0 6 minuti 2 anni

Miliziani del battaglione Azov si preparano a partire per il Donbass all’inizio del conflitto – foto archivio AnsaIl presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato di voler “smilitarizzare e denazificare” l’Ucraina, inviando l’esercito per proteggere “le persone che sono state oggetto di bullismo e genocidio da parte del regime di Kiev per otto anni” e per “assicurare alla giustizia coloro che hanno commesso numerosi crimini sanguinosi contro i civili” nelle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, appena riconosciute dal Cremlino. Il riferimento è alle formazioni politiche e paramilitari di estrema destra che si sono moltiplicate e rafforzate nel Paese ex-sovietico dalla sua indipendenza dall’Unione sovietica nel 1991. Negli ultimi anni alcune di queste sono state appoggiate, più o meno esplicitamente, da Kiev in funzione anti-russa e si sono rese protagoniste dei combattimenti nelle province separatiste contro i ribelli foraggiati da Mosca. Ma, a seconda di come si evolverà il conflitto, potrebbero diventare un boomerang contro lo stesso governo ucraino.“Denazificare” l’UcrainaDa mesi la propaganda russa sta denunciando la presenza di elementi dell’ultra-destra tra i combattenti nelle aree contese dell’Ucraina orientale, definendoli i “degni eredi” delle brigate che, guidate da Stepan Bandera, contribuirono all’attacco all’Urss (proprio in Ucraina) durante la Seconda Guerra mondiale puntando a creare uno Stato indipendente alleato della Germania di Adolf Hitler. Per combattere accanto ai tedeschi queste brigate si organizzarono nell’Armata ucraina d’insurrezione. Da questa si creò poi una divisione delle Ss (la 14esima Waffen Ss Galicia), che sventolava l’antica bandiera ucraina gialla e blu, vietata dal regime sovietico.Da Bandera all’EuromaidanFormazioni dell’ultra-destra ucraina hanno successivamente combattuto contro i russi a più riprese: a fianco dei georgiani nel 1993, contro i separatisti dell’Abcasia sostenuti da Mosca, e nel 1994 insieme ai ceceni. In entrambi i casi, si sono trovati dalla parte “perdente”, ma in Russia il ricordo dei “nazisti ucraini” è tutt’altro che sbiadito. Nel 2004, i nazionalisti ricomparvero (seppur con un ruolo marginale) nella cosiddetta rivoluzione arancione in Ucraina, che portò il filo-occidentale Viktor Yushchenko a insediarsi alla presidenza.Ma fu nel 2014 che i gruppi ultranazionalisti riacquisirono centralità nelle vicende ucraine. Durante le settimane dell’Euromaidan, gruppi come il Settore destro, i Patrioti dell’Ucraina e i Battaglioni di difesa territoriale salgono sulle barricate per spodestare il presidente filorusso Viktor Yanukovich. E da quando i separatisti sostenuti da Mosca hanno cominciato il conflitto nel Donbass, queste formazioni sono scese in prima linea negli scontri con i ribelli, e sono state accusate (non solo dai russi) di gravi abusi e violazioni dei diritti umani, anche contro i civili.In questi anni si è peraltro estesa sostanzialmente anche l’influenza politica esercitata da questi gruppi della destra radicale. Pur non potendo contare su una nutrita rappresentanza in parlamento, l’ultra-destra ucraina riesce comunque a condizionare la classe dirigente grazie al suo radicamento nelle piazze. Secondo molti osservatori, ad esempio, Kiev non ha mai applicato i punti dei protocolli di Minsk che prevedevano un’intesa con i separatisti anche per le pressioni di queste forze nazionaliste e neonaziste.Il battaglione AzovTra i gruppi neonazisti ucraini il più forte è sicuramente il cosiddetto battaglione Azov. Il corpo nacque nel maggio 2014 a Mariupol, una città ucraina affacciata sul Mar d’Azov, per opera di Andriy Biletsky, un militare noto con l’appellativo di “Führer bianco” e sostenitore della purezza razziale della nazione ucraina. Si trattava inizialmente di una milizia irregolare composta da ultras neonazisti che combattevano contro i ribelli ucraini filorussi, macchiandosi secondo diverse fonti (tra cui Amnesty international e l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) di numerose atrocità anche contro la popolazione civile, tanto nel settore di Mariupol quanto negli oblast orientali, da Kharkiv a Lugansk. Nell’ottobre dello stesso anno il battaglione diventò così imponente da essere inquadrato nella Guardia nazionale, sotto il controllo del ministero degli Interni, per sfruttare al meglio le milizie rivelatesi cruciali per arginare l’avanzata dei ribelli nel Donbass. Biletsky ottenne il grado di colonnello e una medaglia al valore per aver guidato la squadra probabilmente più efficace al fronte.Ora l’Azov, che conta circa 1.260 effettivi, è un reggimento di forze speciali e viene addestrato da istruttori Nato, ma ha mantenuto le insegne che ricalcano gli emblemi delle Ss naziste sopra al cosiddetto sole nero, un altro simbolo caro a Hitler. Dal febbraio 2019 è dislocato nuovamente in Donbass, e probabilmente nelle prossime ore sarà ancora in prima linea contro le forze armate russe.Le conessi

Sorgente: Chi sono i ‘nazisti ucraini’ che Putin dice di voler eliminare