Cop26. Il documento con le decisioni finali (Glasgow Climate Pact) | paceeclimaallacop26

Cop26. Il documento con le decisioni finali (Glasgow Climate Pact) | paceeclimaallacop26

15 Novembre 2021 0 Di ken sharo

Cop26. Il documento con le decisioni finali (Glasgow Climate Pact). Le analisi e i commenti dal punto di vista di ecopacifist* radical* e femminist*

Alle decisioni finali tradotte dall’inglese all’italiano facciamo seguire:

1 – un commento di Alfonso Navarra – portavoce dei Disarmisti esigenti
2 – il commento dell’Associazione a Sud

Il documento con le decisioni finali tradotto in italiano

 

Decisione -/CP.26 – Patto per il clima di Glasgow (Glasgow Climate Pact)

 
La Conferenza delle Parti,
Richiamando le decisioni 1/CP.19, 1/CP.20, 1/CP.21, 1/CP.22, 1/CP.23, 1/CP.24 e1/CP.25,
Prendendo atto delle decisioni 1/CMP.16 e 1/CMA.3,
 
Riconoscendo il ruolo del multilateralismo e della Convenzione, compresi i suoi processi e principi, e l’importanza della cooperazione internazionale nell’affrontare il cambiamento climatico e i suoi impatti, nel contesto dello sviluppo sostenibile e degli sforzi per sradicare la povertà,
Riconoscendo gli impatti devastanti della pandemia di coronavirus del 2019 e l’importanza di garantire una ripresa globale sostenibile, resiliente e inclusiva, dimostrando solidarietà, in particolare con i paesi-parti in via di sviluppo,  
Riconoscendo gli importanti progressi compiuti attraverso il processo multilaterale dell’UNFCCC dal 1994, anche nell’ambito della Convenzione, del Protocollo di Kyoto e dell’Accordo di Parigi,
Riconoscendo che, essendo il cambiamento climatico una preoccupazione comune dell’umanità, le Parti dovrebbero, quando si intraprendono azioni per affrontarlo, rispettare, promuovere e considerare i loro rispettivi obblighi in materia di diritti umani, diritto alla salute, diritti dei popoli indigeni, comunità locali, migranti, bambini, persone con disabilità e persone vulnerabili, diritto allo sviluppo, così come verso l’uguaglianza di genere, l’empowerment delle donne e l’equità intergenerazionale,   
Rilevando l’importanza di garantire l’integrità di tutti gli ecosistemi, comprese le foreste, l’oceano e la criosfera, e la tutela della biodiversità, riconosciuta da alcune culture come Madre Terra, e rilevando anche l’importanza per alcuni dei concetti di “giustizia climatica”, quando si intraprendono azioni per affrontare il cambiamento climatico,
Esprimendo apprezzamento ai Capi di Stato e di Governo che hanno partecipato al World Leaders Summit di Glasgow per i maggiori obiettivi e azioni annunciati e per gli impegni presi a lavorare insieme e con le parti interessate – e non parti – allo scopo di accelerare azioni settoriali entro il 2030,
Riconoscendo il ruolo importante delle popolazioni indigene, delle comunità locali e della società civile, compresi i giovani e i bambini, nell’affrontare e rispondere ai cambiamenti climatici, e evidenziando l’urgente necessità di un’azione multilivello e cooperativa,
Riconoscendo le crisi globali interconnesse del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità, e il ruolo fondamentale di proteggere, conservare e ripristinare la natura e gli ecosistemi nel fornire benefici per l’adattamento e la mitigazione del clima, garantendo nel contempo salvaguardie sociali e ambientali
 
I – SCIENZA E URGENZA
 
1. Riconosce l’importanza della migliore scienza disponibile per un’azione e una politica per il clima efficaci  
2. Accoglie con favore il contributo del Gruppo di lavoro 1 al Gruppo intergovernativo su
Il sesto rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici (*nota 1) e i recenti rapporti globali e regionali sullo stato del clima dall’Organizzazione meteorologica mondiale, e invita il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici a presentare i suoi prossimi rapporti all’Organismo sussidiario di consulenza scientifica e tecnologica nel 2022;
3. Esprime allarme e massima preoccupazione per il fatto che le attività umane hanno causato un aumento di circa 1,1 °C  del riscaldamento globale fino ad oggi e che gli impatti si stanno già facendo sentire in ogni regione del Pianeta;
4. Sottolinea l’urgenza di rafforzare l’ambizione e l’azione in relazione alla mitigazione e adattamento e al finanziamento in questo decennio critico per colmare il divario tra gli sforzi attuali e i percorsi nel perseguimento dell’obiettivo finale della Convenzione e del suo obiettivo globale a lungo termine;
 
II –  ADATTAMENTO
 
5. Rileva con seria preoccupazione i risultati del contributo del gruppo di lavoro I al Sesto rapporto di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti scientifici sui cambiamenti climatici, incluso quello che documenta come gli eventi estremi climatici e meteorologici e i loro impatti negativi sulle persone e sulla natura continueranno ad aumentare con ogni ulteriore incremento delle temperature in aumento;
6. Sottolinea l’urgenza di intensificare l’azione e il sostegno, compresi i finanziamenti, lo sviluppo delle capacità e il trasferimento di tecnologia, per il miglioramento della capacità di adattamento, il rafforzamento della resilienza e la riduzione della vulnerabilità ai cambiamenti climatici in linea con la migliore scienza disponibile, tenendo conto delle priorità e delle esigenze dei paesi in via di sviluppo;
7. Accoglie con favore i piani nazionali di adattamento presentati fino ad oggi, che migliorano la comprensione e l’attuazione delle azioni e delle priorità di adattamento;
8. Esorta le Parti a integrare ulteriormente l’adattamento nella pianificazione locale, nazionale e regionale;
9. Invita il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici a presentare alla Conferenza delle Parti nella sua ventisettesima sessione (novembre 2022) le conclusioni del contributo del gruppo di lavoro II al suo sesto rapporto di valutazione, compresi quelle relative a valutare le esigenze di adattamento e invita la comunità di ricerca a promuovere la comprensione degli impatti globali, regionali e locali dei cambiamenti climatici, delle opzioni di risposta e delle esigenze di adattamento;
 
