Altro che temperatura minima dei condizionatori: il problema degli italiani è pagare le bollette

Altro che temperatura minima dei condizionatori: il problema degli italiani è pagare le bollette

22 Aprile 2022 0 Di Luna Rossa

Il problema degli italiani non è la temperatura minima del condizionatore, ma dove trovare i soldi per pagare le bollette.

“Preferite l’aria condizionata o la guerra?”, aveva detto Mario Draghi qualche giorno fa. Mentre qualcuno faceva notare che la semplificazione era paternalistica e sfortunata i difensori più sfegatati del governo dei migliori ci avevano spiegato che era solo un esempio, solo per farsi capire. E invece eccoci qua, con una bella “svolta” (la chiamano così) che prende il fantasioso nome di “operazione termostato” decisa dalla commissione Ambiente della Camera nel decreto Bollette che impone la temperatura minima dei condizionatori negli edifici pubblici, scuole comprese, ospedali e case di cura esclusi.

Imposta la temperatura minima dei condizionatori

Secondo la nuova norma, proposta dal M5S, la media ponderata della temperatura dell’aria, misurata nei singoli ambienti di ciascuna unità immobiliare, non dovrà essere superiore ai 19 gradi in inverno e minore di 27 gradi in estate, con un margine comunque di tolleranza di due gradi. Significa che il riscaldamento potrà arrivare ad un massimo di 21 gradi e l’aria condizionata potrà partire da un minimo di 25.

Applausi da tutte le parti. Del resto il Governo italiano ha arruolato l’aria condizionata nella guerra ucraina. Per non farci mancare anche un po’ di paternalismo è intervenuto di corsa il ministro Renato Brunetta che in un’intervista al Corriere dice testualmente: “Mi ricorda mia madre che mi diceva: quando esci dalla stanza spegni la luce. Io intendo fare ben di più, mettendo i pannelli solari sul tetto di un milione di edifici pubblici, con particolare riferimento alle scuole. Non risolverebbe la dipendenza dal gas russo, ma avrebbe un valore educativo enorme”.

L’infantilizzazione dei cittadini del resto è una strategia che fin dai tempi della pandemia sembra funzionare benissimo. Era inevitabile che passasse anche ai condizionatori. Così siamo alle legge educative, i governanti si propongono addirittura come “maestri” e suggerire le buone maniere climatiche sembra bastargli.

In pochi ricordano però che al giorno d’oggi, nelle abitazioni private, esiste un limite di 20 gradi in inverno con fasce di accensione specifiche dei termosifoni in base alle zone. Si va dal 15 ottobre a Milano e Bologna fino al 1° dicembre a Palermo e Catania. Chi non rispetta il calendario rischia una multa fino a 3mila euro: multe ovviamente rarissime visto che mancano i controllori.

Intanto il salario minimo aspetta

È notevole però che il nostro Governo inventi in velocità una norma per vietare i condizionatori sotto i 25 gradi e non sia riuscito a trovare invece il tempo e l’occasione per vietare un salario sotto i 10 euro all’ora. Perché il problema degli italiani non è la temperatura da impostare per condizionatori e riscaldamento ma dove trovare i soldi per poterseli permettere.

Al 30 marzo scorso secondo un’indagine di Arte – associazione dei reseller e trader di energia italiani che forniscono 1,3 milioni di contatori – il valore delle forniture non pagate in Italia è passato dai circa 17 milioni di euro di dicembre, pari al 10% del totale mensile, ai 21,5 milioni di gennaio (13% del totale) fino ai circa 26 milioni di insoluto di febbraio, appunto una quota del 15,44%.

Un italiano su 7 non riusciva a pagare le bollette ben prima che il conflitto ucraino si inasprisse e le rateizzazioni spesso non fanno altro che incancrenire la situazione. I bonus sociali e i ristori del governo hanno avuto un impatto minimo e la situazione, anche nelle aziende, è insostenibile. Preferiremmo poter sopravvivere dignitosamente, qualcuno avvisi Draghi e compagnia.

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