Peste suina, primi blocchi per l’export di salumi. Allevamenti in allarme 

Peste suina, primi blocchi per l’export di salumi. Allevamenti in allarme 

14 Gennaio 2022 0 Di Luna Rossa

I casi di cinghiali morti tra il Piemonte e la Liguria creano timori fra i produttori. Il sottosegretario Gian Marco Centinaio: “Tutti i ministeri competenti agiscano per evitare che la malattia causi danni al settore”. Coldiretti: “Serve un commissario straordinario”. Il virus non è contagioso per l’uomo

Sono bastati sette casi di peste suina africana scoperti in carcasse di cinghiali tra Piemonte e Liguria a far scattare le prime sospensioni delle importazioni di salumi da parte di Cina, Giappone, Taiwan e Kuwait. Lo denuncia Confagricoltura, preoccupata anche del fatto che la Svizzera abbia disposto restrizioni in via precauzionale. “Ora – spiega il presidente Massimiliano Giansanti – è necessario agire con la massima tempestività ed efficacia nel campo della sorveglianza e delle misure di biosicurezza per la protezione degli allevamenti”. E se ci sarà lo stop all’export, si teme anche il rischio di chiusura allevamenti. Ad ora, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare ha escluso l’Italia dalle “zone di preoccupazione”. E ad oggi non risultano casi di peste suina in maiali nè allevamenti né allo stato brado, ma resta l’allerta: la richiesta unanime è di prevenire il peggio.

Assica, – l’Associazione industriali delle carni e dei salumi – ha calcolato che un blocco delle esportazioni potrebbe costare 20 milioni al mese ma secondo la Cia-agricoltori italiani si corre il rischio di mettere in difficoltà un settore che nel 2021 ha esportato 1,7 miliardi tra prosciutti stagionati, disossati, speck, coppe e culatelli, il 12,2% in più del 2020. “Se perdiamo il 15-18% dell’export sarà a in pericolo la sopravvivenza degli stessi allevamenti suini italiani, che sono già in sofferenza da mesi per l’aumento del costo dei mangimi e dell’energia”, denuncia Maurizio Gallo, direttore dell’Associazione nazionale allevatori suini (Anas).

Ma il problema non è solo legato ai mercati esteri. “Insieme alle necessarie tempestive misure di prevenzione e sorveglianza, occorre vigilare contro le speculazioni di mercato a tutela degli allevatori e del sistema economico ed occupazionale”, denuncia Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. Secondo Confagricoltura Piemonte “industrie e società cooperative, operanti fuori Piemonte, avrebbero sospeso i ritiri di suini vivi allevati in Piemonte, anche al di fuori della zona infetta delimitata dall’Unione Europea”.

 

Un allevamento di maiali 

 

Per il momento, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare ha escluso l’Italia è esclusa da “zone di preoccupazione” ricordando che la peste suina africana è un virus innocuo per l’uomo, ma che colpisce maiali e cinghiali selvatici. Il problema, dunque, potrebbe essere legato alle gravi perdite economiche che potrebbero essere causate dal contagio perché non esistendo vaccini specifici in caso di epidemia è necessario abbattere, nelle zone interessate, un gran numero di maiali d’allevamento. Secondo la Cia le misure di “bio-sicurezza degli allevamenti italiani hanno standard molto elevati, che verranno ulteriormente rafforzate nelle prossime settimane per tutelare le aziende zootecniche, a rischio di tracollo nella malaugurata ipotesi di focolai. Malgrado non ci sia alcun caso di contaminazione della popolazione suina le istituzioni devono mantenere alto il livello di allerta”.

Il primo caso accertato di Psa si è verificato ad Ovada e adesso le segnalazioni sono diventate sette. Le autorità sanitarie hanno messo sotto osservazione un’area esagonale tra i territori di Genova, Ronco Scrivia, Novi Ligure, Acqui Terme, Spigno Monferrato e Albissola Marina. All’inizio la zona rossa comprendeva 78 comuni che poi sono diventati 114. La regione Piemonte ha disposto lo stop alla caccia in provincia di Alessandria mentre sul versante ligure della zona rossa è stata vietata la caccia di qualsiasi specie, la raccolta di funghi e altre attività concernenti le aree boschive. Stop anche alla movimentazione di qualsiasi tipo di animali zootecnici in entrata e in uscita. Ed è stata sospesa a tempo indeterminato anche la certificazione veterinaria riguardante l’esportazione delle carni suine.  

 

Cinghiali trovati morti in provincia di Alessandria 

 

Secondo Gian Marco Centinaio, sottosegretario alle Politiche Agricole, “siamo davanti a una duplice emergenza: la minaccia della diffusione della peste suina africana e una presenza fuori controllo di fauna selvatica sul territorio nazionale. Tutti i ministeri che hanno competenza sulla questione agiscano in modo coeso e sinergico per evitare che la Psa colpisca i nostri allevamenti e causi pesantissimi danni economici a un intero settore”.

Le parole di Centinaio dimostrano come l’allarme su una possibile diffusione della peste suina rilanci il tema dell’abbattimento dei cinghiali che, come denunciano da tempo le organizzazioni agricole, sono la causa della distruzione dei raccolti e anche di molti incidenti stradali. “Siamo costretti ad affrontare una grave emergenza sanitaria perché è mancata l’azione di prevenzione come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da Nord a Sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari”, denuncia ancora Prandini. Dal suo punto di vista è necessaria “la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine chiamate ad intensificare gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti e compensare gli eventuali danni economici alle imprese”. Una richiesta che nei giorni scorsi era stata avanzata anche da Gabriele Carenini, presidente di Cia Piemonte.

Sorgente: Peste suina, primi blocchi per l’export di salumi. Allevamenti in allarme – la Repubblica