III – FINANZA ADATTIVA (o per l’adattamento – ndt)
 
10. rileva con preoccupazione che l’attuale fornitura di finanziamenti per l’adattamento climatico rimane insufficiente per rispondere al peggioramento degli impatti del cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo;
11. Esorta le parti dei paesi sviluppati ad aumentare urgentemente e in modo significativo la loro fornitura dei finanziamenti per il clima, del trasferimento tecnologico e dello sviluppo delle capacità di adattamento in modo da rispondere alle esigenze dei paesi in via di sviluppo come parte di uno sforzo globale, anche per la formulazione e attuazione dei piani nazionali di adattamento;
12. riconosce l’importanza dell’adeguatezza e della prevedibilità dei finanziamenti per l’adattamento, compreso il valore del Fondo per l’adattamento nel fornire un supporto dedicato all’adattamento;
13. Accoglie con favore le recenti promesse fatte da molti paesi sviluppati per aumentare la loro fornitura di finanziamenti per il clima al fine di sostenere l’adattamento nei paesi in via di sviluppo in risposta alle loro crescenti esigenze, compresi i contributi versati al Fondo di adattamento e al Fondo per i paesi meno sviluppati, che rappresentano un progresso significativo rispetto a sforzi precedenti;  
14. Invita le banche multilaterali di sviluppo, le altre istituzioni finanziarie e il settore privato a migliorare la mobilitazione finanziaria al fine di fornire la scala delle risorse necessarie per realizzare i piani climatici, in particolare per l’adattamento, e incoraggia le parti a continuare a esplorare approcci e strumenti innovativi per mobilitare da fonti private finanziamenti per l’adattamento;
 
IV – MITIGAZIONE
 
15. Riafferma l’obiettivo globale a lungo termine di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, riconoscendo che ciò porterebbe a ridurre significativamente i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici;
16. Riconosce che gli impatti dei cambiamenti climatici saranno molto più bassi con l’aumento della temperatura di 1,5 °C rispetto a +2 °C e decide di proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 °C;
17. Riconosce inoltre che limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C richiede rapide, profonde e prolungate riduzioni delle emissioni globali di gas serra, compresa la riduzione dell’ anidride carbonica del 45 per cento entro il 2030 rispetto al livello del 2010 e a zero netto intorno a metà del secolo, così come profonde riduzioni di altri gas serra;
18. Riconosce inoltre che ciò richiede un’azione accelerata in questo decennio critico, sulla base delle migliori conoscenze scientifiche e equità disponibili, che riflettano responsabilità differenziate e rispettive capacità e nel contesto dello sviluppo sostenibile e degli sforzi per sradicare la povertà;
19. Invita le parti a prendere in considerazione ulteriori azioni per ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra non CO2, compreso il metano;
20. Invita le Parti ad accelerare lo sviluppo, il dispiegamento e la diffusione di tecnologie e l’adozione di politiche per la transizione verso sistemi di energia a basse emissioni, anche aumentando rapidamente la diffusione della generazione di energia pulita e di misure per l’efficienza energetica, compresa l’accelerazione degli sforzi verso la graduale riduzione dell’energia da carbone e l’eliminazione graduale dei sussidi inefficienti ai combustibili fossili, fornendo nel contempo sostegno mirato ai più poveri e vulnerabili in linea con le circostanze nazionali e riconoscendo la necessità di sostegno verso una transizione giusta;
21. Sottolinea l’importanza di proteggere, conservare e ripristinare la natura e gli ecosistemi, comprese le foreste e gli altri ecosistemi terrestri e marini, per raggiungere l’obiettivo globale a lungo termine della Convenzione agendo come pozzi e serbatoi di gas serra e tutelare la biodiversità, garantendo nel contempo salvaguardie sociali e ambientali;
 
V – FINANZA, TECNOLOGIA E TRASFERIMENTO DEL CAPACITY BUILDING (la costruzione delle capacità – ndt) PER LA MITIGAZIONE E L’ADATTAMENTO
 
