Sbarchi, il bluff del governo sull’Italia «abbandonata» dagli altri paesi europei | il manifesto

Sbarchi, il bluff del governo sull’Italia «abbandonata» dagli altri paesi europei | il manifesto

14 Novembre 2021 0 Di Luna Rossa

Fact-checking. I numeri dei movimenti secondari e il confronto tra le richieste d’asilo nei paesi Ue smentiscono Draghi e Lamorgese. Miraglia (Arci): «Anche Draghi ricorre al vittimismo tipico della cultura politica italiana»

Giansandro Merli

Ci sono delle rappresentazioni ricorrenti intorno ai fenomeni migratori che a furia di essere ripetute rischiano di sembrare vere. Una di queste vuole che l’Italia sia stata abbandonata dagli altri paesi membri e debba sopportare il peso maggiore degli arrivi via mare. «È certo che questi sbarchi continui rendono la situazione insostenibile, l’Ue deve trovare un accordo per ri… su questo fronte», ha detto venerdì sera il primo ministro Mario Draghi, a margine della conferenza parigina sulla Libia. L’esitazione sulla parola interrotta lascia in dubbio se il premier si riferisse a ridistribuire gli arrivi, come induce a pensare il prefisso sfuggito, o a un maggiore impegno al di là del mare per fermare le partenze, come farebbero credere le parole sull’urgenza di spendere più denaro in Libia.

In ogni caso che il governo sia ossessionato dalla ridistribuzione dei migranti approdati sulle coste non è un segreto. Né una particolarità di questo esecutivo. Il mantra viene ripetuto da primi ministri e titolari del Viminale da almeno 10 anni. Non fa eccezione la ministra Luciana Lamorgese che la settimana scorsa è tornata a invocare un maggiore coinvolgimento europeo.

Lamorgese nel settembre 2019 aveva siglato un accordo a La Valletta per istituire un meccanismo volontario di distribuzione dei naufraghi soccorsi nel Mediterraneo, trasferendone una parte da Italia e Malta verso Francia e Germania, e gli altri paesi che si sarebbero aggiunti. I timidi risultati iniziali sono stati quasi azzerati dall’arrivo del Covid-19. Ieri Alessandra Ziniti ha rivelato su La Repubblica che nel 2021 solo 97 migranti sono stati trasferiti in Europa. L’idea del «tradimento» è stata rilanciata da Matteo Salvini, che ama puntare il dito contro Berlino ma dimentica come i principali ostacoli alla condivisione vengano da Visegrád.

Una donna soccorsa dalla nave Geo Barents con suo figlio all’arrivo ad Augusta, 29/11/2021 – foto di Samy Magdy/Ap

Comunque, alcuni dati sono sistematicamente taciuti quando Roma torna sul tema. Il ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) Matteo Villa, tra i principali esperti italiani nel maneggiare i numeri relativi ai flussi migratori, calcola che dal 2011 almeno 397mila migranti sbarcati in Italia siano andati, autonomamente, in altri paesi membri.

Delle 867mila persone giunte dal mare, 280mila non hanno chiesto asilo e altre 375mila hanno ricevuto un diniego. Tolti i circa 38mila rimpatri riconducibili per via delle nazionalità ad arrivi dal Mediterraneo, gli irregolari sarebbero dovuti aumentare di almeno 617mila unità (numero al ribasso perché non conta chi è finito in clandestinità arrivando via terra o in aereo). Le stime della Fondazione Ismu, però, sostengono che le persone senza documenti sono 74mila in più. Senza le regolarizzazioni intercorse nel frattempo, calcola Villa, sarebbero cresciute di 220mila. Almeno 397mila migranti, quindi, sono andati altrove. 250mila li hanno rintracciati altri paesi europei, tra cui Germania (32%), Francia (25%) e Svizzera (16%).

Infografica di Matteo Villa (Ispi)

 

In virtù del regolamento Dublino sarebbero dovuti tornare in Italia, ma è successo solo in 31mila casi. È anche per questi numeri che nel Consiglio europeo del 22 ottobre scorso Austria, Olanda, Danimarca, Finlandia e Svezia hanno accusato l’Italia di fare poco per ridurre i movimenti secondari, cioè quelli tra paesi Ue.

Infografica Matteo Villa (Ispi)

A parlare chiaro sono anche le richieste d’asilo nel 2021. Gli ultimi dati Eurostat disponibili dicono che al 31 agosto erano 82.935 in Germania, 60.415 in Francia e 33.335 in Spagna. In Italia 22.245, poco più delle 17.360 dell’Austria. «Non c’è ragione per cui gli altri paesi dovrebbero aiutarci. Dovremmo essere noi ad aiutare loro. Anche Draghi ricorre al vittimismo tipico della cultura politica italiana», ha commentato Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci.

 

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