal governo conservatore di destra della Repubblica Ceca. Soddisfazione anche da parte del governo ultra-reazionario della Polonia e da parte del partito di estrema destra xenofoba che ha vinto le elezioni in Svezia. Più articolata la posizione del governo di Orban in Ungheria – notoriamente contrario all’invio di armi in Ucraina e alle sanzioni alla Russia “imposte dalle elite di Bruxelles” – che ha espresso la speranza che il nuovo governo italiano “lavori per la pace ed il rilancio economico dell’Europa, e per alleviare la crisi energetica” innescata dalle tensioni internazionali tra NATO e Russia e dalle sanzioni.

In realtà si tratta di illusioni e false aspettative. Dalle dichiarazioni della Meloni e dei suoi collaboratori, fatte già prima delle elezioni, in cui si parla di “senso di responsabilità” e fedeltà assoluta alla NATO e all’Atlantismo, si capisce che la politica della Meloni procederà su un binario obbligato e non sarà sostanzialmente diversa da quella dell’ex governo di Draghi e del PD. Questa politica è basata su tre principi fondamentali:

  • Fedeltà assoluta agli USA e alla NATO con relativo sostegno militare incondizionato per la guerra in corso, ed inasprimento delle sanzioni alla Russia anche se ci danneggiano.
  • Adesione incondizionata agli ordini atlantisti e neo-liberisti provenienti dalla UE e da Bruxelles, anche per aggirare le minacce e i ricatti economici fatti dalla Von Der Leyen e dai burocrati della Ue nei confronti dell’Italia (l’ex defenestrazione di Berlusconi docet).
  • Adesione agli ordini della grande finanza internazionale e del grande capitalismo.

Il governo statunitense ha già fatto sapere che non è preoccupato della vittoria di Fratelli d’Italia dichiarando per bocca del sottosegretario al Dipartimento di Stato che: “siamo impazienti di lavorare con qualsiasi governo esca dalle elezioni italiane, per far avanzare i nostri valori comuni”. Più prudente la posizione della Federazione Russa che si è dichiarata pronta a collaborare “con i governi che si dimostrino costruttivi nei confronti della Russia”.

D’altra parte Fratelli d’Italia – nonostante qualche nostalgia ideologica per il Fascismo (che è stato l’unico argomento usato da Letta nella sua fallimentare campagna elettorale, in cui è stato incapace di presentare un programma coerente che possa fronteggiare i drammatici problemi che ci sono di fronte) – è ormai essenzialmente un partito conservatore. Esso, anche sulla base di precisi studi sociologici, rappresenta la massa cresciuta a dismisura delle classi medie produttive del centro-nord (lavoratori autonomi a partita IVA, piccoli imprenditori, impiegati, ed anche operai e altri lavoratori timorosi della concorrenza degli immigrati, ecc.), che si illudono di difendere le proprie posizioni di fronte alla crisi imminente. Dall’altro lato troviamo il rinascente Movimento 5 Stelle che, liberatosi della zavorra del piccolo avventuriero Di Maio finito nella discarica e dell’imbarazzante alleanza con il PD, ha trovato nuova linfa nella parziale difesa dei redditi dei cittadini precari e sotto-occupati presenti soprattutto in molte zone del Sud; ed è anche l’unico partito di massa che ha avanzato qualche dubbio sull’opportunità  di mandare armi sempre più potenti per alimentare la guerra in Ucraina, e che mette in guardia – per bocca di Conte – sui drammatici pericoli costituiti dall’escalation in corso.

All’estrema sinistra alcune piccole formazioni con programmi pacifisti e di ampie riforme sociali non riescono a per ora sfondare e ad uscire dallo stato minoritario.

Complessivamente la politica italiana, sia quella dei partiti vincitori delle elezioni, sia quella dei partiti che costituiranno l’opposizione più tradizionale e moderata (come il PD o forse il partito di Calenda, se non passa alla destra) appare incapace di valutare i drammatici pericoli ed i problemi che ci sono di fronte. Il rifiuto di intavolare trattative con la Russia sta conducendo ad un’escalation in cui si comincia a parlare anche di armi nucleari. La crisi energetica che si manifesterà soprattutto questo inverno a causa del perdurare delle sanzioni, provocherà inflazione, chiusura di imprese, licenziamenti, abbassamento del tenore di vita con conseguenze imprevedibili. Non sarà certamente il governo conservatore ed atlantista della Meloni a poter far fronte alla situazione in maniera adeguata.

Sorgente: GIORGIA MELONI, LA FALSA SOVRANISTA – Marx21