22. Esorta le parti dei paesi sviluppati a fornire un sostegno rafforzato, anche attraverso risorse finanziarie, al trasferimento di tecnologia e alla creazione di capacità, per assistere i paesi in via di sviluppo per quanto riguarda sia la mitigazione che l’adattamento, in continuazione dei loro esistenti obblighi derivanti dalla Convenzione e incoraggia le altre Parti a fornire o continuare a fornire tale supporto volontariamente;
23. Prende atto con preoccupazione delle crescenti esigenze dei paesi in via di sviluppo, in particolare a causa dei crescenti impatti dei cambiamenti climatici e dell’aumento dell’indebitamento come conseguenza della pandemia da coronavirus del 2019;
24. Accoglie con favore la prima relazione sulla determinazione dei bisogni dei paesi in via di sviluppo legate all’attuazione della Convenzione e dell’Accordo di Parigi (*Nota2) e la quarta Valutazione biennale panoramica dei flussi finanziari per il clima (*Nota 3) da parte del Comitato permanente sulla finanza;    
25. Sottolinea la necessità di mobilitare i finanziamenti per il clima da tutte le fonti per raggiungere il livello necessario per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi, compreso un aumento significativo del sostegno ai paesi in via di sviluppo, oltre 100 miliardi di dollari all’anno;
26. rileva con profondo rammarico che l’obiettivo delle Parti-paesi sviluppati di mobilitare congiuntamente 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 nel contesto di azioni di mitigazione significative e la trasparenza sull’attuazione non è stato ancora rispettato e si compiace dell’aumento degli impegni presi da molte parti dei paesi sviluppati e del Piano di erogazione della finanza climatica: raggiungere l’obiettivo di 100 miliardi di dollari (* Nota 4) e delle azioni collettive in esso contenute;   
27. Esorta le parti dei paesi sviluppati a raggiungere con urgenza l’obiettivo di 100 miliardi di dollari USA e fino al 2025 e sottolinea l’importanza della trasparenza nell’attuazione dei loro impegni;
28. Sollecita le entità operative del meccanismo finanziario, lo sviluppo multilaterale, le banche e altre istituzioni finanziarie ad aumentare ulteriormente gli investimenti nell’azione per il clima, e chiede un continuo aumento della portata e dell’efficacia dei finanziamenti per il clima da parte di tutte le fonti a livello globale, comprese sovvenzioni e altre forme di finanziamento altamente agevolate;
29. Sottolinea nuovamente la necessità di maggiori risorse finanziarie per tenere conto delle esigenze di quei paesi particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, e incoraggia a questo proposito le istituzioni multilaterali competenti a considerare come le vulnerabilità al clima dovrebbero riflettersi nella fornitura e nella mobilitazione di finanziamenti agevolati, risorse e altre forme di sostegno, compresi i diritti speciali di prelievo;
30. Sottolinea le sfide affrontate da molte parti dei paesi in via di sviluppo nell’accedere ai finanziamenti e incoraggia ulteriori sforzi per migliorare l’accesso ai finanziamenti, anche da parte delle entità operative del meccanismo finanziario;    
31. prende atto delle preoccupazioni specifiche sollevate in merito all’ammissibilità e alla capacità di accesso a forme agevolate di finanziamento per il clima, e ribadisce l’importanza della fornitura di maggiori risorse finanziarie, tenendo conto delle esigenze dei paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici;
32. Incoraggia i pertinenti fornitori di sostegno finanziario a considerare come la vulnerabilità agli effetti negativi del cambiamento climatico potrebbero riflettersi nella fornitura e nella mobilitazione di risorse finanziarie agevolate e come potrebbero semplificare e migliorare l’accesso ai finanziamenti;
33. riconosce i progressi compiuti in materia di sviluppo delle capacità, in particolare in relazione a rafforzare la coerenza e il coordinamento delle attività di potenziamento delle capacità verso l’attuazione della Convenzione e dell’Accordo di Parigi;
34. Riconosce la necessità di continuare a sostenere i paesi in via di sviluppo nell’individuare e affrontare le lacune e le esigenze di sviluppo delle capacità attuali ed emergenti e per catalizzare azione per il clima e soluzioni per rispondere;   
35. Accoglie con favore le relazioni annuali congiunte del Comitato esecutivo per la tecnologia e del Centro e della Rete per la tecnologia climatica per il 2020 e il 2021 (* nota 5) e invita i due corpi a rafforzare la loro collaborazione;
36. Sottolinea l’importanza di rafforzare l’azione cooperativa sullo  sviluppo tecnologico e per il trasferimento delle tecnologie per l’attuazione di azioni di mitigazione e adattamento, comprese l’accelerazione, l’incoraggiamento e l’abilitazione dell’innovazione e l’importanza di finanziamenti prevedibili, sostenibili e adeguati da diverse fonti per il Meccanismo della Tecnologia;
 
VI. – PERDITE E DANNI
 
37. Riconosce che il cambiamento climatico ha già causato e causerà sempre più perdite
e danni e che, con l’aumento delle temperature, gli impatti di condizioni climatiche e meteorologiche estreme, come così come eventi a lenta insorgenza, porranno una minaccia dal sempre maggiore impatto sociale, economico e ambientale;
38. Riconosce inoltre il ruolo importante di un’ampia gamma di parti interessate a livello locale, livello nazionale e regionale, comprese le popolazioni indigene e le comunità locali, nell’evitare, ridurre al minimo e affrontare perdite e danni associati agli effetti negativi del cambiamento  climatico;
39. Ribadisce l’urgenza di intensificare l’azione e il sostegno, se del caso, compresi finanza, trasferimento tecnologico e sviluppo delle capacità, per attuare approcci per evitare, ridurre al minimo e affrontare perdite e danni associati agli effetti negativi del cambiamento nei paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili a questi effetti;
40. Sollecita i paesi sviluppati, le entità operative del meccanismo finanziario, Enti delle Nazioni Unite e organizzazioni intergovernative e altri enti bilaterali e istituzioni multilaterali, comprese le organizzazioni non governative e le fonti private, a fornire un supporto potenziato e aggiuntivo per le attività che affrontano perdite e danni associati con gli effetti negativi del cambiamento climatico;
41. Riconosce l’importanza dell’assistenza tecnica basata sulla domanda nello sviluppo delle capacità ad attuare approcci per evitare, ridurre al minimo e affrontare perdite e danni associati con gli effetti negativi del cambiamento climatico;
42. accoglie con favore l’ulteriore operatività della rete di Santiago per evitare, ridurre al minimo e affrontare perdite e danni associati agli effetti negativi del cambiamento climatico, includendo l’accordo sulle sue funzioni e il processo per sviluppare ulteriormente i suoi assetti istituzionali;
43. Approva i paragrafi 67-70 e 73-74 della decisione -/CMA.3; (* Nota 6 e Nota 7); 
44. Riconosce l’importanza di un’azione coerente per rispondere alla scala dei bisogni causati dagli impatti negativi dei cambiamenti climatici;
45. Decide di rafforzare i partenariati tra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati, fondi, agenzie tecniche, società civile e comunità per migliorare la comprensione di come li approcci per evitare, ridurre al minimo e affrontare perdite e danni possono essere migliorati.
 
