22 February 2024
0 9 minuti 2 anni

Questo articolo è pubblicato senza firma come segno di protesta dei giornalisti dell’Espresso per la cessione della testata da parte del gruppo Gedi. Tutte le informazioni qui

 

Il parlamentare della Lega non sarà presente al collegamento del presidente ucraino con la Camera e critica gli aiuti militari a Kiev. Dal 2015 ha presieduto una fondazione della destra cattolica che nel triennio precedente aveva incassato 2,4 milioni da società legate a Mosca e al regime azero

 

La bigiata geopolitica di Simone Pillon, il senatore della Lega che ha annunciato la sua assenza alla storica video-conferenza del presidente ucraino Zelenksy con il Parlamento italiano riunito in seduta comune, può sorprendere molti, ma non L’Espresso. Questo settimanale ha pubblicato già nel novembre 2018, infatti, un’inchiesta giornalistica sui rapporti economici, mai emersi in precedenza, tra la Russia di Putin e alcune fondazioni e associazioni della destra integralista cattolica, di cui Pillon è stato referente politico e in qualche caso amministratore e presidente.

In queste ore, per spiegare la sua scelta di non presenziare alla sessione speciale di Camera e Senato con il presidente ucraino, Pillon ha premesso di avere un impegno prefissato all’estero: una missione a Londra per prepararsi, con un giorno di anticipo, alla presentazione di una fondazione dedicata a Tafida Raqeeb, la bambina in coma che nel 2020 fu ricoverata all’ospedale Gaslini di Genova dopo che i medici di Londra avevano deciso di staccarla dai macchinari.

Detto questo, lo stesso senatore leghista ha confermato di avere anche «forti perplessità» sul sostegno italiano all’Ucraina. «Credo che dovremmo collocarci in una posizione adeguata per promuovere la pace: vendere armi a una delle parti in conflitto non favorisce il dialogo», ha dichiarato Pillon all’agenzia Ansa. «Entrambe le parti credono di avere le loro ragioni», ha aggiunto testualmente, «ma credo che in questo momento dovremmo promuovere la nostra capacità di dialogo. Potremmo e dovremmo essere tra i pochi privilegiati che dialogano con entrambe le parti, mentre così ci autolimitiamo. Forse la questione meriterebbe maggiore riflessione».

Lo slancio antimilitarista del senatore Pillon mentre l’Ucraina è sotto le bombe russe ha suscitato varie interpretazioni e diverse reazioni critiche, anche perché la Lega fa parte della maggioranza che sostiene il governo Draghi e quindi difende Kiev.