Kiev: colpita un’altra nave russa | Le news di oggi sulla guerra

Kiev: colpita un’altra nave russa | Le news di oggi sulla guerra

13 Maggio 2022 0 Di Luna Rossa

Le notizie di venerdì 13 maggio sulla guerra in diretta: colpita un’altra nave russa. L’annuncio della Finlandia: «Senza indugio nella Nato». Lavrov: «L’Ue si è trasformata in un attore aggressivo e militante»

• La guerra in Ucraina è arrivata al 79esimo giorno. Ieri sera Kiev ha annunciato di aver colpito e affondato una nave di supporto russa nel Mar Nero: sarebbe la terza colpita e danneggiata dalle forze ucraine. Mosca non conferma. Sempre più difficili le probabilità di salvare i combattenti Azov rimasti dentro l’acciaieria Azovstal a Mariupol.
• Stanno aumentando gli attacchi nelle zone frontaliere : da parte de russi e degli ucraini.
• Il presidente Zelensky, nell’intervista a Porta a Porta, parlando delle condizioni per un negoziato ha detto che l’Ucraina non deve cercare «una via di uscita per la Russia»: «Non siamo pronti a salvare la faccia a Putin con i nostri territori».
• Il presidente del Consiglio Draghi ha ribadito la necessità che Russia e Stati Uniti si trovino seduti a un tavolo e ha parlato di un’agenda per il dopoguerra, «un Piano Marshall per l’Ucraina».
• Secondo il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, «l’Ue si è trasformata da una piattaforma economica costruttiva in un attore aggressivo e militante».

Ore 12:01 – Media, udite esplosioni a Kiev

Esplosioni sono state udite a Kiev. Lo riporta Ukraina 24 su Telegram.

Ore 11:47 – Draghi a Sorrento, alla «Cernobbio del Sud»: «Italia in prima linea per la pace»

Il presidente del Consiglio Mario Draghi è a Sorrento, a quella che è stata rinominata la «Cernobbio del Sud», al Forum «Verso Sud». Nel corso del suo intervento, oltre a parlare del Pnrr e della necessità di sostenere il Mezzogiorno, ha parlato anche del conflitto in Ucraina, sottolineando il ruolo dell’Italia nelle mediazioni per raggiungere la pace.

«Il blocco delle esportazioni di grano dall’Ucraina rischia di provocare una crisi alimentare, che a sua volta può produrre instabilità politica: l’Italia intende continuare a essere in prima linea per costruire un futuro di pace e di prosperità in tutta la regione mediterranea, e intendiamo investire da subito nella sicurezza alimentare, insieme al resto dell’Unione europea, per rafforzare e rendere più integrate le catene di approvvigionamento». Qui l’articolo completo .

Ore 11:32 – La ministra degli Esteri della Svezia: l’adesione alla Nato «avrebbe un effetto stabilizzante»

Secondo la ministra degli Esteri svedese, Ann Linde, l’adesione della Svezia alla Nato avrebbe un effetto stabilizzante e andrebbe a beneficio dei paesi intorno al Mar Baltico.

Parole che seguono le dichiarazioni della vicina Finlandia. «L’adesione alla Nato svedese aumenterebbe la soglia dei conflitti militari e quindi avrebbe un effetto di prevenzione dei conflitti nel nord Europa», ha detto Linde ai giornalisti presentando un rapporto del parlamento sulla sicurezza.

Per il Guardian è ampiamente previsto che la Svezia segua l’esempio della Finlandia.

Ore 11:26 – A Kherson oltre 1.500 ettari di foresta in fiamme

Sono più di 1.500 gli ettari di foresta che in queste ore bruciano nella regione ucraina di Kherson (al Sud) occupata dai russi, mentre proseguono i combattimenti al confine con le regioni di Mykolaiv e Dnipropetrovsk.

Le informazioni sono riportate dalla Ukayinska Pravda. Le forze di Mosca, prosegue il giornale, continuano a rafforzare le loro posizioni nella regione, usandola anche come base per bombardare le regioni vicine.