VII. – IMPLEMENTAZIONE
 
46. ricorda che le tavole rotonde tra le Parti e i portatori di interesse non Parti pre-2020 l’attuazione e l’ambizione svolte nel 2018, 2019 e 2020 hanno contribuito a evidenziare e migliorare comprensione degli sforzi e delle sfide affrontate dalle Parti in relazione all’azione e sostegno nel periodo pre-2020, nonché del lavoro degli enti costituiti in quel periodo;
47. Esorta con forza tutte le Parti che non l’hanno ancora fatto a rispettare eventuali impegni in sospeso ai sensi della Convenzione il prima possibile;
48. Accoglie con favore l’azione intrapresa per sbloccare il potenziale di contributo dell’azione settoriale a raggiungimento e attuazione degli obiettivi nazionali, in particolare nei settori ad alta intensità di emissioni;
49. Riconosce la necessità di prendere in considerazione le preoccupazioni delle Parti con economie maggiormente colpite dall’impatto delle misure di risposta, in particolare i paesi in via di sviluppo, in linea con l’articolo 4, paragrafi 8 e 10, della Convenzione;
50. Riconosce inoltre l’importanza di proteggere, conservare e ripristinare gli ecosistemi per fornire servizi cruciali, compresa la funzione di pozzi e serbatoi di gas serra, ridurre la vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici e sostenere mezzi di sussistenza sostenibili, anche per le popolazioni indigene e le comunità locali;
51. Incoraggia le Parti ad adottare un approccio integrato per affrontare le questioni di cui nel precedente paragrafo 50 nelle decisioni politiche e di pianificazione nazionali e locali;
52. Riconosce la necessità di garantire transizioni giuste che promuovano lo sviluppo sostenibile e l’eliminazione della povertà e la creazione di lavoro dignitoso e di qualità,  rendendo i flussi finanziari coerenti con un percorso verso una riduzione dei gas serra emissioni e sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici, anche attraverso la diffusione e il trasferimento di tecnologia e fornitura di supporto alle parti dei paesi in via di sviluppo;
 
