Said e Samir: morti di notte nel cantiere della villa per vip

Said e Samir: morti di notte nel cantiere della villa per vip

22 Settembre 2022 0 Di Luna Rossa
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STRAGE INFINITA. Lago di Como: i due giovani edili egiziani uccisi dalle esalazioni dormivano in un container. In questo modo il datore di lavoro risparmiava sulla vigilanza e sulle trasferte da Milano

Said e Samir non risulteranno «morti sul lavoro». Sono stati uccisi (forse) dal monossido di carbonio e (sicuramente) dall’avidità di alcuni imprenditori che porta a risparmiare sul costo del lavoro.

SONO MORTI DI NOTTE Said Salah Ibrahim Abdelaziz (25 anni) e Samir Mohamed Said (29 anni). Sdraiati per terra in un piccolo bungalow senza ricambio d’aria che conteneva indumenti, documenti e estintori. Dove dormivano da settimane. Martedì notte hanno deciso di accendere un braciere per combattere il primo freddo. Morti nel sonno e dunque non mentre lavoravano. Li ha trovati ieri mattina un altro collega – egiziano come loro – di 62 anni, anch’esso intossicato e sotto choc.

Tutti e tre lavoravano nel cantiere a Moltrasio, sul lago di Como. Stavano costruendo la quinta villa di un comprensorio a 500 metri sul lago.

Un piccolo cantiere per una abitazione da favola, come le altre quattro e gran parte nelle vicinanze.

I due ragazzi, arrivati in Italia da pochi mesi, vivevano nell’hinterland milanese. Quando i loro parenti sono arrivati a Moltrasio hanno inveito contro i responsabili del cantiere: «Lo sapevate benissimo che dormivano qua da 25 giorni!».

Se fossero completamente in nero o per quale ditta lavorassero lo stabiliranno i magistrati. Quello che è certo è che tenere due operai a dormire nella piccola baracca dentro il cantiere produce un doppio risparmio: sulla vigilanza notturna e sul costo della trasferta da Milano. Un guadagno che chi li faceva lavorare si è messo in tasca. Senza tener conto dei rischi.

Il cantiere sul Lago di Como dove sono morti due operai
Il cantiere sul Lago di Como dove sono morti due operai

SUL POSTO i soccorritori, gli investigatori e i sindacati accorsi hanno trovato solo il cosiddetto «cartello di cantiere». Contiene solamente la concessione edilizia del Comune, l’impresa appaltatrice – la Nur Immobilien Srl di Lecco – e la prima ditta in subappalto: la Diano costruzioni del vicino comune di Porlezza. Neanche il «responsabile lavori» è dichiarato: di fianco alla scritta c’è l’espressione «Non nominato».

Mancano poi totalmente le cosiddette «notifiche preliminari» che devono contenere i subappalti e le indicazioni sulle modalità delle lavorazioni.

Il sindacato era passato dal cantiere solo qualche settimana prima: aveva preso i nominativi di molti lavoratori constatando la poca sicurezza del cantiere.

«CON UNA VILLA DA MILIONI di euro è sconvolgente e raccapricciante che si arrivi a risparmiare sul costo del lavoro in questo modo. Solo per cantieri molto più grandi come quelli autostradali è prevista la guardiania notturna», denuncia il segretario della Fillea di Como Luca Vaccaro.

«Chi ha autorizzato gli operai a pernottare nel container? Per quale ditta lavoravano, erano assunti in regola?», chiede Eloisa Dacquino di Uil Milano e Lombardia. Le stesse domande che si stanno ponendo gli inquirenti, l’ispettorato del lavoro e il personale dell’Ats.

Nella zona c’è già stato un precedente. Nel dicembre 2018 nella vicina Val Cavarnia, Zyber Curri, operaio kossovaro di 48 anni è morto e nessuna delle aziende che operava nel cantiere sosteneva di conoscerlo.

Oggi alle 10 i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil di Como hanno organizzato un presidio davanti alla Prefettura. Chiederanno «alla politica di impegnarsi per una formazione iniziale per ogni tipo di contratto e per i datori di lavoro quale requisito per l’avvio dell’attività, un rafforzamento dei controlli dell’intero sistema di vigilanza e che la sicurezza sul lavoro entri nei programmi scolastici».

«Basta chiamare certi accadimenti tragedie o incidenti: occorre introdurre il reato di omicidio sul lavoro, un’aggravante specifica per colpire senza pietà chi organizza e sfrutta tali condizioni, mandarli in carcere e permettere il sequestro e la confisca dei beni degli imprenditori colpevoli, anche a tutela delle tante aziende serie del settore», dichiara il segretario generale della Fillea Cgil Alessandro Genovesi.

Sorgente: ilmanifesto.it

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