Ore 11:22 – A Kiev verrà ridotto il coprifuoco

A partire da domenica 15 maggio nella capitale ucraina Kiev il coprifuoco verrà ridotto: lo ha annunciato il sindaco, Vitali Klitschko, secondo quanto riporta il Kyiv Independent. I nuovi orari saranno dalle 23 alle 5 del mattino. E da lunedì 16 maggio la metropolitana sarà operativa dalle 6 alle 22, mentre gli autobus circoleranno fino alle 22.30.

Ore 11:01 – Colpita una raffineria di petrolio nella città di Kremenchuk

Il portavoce del Ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov, ha fatto sapere che le forze armate della Federazione Russa hanno distrutto gli impianti di produzione di una raffineria di petrolio nella città di Kremenchuk, nella regione di Poltava. Colpiti anche i serbatoi con benzina e gasolio.

Ore 10:31 – Secondo Lavrov, l’Ue è diventata «aggressiva»

Secondo il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, «l’Ue si è trasformata da una piattaforma economica costruttiva in un attore aggressivo e militante che ha dichiarato le proprie ambizioni ben oltre il continente europeo». Le parole arrivano da Dushanbe, in Tagikistan, dove Lavrov si trova in visita ufficiale, e le riporta l’agenzia russa Interfax.

A proposito del desiderio dell’Ucraina di entrare a far parte dell’Ue, Lavrov ha poi aggiunto: «Questa è una questione di relazioni tra Kiev e l’Ue. Però ci sono forti dubbi sul fatto che questo desiderio da parte di Kiev sia innocuo».

Ore 10:22 – Secondo Kiev i militari russi morti sono 26.900

Secondo quanto riferiscono le forze militari ucraine, finora sono morti circa 26.900 soldati russi. Il Cremlino avrebbe perso anche 1.205 carri armati, 2.900 veicoli corazzati, 542 sistemi di artiglieria, 193 lanciarazzi multipli, 88 sistemi di difesa aerea, 2.042 auto e autocisterne, 95 missili da crociera, 13 navi, 200 aerei, 162 elicotteri e 41 unità di equipaggiamento speciale.

Ore 10:16 – Parolin: obiettivo è cessate il fuoco, ma pochi spazi

«Abbiamo lavorato e stiamo lavorando nella misura possibile, anche se gli spazi sono molti ristretti, per il cessate il fuoco prima di tutto. Questo ci sembra il punto di partenza fondamentale: si concludano le operazioni belliche e poi si cominci un dialogo serio, senza precondizioni in cui si cerchi di trovare una strada per risolvere questo problema». Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha commentato l’impegno della Santa Sede per la risoluzione del conflitto in Ucraina, a margine del convegno «I sei Vogliamo. Il Magistero di Giovanni Paolo I alla luce delle carte d’archivio» all’università Gregoriana.

«Ho sentito ieri qualcuno commentare che alla fine dovranno trovare una soluzione perché la geografia li costringe» russi e ucraini «a vivere vicini, condividono migliaia di km di frontiera – ha precisato Parolin – è un peccato che ancora non abbiamo capito la lezione che invece di fare tutti questi macelli e produrre tutte queste macerie, si potrebbero trovare soluzioni prima. Ma negli ultimi decenni il tema del multilateralismo è andato erodendosi: quando ognuno si concentra sui propri interessi sul proprio punto di vista e non sa condividere e trovare risposte comuni, alla fine questi sono gli sbocchi».

Ore 10:10 – L’Italia tra guerra e pace

(Gianluca Mercuri) Mario Draghi è tornato dall’America e ha illustrato ai suoi ministri la svolta che i questi giorni ha impresso alla nostra politica sulla guerra in corso.

• La telefonata di Joe In sostanza, Draghi è passato dalla convinzione dell’inutilità del dialogo con Putin — «Comincio a pensare che abbiano ragione coloro che dicono: è inutile che gli parliate, si perde solo tempo», ha detto nell’intervista del 17 aprile a Luciano Fontana — a una decisa propensione per il dialogo: a Washington, come ha rivelato Marco Galluzzo, ha detto al presidente americano «rifletti sulla possibilità di chiamare tu stesso Putin al telefono». E nei colloqui di ieri, scrive Monica Guerzoni, l’ha ribadito: «È tempo di riavviare e intensificare tutti i contatti, di convincere Biden, Putin e Zelensky a sedersi allo stesso tavolo». E tocca al presidente degli Stati Uniti cercare un canale diretto di dialogo e chiamare colui che ha scatenato la guerra: Vladimir Putin».