VIII. – COLLABORAZIONE
 
53. riconosce l’importanza della collaborazione internazionale sull’azione innovativa per il clima, compreso il progresso tecnologico, tra tutti gli attori della società, dei settori e delle regioni, per contribuire al progresso verso l’obiettivo della Convenzione e gli obiettivi dell’accordo di Parigi;
54. Ricorda l’articolo 3, paragrafo 5, della Convenzione e l’importanza della cooperazione per affrontare il cambiamento climatico e sostenere la crescita e lo sviluppo economici sostenibili;
55. riconosce l’importante ruolo dei portatori di interesse non parti, compresa la società civile, popolazioni indigene, comunità locali, giovani, bambini, governi locali e regionali e altre parti interessate, nel contribuire al progresso verso l’obiettivo della Convenzione egli obiettivi dell’Accordo di Parigi;
56. accoglie con favore il miglioramento del partenariato di Marrakech per l’azione globale per il clima (*Nota 8) per migliorare l’ambizione, la leadership e le azioni dei campioni di alto livello e il lavoro del segretariato della piattaforma Non-state Actor Zone for Climate Action per sostenere responsabilità e tenere traccia dei progressi delle iniziative volontarie; 
57. Accoglie con favore anche il comunicato di alto livello (* Nota 9) sulle settimane climatiche regionali e incoraggia la continuazione delle settimane regionali sul clima in cui le parti e i portatori di interesse non parti possono rafforzare la loro risposta credibile e duratura ai cambiamenti climatici al livello regionale;
58. Accoglie inoltre con favore le relazioni di sintesi informali del presidente dell’organo sussidiario per la consulenza scientifica e tecnologica sull’oceano e il dialogo sui cambiamenti climatici a considerare come rafforzare l’azione di adattamento e mitigazione e sul dialogo sul rapporto tra territorio e questioni relative all’adattamento ai cambiamenti climatici;
59. Invita le parti a presentare pareri su come potenziare l’azione per il clima sulla terra ai sensi dei programmi e attività UNFCCC esistenti nel paragrafo 75 della relazione sul dialogo sul rapporto tra il territorio e le questioni relative all’adattamento ai cambiamenti climatici di cui all’art. paragrafo 58 che precede, e chiede al Presidente dell’Organismo sussidiario di competenza scientifica e Consulenza tecnologica di redigere una relazione di sintesi informale e renderla disponibile alla Conferenza delle Parti nella sua ventisettesima sessione;
60. Invita i pertinenti programmi di lavoro e gli organismi costituiti nell’ambito dell’UNFCCC a considerare come integrare e rafforzare l’azione basata sugli oceani nei loro mandati esistenti e piani di lavoro e riferire su queste attività all’interno dei processi di rendicontazione esistenti, come adeguata;
61. Invita inoltre il Presidente dell’Organismo sussidiario di consulenza scientifica e tecnologica a tenere un dialogo annuale, a partire dalla cinquantaseiesima seduta dell’Organo Controllato per Consulenza scientifica e tecnologica (giugno 2022), per rafforzare l’azione basata sull’oceano e per predisporre al riguardo una relazione di sintesi informale e metterla a disposizione della Conferenza delle Parti nella sua sessione successiva;
62. Esorta le parti ad avviare rapidamente l’attuazione del programma di lavoro di Glasgow sull’azione per il Climate Empowerment, rispettando, promuovendo e considerando i rispettivi obblighi in materia di diritti umani, uguaglianza di genere ed emancipazione delle donne;
63. Esprime apprezzamento per i risultati della XVI Conferenza della Gioventù, organizzato dalla circoscrizione delle organizzazioni non governative per l’infanzia e la gioventù e tenutosi a Glasgow nell’ottobre 2021 e l’evento “Youth4Climate2021: Driving Ambition”ospitato dall’Italia a Milano, Italia, nel settembre 2021;
64. Esorta le parti e le parti interessate a garantire una partecipazione significativa dei giovani e rappresentanza nei processi decisionali multilaterali, nazionali e locali, anche sotto la Convenzione e l’Accordo di Parigi;
65. Invita le future Presidenze della Conferenza delle Parti, con il sostegno del segretariato, a facilitare l’organizzazione di un forum annuale di dialogo sul clima guidato dai giovani tra Parti e giovani in collaborazione con l’UNFCCC bambini e giovani circoscrizione e altre organizzazioni giovanili al fine di contribuire all’attuazione del programma di lavoro di Glasgow su Action for Climate Empowerment;
66. Sottolinea il ruolo importante della cultura delle popolazioni indigene e delle comunità locali e conoscenze in un’azione efficace sui cambiamenti climatici, ed esorta le Parti a coinvolgere attivamente popolazioni indigene e comunità locali nella progettazione e attuazione dell’azione per il clima e impegnarsi con il secondo piano di lavoro triennale per l’attuazione delle funzioni della Piattaforma Locale delle comunità e dei popoli indigeni, per il 2022-2024;
67. Esprime il proprio riconoscimento per l’importante ruolo svolto dalle organizzazioni di osservatori, compresi i nove collegi elettorali delle organizzazioni non governative, nel condividere le loro conoscenze, e i loro appelli a vedere un’azione ambiziosa per raggiungere gli obiettivi della Convenzione e collaborare con le Parti a tal fine;
68. Incoraggia le Parti ad aumentare la partecipazione piena, significativa ed equa delle donne nell’azione per il clima e per garantire un’attuazione sensibile al genere e mezzi di attuazione, che sono vitali per aumentare l’ambizione e raggiungere gli obiettivi climatici;
69. Invita le Parti a rafforzare la loro attuazione del potenziamento del lavoro di Lima per il programma sul genere e relativo piano d’azione di genere;(*Nota 10)
70. Prende atto delle implicazioni di bilancio stimate delle attività da intraprendere dalla segreteria di cui alla presente decisione;
71. Chiede che siano intraprese le azioni della segreteria richieste in questa decisione subordinatamente alla disponibilità di risorse finanziarie.
 
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Note:
 
1 Intergovernmental Panel on Climate Change. 2021. Climate Change 2021: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change. V Masson-Delmotte, P Zhai, A Pirani, et al. (eds.). Cambridge: Cambridge University Press. Available at https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/

2 See document FCCC/CP/2021/10/Add.2-FCCC/PA/CMA/2021/7/Add.2.

3 See document FCCC/CP/2021/10/Add.1-FCCC/PA/CMA/2021/7/Add.1.

4 Available at https://ukcop26.org/wp-content/uploads/2021/10/Climate-Finance-Delivery-Plan-1.pdf.

5 FCCC/SB/2020/4 and FCCC/SB/2021/5.

6 Draft decision entitled “Glasgow Climate Pact” proposed under agenda item 2(c) of the Conference of the Parties serving as the meeting of the Parties to the Paris Agreement at its third session.

7 It is noted that discussions related to the governance of the Warsaw International Mechanism on Loss and Damage associated with Climate Change Impacts did not produce an outcome: this is without prejudice to further consideration of this matter

8 Available at https://unfccc.int/sites/default/files/resource/Improved%20Marrakech%20Partnership%202021- 2025.pdf. 

9 Available at https://unfccc.int/regional-climate-weeks/rcw-2021-cop26-communique.

10 Decision 3/CP.25.

Commento di Alfonso Navarra – BLA BLA COP$ SI E’ CONCLUSA CON IL FALLIMENTO ANNUNCIATO

13 novembre 2021, serata sciagurata. Abbiamo appreso in tempo reale la notizia, data subito dal TG2 delle 20:30, dal nostro delegato alla COP26, Ennio Cabiddu: i 196 Stati (più la UE) riuniti nella conferenza ONU hanno accettato, dopo 13 giorni di discussioni, il “Patto di Glasgow” – un brutto compromesso tra USA e Cina – per affrontare (a chiacchiere) i cambiamenti climatici e delineare le basi (d’argilla) per il suo finanziamento futuro.

(Da osservatore accreditato, pur essendo rientrato in Italia, nella sua Sardegna, Ennio, tramite una specifica piattaforma informatica, poteva ancora collegarsi alla sala del Palazzo Congressi in cui si svolgeva l’assemblea ONU e assistere ai negoziati come fosse presente di persona).

L’esito negativo per Disarmisti esigenti, WILPF e partners (Argonauti per la pace, Progetto Mediterraneo, XR Pace, etc.), a dire il vero, era scontato: proprio il giorno prima a Milano – il 12 novembre che era la data per la chiusura ufficiale dei negoziati a Glasgow che poi si sono prolungati – alla Darsena, dalle ore 16:00 alle ore 19:00, avevamo organizzato “BLA BLA COP$”, un incontro con la cittadinanza, trasmesso da Radio Nuova Resistenza, in cui anticipavamo il succo di quello che sarebbe poi emerso il giorno dopo.

Nella convocazione già parlavamo di fallimento annunciato della COP26 riassumibile in tre punti: 1) promesse vuote sulla decarbonizzazione; 2) finalizzazione al business finanziario e delle multinazionali; 3) recupero del nucleare quale fonte presunta alleata delle rinnovabili.

(Una parte dell’incontro è visionabile al seguente link: https://www.nuovaresistenza.org/2021/11/bilancio-della-conferenza-sul-clima-di-glasgow-cop26-video/).

Diciamo che il documento finale che è emerso dopo i conciliaboli in extremis nei tempi supplementari del 13 novembre tra l’inviato americano John Kerry e quello cinese (entrambi si sono fatti scudo delle posizioni dei Paesi più arretrati) va ben oltre le peggiori previsioni, confermando in pieno lo scetticismo urlato di Greta Thunberg, la fondatrice dei “Fridays for future”, cui questa volta non è stato concesso il palco istituzionale.

Anche a parole, in buona sostanza, si sono fatti dei passi indietro.

Si richiama, nel documento finale, la necessità di rispettare il tetto di 1,5° C di aumento della temperatura per fine secolo rispetto all’epoca preindustriale (dovremmo arrivare a 15,6°C di temperatura media globale quando già oggi siamo a 15,1°C) sapendo bene che le promesse di tagli di CO2 e altri gas climalteranti, non vincolanti, degli Stati porteranno, se va bene, a +2,7° C secondo l’UNEP.

L’artificio retorico per “vendere” qualche aspetto positivo all’opinione pubblica  è quello che, a parole, l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura a 1,5°C diventa principale e i 2°C secondari, l’inverso che a Parigi, insomma.

Lo stesso documento ammette che la risposta all’urgenza climatica è insufficiente: le emissioni di CO2 aumenteranno del 14% al 2030 mentre dovrebbero diminuire del 45% per restare dentro l’1,5°C di aumento massimo.

Non vi è una scadenza tassativa per la decarbonizzazione grazie alla dicitura generica “entro la metà del secolo” che rende legittime la data cinese (2060) e quella indiana (2070).

Per il 2030 si auspica un taglio del 45%  delle emissioni di anidride carbonica rispetto al 2010. Il testo invita i paesi a tagliare drasticamente anche gli altri gas serra (metano e protossido di azoto)

Resta il punto che le National Determined Contributions – NDC degli Stati, tagli di CO2 sempre volontari, dovranno essere rafforzati entro il 2022, e comunicati alla COP27 del Cairo.

Le energie fossili sono citate come parte del problema ma vi è ancora spazio per il loro impiego duraturo e per finanziarle “in modo efficace” e persino l’uscita dal carbone non è tassativa, anzi si ammette un suo “uso efficiente”.

(Qui va inserito il colpo di scena finale dell’India che ha fatto cambiare phase out dal carbone in phase down, eliminazione con riduzione).

Non vi è un calendario per la fine delle sovvenzioni alle energie fossili ed anzi si apre la strada ai bond sedicenti “sostenibili” per il nucleare (appaiato con il gas quale “fonte transizionale”) con la UE a fare da apripista con la sua tassonomia in dirittura d’arrivo.

La promessa dei 100 miliardi di aiuti ai Paesi in via di sviluppo, di cui si parla da 12 anni e mai mantenuta, è rimessa di fatto in discussione. Il documento invita i paesi ricchi a raddoppiare i loro stanziamenti, e prevede un nuovo obiettivo di finanza climatica per il 2024. Ma nel testo non è fissata una data per attivare il fondo per gli aiuti alla decarbonizzazione. Uno strumento previsto dall’Accordo di Parigi e mai realizzato: si vede che i paesi ricchi non vogliono tirare fuori i soldi…

In questa logica non è accettato e tanto meno attivato il fondo separato per le vittime che compensi “le perdite e i danni” (che aprirebbe una miriade di contenziosi internazionali). Il testo prevede solo che si avvii un dialogo per eventualmente istituirlo.

La Cop26, nel momento stesso in cui toglie loro la parola, riconosce l’importanza di giovani, donne e comunità indigene nella lotta alla crisi climatica, e stabilisce che la transizione ecologica debba essere “giusta ed equa”.

La Cop26 vara le linee guida per tre previsioni dell’Accordo di Parigi che finora erano rimaste inattuate: il mercato globale delle emissioni di carbonio (articolo 6), il reporting format con le norme con cui gli stati comunicano i loro risultati nella decarbonizzazione (trasparenza) e le norme per l’attuazione dell’Accordo di Parigi (Paris Rulebook).

Ma, in sostanza, non ci sono regole chiare che impediscono che si imbrogli sui dati: ed il più grande imbroglio, aggiungiamo noi, è che non si calcolino le emissioni derivanti dalle attività militari, stimabili intorno al 20% del totale.