• L’asse con Macron Il presidente francese è fin dall’inizio convinto che la retorica americana – «per l’amor di Dio, quell’uomo non può rimanere al potere» (Biden riferito a Putin); «Bisogna indebolire la Russia» (il segretario alla Difesa Usa Austin) – acuisca la crisi, anche perché si sposa sul campo all’oltranzismo bellico di Usa e Gran Bretagna, che finora non sono apparsi desiderosi di una fine rapida del conflitto.

Draghi nelle ultime settimane si è allineato a Macron e ha spiegato a Biden – con la chiarezza dell’alleato credibile – che l’Europa non può reggere a lungo i costi politici, economici e sociali del conflitto («In Italia e nell’Unione europea ora la gente vuole vedere la fine di questa violenza, di questi massacri, di questa macelleria. Italia e Ue vogliono che si faccia tutto il possibile per riportare la pace nel nostro continente. Dobbiamo assicurare al più presto un cessate il fuoco, ottenere negoziati credibili», ha detto martedì nello Studio Ovale davanti a Biden e ai giornalisti).

• I tormenti nella maggioranza Il presidente del Consiglio sembra aver pacificato Salvini, ma non del tutto Conte. Il suo predecessore a Palazzo Chigi ammette che le ultime sortite di Draghi«sono di un certo equilibrio, in sintonia con quello che ho sostenuto nelle scorse settimane» ma continua nei distinguo sulle armi, in particolare i carri armati. Qualche carro armato però potrebbe esserci nella lista (secretata) del terzo decreto sugli aiuti all’Ucraina, insieme a mortai, lanciatori Stinger, mitragliatrici, colpi e lanciatori anticarro.

• Draghi in Parlamento Come richiesto da 5 Stelle e Lega, il premier sarà alla Camera e poi al Senato il 19 maggio. Nessun voto sulla sua informativa, anche se Conte insiste perché chiarisca «l’indirizzo politico con cui si affronta uno scenario bellico in continua evoluzione». Massimo Franco è tranchant: «Dare una spiegazione politica alle contorsioni grilline sull’aggressione russa all’Ucraina e contro il governo di Mario Draghi si sta rivelando complicato. L’atteggiamento dell’oligarchia dei 5 Stelle riflette questioni di sopravvivenza elettorale, più che una strategia».

• Lo scontro sul gas Sanzioni, controsanzioni e riduzione del flusso di metano russo stanno facendo aumentare ancora i prezzi del gas. Eni, in mancanza di una direttiva europea che lo vieti, sembra propensa ad aprire i due conti, uno in euro e uno in rubli, per pagare le forniture, come chiesto dai russi.
Intanto il Senato ha approvato il decreto che proroga all’8 luglio le agevolazioni sulle accise per i carburanti.

Ore 10:07 – Borrell: «Da Ue altri 500 milioni per armi pesanti»

«L’Ue darà un contributo ulteriore di 500 milioni di euro all’Ucraina per finanziare l’acquisto di armi». Sono le parole dell’Alto commissario per la politica estera Ue Josep Borrell al G7.

«In tutto l’Ue contribuirà così con 2 miliardi di euro», ha aggiunto, dicendo che il denaro servirà per comprare «tank, munizioni, blindati, artiglieria pesante, tutto quello che serve per combattere questa guerra». «Sono certo che da questo G7, il settimo dall’inizio della guerra, arriverà un forte messaggio. Che poi è sempre lo stesso: più sostegno all’Ucraina, incluso quello militare».

Ore 09:26 – Mosca si ritira da Kharkiv

Mosca sta ritirando i propri soldati dai dintorni di Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina, dove sta perdendo terreno.