Sul fronte degli accordi internazionali raggiunti durante la Cop26, la novità più clamorosa è il patto di collaborazione fra Usa e Cina sulla lotta al cambiamento climatico. Le superpotenze rivali, smentendo di essere in “guerra fredda”, accettano di lavorare insieme su tutti i dossier che riguardano il clima, dalle rinnovabili alla tutela degli ecosistemi.

Poi ci sono l’accordo fra 134 paesi (compresi Brasile, Russia e Cina) per fermare la deforestazione al 2030, con uno stanziamento di 19,2 miliardi di dollari, e quello per ridurre del 30% le emissioni di metano al 2030 (ma senza Cina, India e Russia). Venticinque paesi (fra i quali l’Italia) hanno deciso di fermare il finanziamento di centrali a carbone all’estero, e altri 23 di cominciare a dismettere il carbone per la produzione elettrica.

Oltre 450 aziende, che rappresentano 130.000 miliardi di dollari di asset, hanno aderito alla coalizione Gfanz, che si impegna a dimezzare le emissioni al 2030 e ad arrivare a zero emissioni nette al 2050. Una trentina di paesi e 11 produttori di auto (ma non ci sono né l’Italia né Stellantis) si sono impegnati a vendere solo auto e furgoni a zero emissioni entro il 2035 nei paesi più sviluppati, ed entro il 2040 nel resto del mondo.

Nelle sue corrispondenze Ennio Cabiddu sottolinea che “abbiamo a che fare con 26 sfumature di COP” perché abbiamo assistito a diversi accordi tra alcuni Stati in vari settori: si pensi al BOGA (Beyond Oil and Gas Alliance) tra 12 Paesi comprendenti l’Italia; o agli accordi sul metano e sulla deforestazione (per 100 Paesi da stoppare entro il 2030).

Le sfumature che più ci piacciono riguardano l’impegno della società civile manifestato con il corteo studentesco dei 50mila il 5 novembre (School Strike for Climate) e soprattutto quello dei movimenti del 6 novembre (Global Day of Action). Una memorabile e festosa manifestazione di 200.000 mila persone, nutrita dalla partecipazione massiccia, nonostante il maltempo, di movimenti, sindacati, ONG, associazioni, gruppi religiosi, reti per la giustizia razziale, gruppi giovanili e tante altre realtà, anche pacifiste, provenienti da tutto il mondo.

Questa manifestazione, con in testa i movimenti indigeni dell’America Latina e delle popolazioni africane, rappresenta la crescente consapevolezza dell’emergenza climatica da parte dell’opinione pubblica mondiale. Essa ha dato potenzialmente corpo al valore della terrestrità e ai contenuti della Cop26 Coalition per una politica globale in grado di dare risposte concrete alla crisi climatica, partendo dal sostegno ai Paesi in via di sviluppo che non hanno a disposizione le risorse per avviare la transizione.

Noi facciamo parte della componente che ha lavorato e lavora per la convergenza sull’azione climatica per la pace: la pace con la natura che, attraverso il disarmo, diventa condizione per la pace tra gli esseri umani in una società giusta, di eguali liberi e liberati dall’oppressione sulle donne, sui diversi, sulle minoranze di ogni genere.

A Glasgow dall’Italia siamo partiti con due obiettivi:

  • Inserire le attività militari nel calcolo delle emissioni e quindi il loro taglio quale contributo essenziale alla soluzione del problema climatico;
  • Vigilare contro il ritorno del nucleare civile autoproponentesi come alleato delle rinnovabili ma in realtà funzionale alla potenza militare.

Per il momento ci sembra di non aver trovato molto spazio per i nostri temi ma il nostro lavoro per sensibilizzare l’opinione pubblica e gli stessi movimenti andrà avanti, secondo il motto di un grande pensatore e rivoluzionario, di origine sarda ma appartenente all’umanità, “con il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà”.

Un primo ed urgente momento di impegno sarà la campagna perché il governo italiano, rispettando la volontà popolare espressa inequivocabilmente in due referendum (1987 e 2011), non resti in un finto silenzio ma prenda posizione contro l’inclusione del nucleare (ma anche del gas e della CCS) nella tassonomia che la UE dovrebbe varare il 7 dicembre.

 

Un secondo impegno di più lungo periodo riguarda un ICE (Iniziativa dei cittadini europei) sull’adesione al TPAN (Trattato di proibizione delle armi nucleari); ICE – cioè raccogliere un milione di firme in almeno 7 Paesi della UE,  di cui vanno poggiate le fondamenta costruendo un effettivo coordinamento antinucleare europeo: noi continuiamo a lavorare, in direzione ostinata e contraria, animati dal gramsciano “pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà”.

Associazione a Sud: la COP flop chiude senza impegni

“Non possiamo aspettare le loro decisioni. Portiamo gli Stati in tribunale”

Dopo il susseguirsi di bozze, la COP26 arriva al documento finale ma si tratta di un preoccupante passo indietro su tutti i fronti. Il vertice di Glasgow elabora risposte vaghe e non all’altezza della sfida: dalla road map di decarbonizzazione, al ruolo delle fonti fossili, fino alle regole per implementare l’accordo o alla finanza climatica. La COP scozzese sarà ricordata come l’ennesima occasione persa nella corsa contro il tempo per fermare l’emergenza climatica. E l’Italia non fa meglio.
La questione centrale resta quella degli obiettivi di riduzione delle emissioni. Nel documento finale resta il riferimento agli 1,5 °C di riduzione della temperatura entro il 2030, ma si tratta di un’intenzione non sostenuta da impegni. Perché di nuovo quell’obiettivo è indicato solo come “raggiungibile”, ma non vincolante. E soprattutto, non è legato alla necessità, per i paesi, di tagliare la quantità di emissioni necessaria a realizzarlo. Come a dire: certo sarebbe bellissimo arrivarci ma ad assumere impegni pensiamo – forse – la prossima volta.
Occorrerà attendere infatti altri 12 mesi, la fine del 2022, per fare un bilancio sulla revisione (si spera al rialzo) degli NDC nazionali, ovvero dei contributi di riduzione delle emissioni che ogni Paese parte è chiamato a elaborare.