Come scritto da Lorenzo Cremonesi qui, e come confermato anche dai cronisti del New York Times, si tratta della seconda maggior battuta d’arresto russa dal ritiro da Kiev del mese scorso.

Ora il Cremlino dovrebbe probabilmente reindirizzare le truppe verso sud-est, dove starebbe rafforzando la propria presenza a Izium, città a due ore da Kiev, catturata un mese fa, alle porte del Donbass.

Ore 09:11 – La battaglia nell’Azovstal

«Non abbiamo più le mani legate», aveva detto nei giorni scorsi uno dei massimi rappresentanti dei separatisti filorussi, parlando dell’acciaieria Azovstal di Mariupol. Un annuncio di un assalto finale che — in queste ore — continua.

Il sindaco di Mariupol, Petro Andryushenko, ha scritto su Telegram che i soldati russi stanno cercando di entrare nell’area.

«Le truppe russe sotto copertura dei bombardamenti stanno cercando di irrompere nel territorio dello stabilimento metallurgico Azovstal, dove si stanno difendendo i combattenti ucraini della guarnigione di Mariupol. La situazione si complica di giorno in giorno».

 

Ore 09:06 – «Bisogna tenere alta la pressione su Putin»

Nella giornata di oggi, a Oldenburg in Holstein, in Germania, si svolge la seconda giornata del G7. E a preedere l’avvio dei lavori sono due dichiarazioni rilevanti, giunte da Gran Bretagna e Francia.

«È molto importante in questo momento mantenere alta la pressione su Putin fornendo più armi all’Ucraina e aumentando le sanzioni», ha detto la ministra degli Esteri britannica Liz Truss.

Il suo omologo francese, Jean-Yves Le Drian, ha precisato poi che «noi non siamo in guerra con la Russia, è la Russia ad aver dichiarato guerra all’Ucraina: c’è chiaramente un aggressore e un aggredito», e che «c’è una forte unità fra di noi, che io personalmente non ho mai visto prima, per continuare con la linea della fermezza e sostenere l’eroica difesa dell’integrità territoriale dell’Ucraina».

Insomma: al momento, la linea del G7 è quella di continuare la pressione — mentre gli sforzi diplomatici, dietro le quinte, proseguono.

Ore 09:00 – La controffensiva ucraina di Kharkiv

La controffensiva ucraina nell’area della città nord-orientale di Kharkiv inizia a sembrare «molto simile» alla controffensiva che alla fine ha cacciato le truppe russe da Kiev e dall’Ucraina occidentale: a sostenerlo è il think-tank americano Institute for the Study of War nel suo aggiornamento sul conflitto.

Le forze ucraine stanno «costringendo il comando russo a fare scelte difficili», commentano gli analisti dell’istituto, anche facendo in modo che le unità di Mosca concentrino i bombardamenti sulle truppe ucraine piuttosto che sulla città.

Inoltre, aumentano i casi di soldati russi che si rifiutano di combattere, suggerendo che l’effettiva capacità delle truppe russe nell’est dell’Ucraina è sempre bassa e potrebbe diminuire ulteriormente.

A raccontare tutto per il Corriere della Sera, proprio da Kharkiv, c’è Lorenzo Cremonesi, che qui racconta di una città — e di un’area — sfinite dai combattimenti, ma decise a cacciare definitivamente i russi.

Ore 08:51 – Michel (da Hiroshima): «Mosca è una minaccia alla sicurezza globale»

Charles Michel, il presidente del Consiglio europeo, si è trovato pochi giorni fa costretto a rifugiarsi in un rifugio anti aereo quando — in visita in Ucraina — le sirene hanno iniziato a suonare.

Oggi, a Hiroshima — la città del Giappone che per prima venne colpita da una bomba atomica, nel 1945 — spiega che in questo momento a minacciare la sicurezza globale è Mosca: «La Russia, uno Stato nucleare e membro permanente del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sta attaccando la nazione sovrana dell’Ucraina, facendo riferimenti vergognosi e inaccettabili all’uso di armi nucleari».

«Questo», ha continuato, «non sta solo scuotendo la sicurezza dell’Europa, ma sta pericolosamente alzando la posta in gioco per il mondo intero».

Ore 08:29 – La battaglia dei ponti, vista da Londra

Quella di attraversare un fiume in un territorio «contestato» tra due eserciti «è una manovra estremamente rischiosa, e da sola rivela la pressione cui i comandi russi sono sottoposti per ottenere risultati nelle operazioni nell’Est dell’Ucraina».

Il quotidiano, preziosissimo aggiornamento quotidiano del ministero della Difesa britannico torna così — spiegando il significato «politico» dietro all’evento militare — sulla battaglia del fiume Siverskyi Donets, a ovest di Severodonetsk.

Battaglia grazie alla quale le forze ucraine hanno «impedito con successo un tentativo di attraversamento del fiume» e nella quale «la Russia ha perso significativi elementi di manovra corazzati di almeno un gruppo tattico di battaglione, nonché l’attrezzatura dispiegata per il ponte di barche».

Mosca — rivela l’intelligence britannica — sta disperatamente cercando di rompere il fronte di difesa ucraino per arrivare a Sloviansk and Kramatorsk.

Qui sotto le immagini della devastazione inflitta dalle forze ucraine a quelle russe; qui il racconto di Andrea Marinelli e Guido Olimpio.

 

Ore 08:05 – La Finlandia nella Nato, l’ira di Putin

(Gianluca Mercuri) Dopo 70 anni di «neutralità strategica», la Finlandia bussa alla porta della Nato, una porta che le verrà spalancata. È una svolta importante nella crisi tra Russia e Paesi occidentali innescata dall’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca. Ecco perché.

•Urgenza
La prima ministra Sanna Marin e il presidente Sauli Niinistö hanno annunciato che la richiesta di adesione sarà presentata «con urgenza», quella dettata dall’aggressione iniziata il 24 febbraio.

•Déja vu
I finlandesi sanno di che si tratta. Nel 1939 furono invasi anche loro dall’allora Unione sovietica, e grazie a un’eroica resistenza — raccontata sul Corriere dalle epiche corrispondenze di guerra di Indro Montanelli — riuscirono a evitare l’occupazione. Ma non l’amputazione del 10 per cento del loro territorio.

•Buon vicinato
A scanso di equivoci, nel 1948 la Finlandia firmò un Trattato di amicizia con l’Urss, impegnandosi a non consentire mai operazioni militari antisovietiche attraverso il suo territorio.

• Avvicinamento
Helsinki è entrata nel 1995 nell’Unione europea, insieme alla Svezia, e fa parte della moneta unica. È anche uno dei 10 membri della Joint Expeditionary Force, un’alleanza a guida britannica che comprende 10 Paesi (i tre scandinavi, Danimarca, Islanda, Olanda e i tre baltici) ed è una sorta di sotto-alleanza della Nato.

• Sondaggi
Ai finlandesi andava bene così fino a due mesi e mezzo fa, quando i favorevoli all’ingresso nella Nato erano tra il 20 e il 25%. Ora sono il 76%.

• Cosa portano
Tanta roba: uno degli eserciti migliori d’Europa, con qualcosa come 280 mila soldati e 900 mila riservisti, su una popolazione di 5 milioni e mezzo di abitanti. E credenziali perfette per la Nato, con il parametro del 2% del Pil da destinare alle spese militari già raggiunto, quando molti membri (come l’Italia) ne restano lontani nonostante sia stato stabilito nel 2014.

• Cosa cambia
Al confine tra Nato e a Russia si aggiungono 1.340 chilometri. Quanto alle conseguenze politiche, i due fronti polemici di queste settimane hanno posizioni che ricalcano quelle sull’Ucraina:

– Gli osservatori preoccupati dalle mosse occidentali temono che si stia ripetendo l’errore dell’espansione della Nato a Est, che se non minaccia la Russia comunque la fa sentire minacciata. Ora ancora di più.

– Gli osservatori entusiasti delle mosse occidentali, che non ritengono affatto un errore l’espansione della Nato a Est, sottolineano che la Finlandia ha il diritto di fare quel che le pare, proprio come l’Ucraina.

• La reazione
Di certo, i russi non l’hanno presa bene. Da giorni dicono che la Finlandia nella Nato — insieme alla Svezia, che potrebbe annunciare la richiesta lunedì — è una svolta che avrà «gravi conseguenze militari e politiche». Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ieri ha confermato che queste conseguenze sono «certe» e che la loro gravità dipenderà da quanto le basi Nato in Finlandia saranno vicine alla frontiera russa. In queste settimane si è ipotizzato che i russi possano schierare testate nucleari nel’exclave di Kaliningrad (ne ha scritto Massimo Nava).

• Quanto tempo ci vorrà
La Nato accelererà le procedure ma la ratifica dei Paesi membri richiederà mesi. Sembra superato, comunque, il problema della protezione di Finlandia e Svezia in questo interregno, quando non saranno ancora coperte dall’articolo 5 della Nato sulla mutua assistenza in caso di aggressione. A garantire l’assistenza è la Gran Bretagna, dunque di fatto l’America, che mai lascerebbe gli inglesi soli contro i russi.

(Questa analisi è stata pubblicata su Prima Ora, la ricchissima newsletter dedicata dal Corriere ai suoi abbonati digitali. Per abbonarsi basta andare qui: corriere.it/newsletter e scegliere «Il Punto», di cui PrimaOra è una delle parti)

Ore 08:02 – L’Uber dell’artiglieria che indica agli ucraini dove sparare

(Guido Olimpio e Andrea Marinelli) Non avendo pezzi e munizioni a sufficienza, almeno in questi primi due mesi, la resistenza ha puntato sull’inventiva.

L’ufficiale Yaroslav Shertusk — ha spiegato un esperto americano — ha ideato un software ribattezzato l’Uber dell’artiglieria.

Mappa le posizioni dei «pezzi» russi tenendo conto di tattiche storiche, movimenti su strada, ricognizione, quindi è in grado di passare i dati alle unità della difesa più vicine e in grado di agire: possono essere altre batterie, mortai, droni d’attacco, ma anche forze speciali. In questo modo possono colpire e allontanarsi sottraendosi ad un eventuale fuoco di reazione, hanno maggiore mobilità, usano in modo vantaggioso le risorse (non sempre ampie) a disposizione. I soldati riconoscono come gli invasori stiano usando con efficacia contromisure elettroniche.

(Il punto militare di Guido Olimpio e Andrea Marinelli, guida quotidiana a quanto accade sul campo, è qui)

Ore 07:58 – L’intervista alla vicepremier ucraina: «Duemila civili prigionieri dei russi. Su Azovstal serve un patto»

(Giusi Fasano, inviata a Kiev) «I russi hanno nelle loro mani più di 2.000 civili. Li trattano come criminali di guerra. Li tengono in prigione, li minacciano, li torturano, li picchiano. La convenzione di Ginevra non ci consente di scambiare i soldati con i civili e quella gente ha bisogno di aiuto. Sono sindaci, giornalisti, attivisti per i diritti umani, amministratori, volontari…».

Iryna Vereshchuk , vicepremier ucraina e fedelissima di Zelensky, per quei civili confida nell’intervento delle organizzazioni umanitarie e dice che lei, comunque, prova a chiedere anche di loro ogni volta che si occupa di uno scambio di prigionieri. Tocca a lei organizzare, appunto, gli scambi di prigionieri, lei tratta con il Cremlino per aprire corridoi umanitari, lei è la ministra per la reintegrazione dei territori occupati… Un compito più arduo dell’altro.

Quanti militari ha riportato a casa finora?
«Dall’inizio della guerra sono tornati indietro 360 dei nostri soldati scambiati con soldati russi».

78 giorni di guerra e non si vede la fine. Secondo lei come se ne esce?
«La sola via d’uscita è la vittoria dell’Ucraina con i territori riconosciuti dalla comunità internazionale nel 1991 (con la dichiarazione di indipendenza dello Stato ucraino ndr). Ma questa vittoria è possibile soltanto con l’impegno dei Paesi occidentali: non intendo soldati ma armi, assistenza e sanzioni».

L’intervista integrale è qui

Ore 07:40 – La nave russa in fiamme

(Marta Serafini, inviata a Odessa) L’Ucraina ha riferito di aver colpito una nave della Marina russa vicino all’Isola dei Serpenti nel Mar Nero. Lo he reso noto Serhiy Bratchuk, portavoce dell’amministrazione militare regionale di Odessa. «Grazie alle azioni dei nostri marinai la nave di supporto Vsevolod Bobrov ha preso fuoco: è una delle più recenti della flotta russa», ha affermato Bratchuk spiegando che la nave si sta dirigendo verso la Crimea. Si tratta di un nuovo colpo alla marina russa al largo di Odessa dopo l’affondamento il 14 aprile dell’incrociatore Moskva e della fregata Makarov colpita il 6 maggio.

Ore 07:26 – Quando si fermerà Putin? Cosa vuole davvero?

(Marco Imarisio) Nella testa di Vladimir Putin non ci entra nessuno. Ancora prima del 24 febbraio, gli articoli e i saggi che cercavano di decrittare la sua strategia non sempre davano risultati univoci.

Ma dopo il fallimento della prima fase dell’Operazione militare speciale, una volta compreso che non esisteva un piano alternativo alla guerra lampo, capire cosa pensa davvero e cosa vuole il presidente russo è diventato ancora più difficile.

Quindi ci proviamo con l’aiuto di alcuni esperti, in qualche caso suoi ex collaboratori, che passano in rassegna le ipotesi principali — dalla possibilità che dichiari lo stato di guerra alla soluzione diplomatica.

Eccole, in questo articolo.

Ore 07:15 – Truss a G7: «Putin si sta umiliando, in Ucraina deve perdere»

«Putin si sta umiliando sulla scena mondiale. Dobbiamo assicurarci che affronti una sconfitta in Ucraina che gli neghi qualsiasi beneficio e che, in ultima analisi, limiti ulteriori aggressioni». Lo ha detto la ministra degli Esteri britannica Liz Truss ai colleghi del G7. «Per aiutare l’Ucraina – ha spiegato – dobbiamo fare di più. La migliore sicurezza a lungo termine per l’Ucraina deriverà dalla sua capacità di difendersi da sola: ciò significa fornirle un percorso chiaro per ottenere equipaggiamenti di standard Nato».

Ore 07:14 – Kiev: Mosca ha perso un’altra nave nel Mar Nero

La Russia ha perso un’altra nave nel Mar Nero: lo scrive Canale 24, che cita fonti dell’intelligence ucraina. La notizia non è stata per il momento confermata da Kiev. Si tratta di una nave di supporto logistico che la notte scorsa si dirigeva verso l’Isola dei Serpenti. Secondo le prime informazioni è scoppiato un incendio a bordo, di cui non si conoscono le cause, e le forze russe sono riuscite a portarla nel porto di Sebastopoli, in Crimea. Se la notizia fosse confermata si tratterebbe della 14ma nave russa messa fuori combattimento delle forze ucraine.

Ore 07:12 – Mosca: «Occidente pronto a tutto per strangolare la Russia»

Nuove accuse all’Occidente da parte della Russia. La Missione permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite a Ginevra, secondo quanto riportato dalla Tass, ha infatti dichiarato: «Nel loro desiderio di strangolare la Russia, le potenze occidentali sono pronte a tutto, incluso far resuscitare il nazismo». Ieri il consiglio per i diritti umani dell’Onu ha votato a larga maggioranza a favore dell’apertura di un’inchiesta sulle presunte gravi violazioni commesse dalle forze russe in Ucraina contribuendo così a rafforzare la pressione diplomatica su Mosca.

In particolare il Consiglio ha approvato con 33 voti favorevoli a due la bozza di risoluzione presentata dall’Ucraina per avviare un’indagine sulle presunte violazioni commesse dall’esercito russo nelle regioni di Kiev,Chernihiv, Kharkiv e Sumy fra la fine di febbraio e marzo. Secondo la missione, «l’isteria anti-russa, scatenata dagli occidentali, non ha nulla a che fare con una genuina preoccupazione per il destino dell’Ucraina stessa e del suo popolo».

 

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