Nel frattempo, nel capitolo dedicato alla mitigazione si accenna alla riduzione al 2030 delle emissioni di gas a effetto serra, invitando ad accelerare l’eliminazione dell’energia prodotta da quelle fonti la cui tecnologia “non permette di abbattere le emissioni”. Tradotto: riduciamo il carbone ma via libera al gas e alle tecnologie come la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. Tecnologie che non risolvono il problema ma lo spostano in avanti nel tempo, oppure dall’atmosfera al sottosuolo.
Con le decisioni in campo, includendo anche i timidi passi di Glasgow, gli scenari a fine secolo sono desolanti. Dai +2,4°C calcolati dal CAT ai quasi +5°C prospettati nel peggior scenario IPCC al 2100. Significa indicatori climatici impazziti, migrazioni di massa, conflitti armati. La fine del mondo per come lo conosciamo.

«Gli impegni presi a Glasgow spostano ancora in avanti gli orologi rimandando ai prossimi incontri la decisione più importante: l’aumento dei target di riduzione delle emissioni. Non c’è neanche l’ombra dell’atteso accordo globale sul phase out dal carbone. Sul metano il passo avanti è minimo. I 5,7 trilioni di dollari di sussidi globali alle fonti fossili potranno continuare ad essere erogati senza disturbo. A meno che non siano “inefficienti” dunque degni di essere “gradualmente” eliminati. Il multilateralismo sarà pure faticoso e basato sul compromesso, ma l’incapacità di mettere sul tavolo impegni concreti ha un prezzo troppo alto da pagare, è un futuro di devastazione imposto come destino a tutti i popoli del pianeta» commenta Marica Di Pierriportavoce di A Sud. Dal testo finale sono poi spariti i 100 miliardi promessi entro il 2023 ai Paesi meno sviluppati (less developed). Un impegno formulato per la prima volta nel 2009 alla COP15 di Copenaghen e confermato a Parigi nel 2015, ma da allora mai tradotto in realtà. Per Laura Greco, presidente di A Sud «è incredibile che anche a Glasgow, come in tutte le occasioni precedenti, una volta arrivati al punto, i paesi industrializzati si siano tirati indietro, non riconoscendo le proprie responsabilità storiche e ignorando che il trasferimento di fondi e tecnologie è essenziale per correggere il carico di ingiustizia e di violazione dei diritti umani che l’emergenza climatica scarica sui paesi più vulnerabili». Anche i pochi punti che rappresentano dei seppur timidi passi avanti, ad esempio l’accordo per fermare la deforestazione al 2030 o il mini accordo sul metano hanno un limite non da poco: sono manifestazioni di intenti non vincolanti e senza l’esistenza di meccanismi di controllo e sanzione la loro implementazione resta tutta da vedere.

Per questo riteniamo che non ci sia scelta. Non possiamo sperare in una risposta dall’alto. Dobbiamo agire. Dobbiamo fare causa agli Stati, alle imprese, ai rappresentanti delle aziende fossili, e costringerli per via giudiziaria a rispondere in Tribunale delle loro responsabilità. Giudizio Universale, la causa italiana lanciata da oltre 200 ricorrenti tra orgnaizzazioni e cittadini partirà con la prima udienza contro lo Stato italiano il 14 dicembre.

L’Italia passerà alla storia per quello che non ha deciso
L’Italia esce dalla COP26 collezionando strette di mano, selfie, sorrisi ma poco altro. Si è sfilata dall’accordo sul settore automotive per un’uscita rapida dalla produzione di veicoli a benzina e il nostro ministro Roberto Cingolani è tornato a parlare di nucleare come panacea di tutti i mali e del gas come migliore amico della transizione.
Quando si è trattato di prendere posizione sulle fonti fossili Cingolani è tornato a fare spallucce: all’alleanza BOGA (Beyon Oil and Gas Alliance), che punta a una graduale eliminazione della produzione di petrolio e gas attraverso obiettivi tangibili e misurabili, il nostro Paese darà il suo sostegno “as a friend” ovvero come osservatore esterno, senza impegnarsi a prendere alcuna decisione.
Ad oggi, a politiche correnti, l’Italia ridurrà di appena il 26% le emissioni al 2030, circa la metà del più blando dei target raccomandati della comunità scientifica. Con il PNIEC ha previsto di aumentare la percentuale al 36%, ma il piano implementativo langue. Se tutti i Paesi seguissero il nostro esempio lo scenario a fine secolo sarebbe torrido, con +3 °C di temperature medie. Calcolando il carbon budget dell’Italia e le sue responsabilità storiche, in uno studio commissionato da A Sud, Climate Analytics, una delle più importanti organizzazioni che si occupano di ricerca sul clima, ha calcolato che il nostro paese dovrebbe diminuire le sue emissioni di ben il 92% entro il 2030 per poter rimanere in linea con gli accordi di Parigi. Più del triplo di quanto attualmente in campo.
«L’Italia non è un buon esempio in ambito climatico. Anche in questi negoziati si è distinta per ciò che non ha voluto decidere. Non stupisce, dato che al di là di una retorica istituzionale molto green, è tra i Paesi europei che nel PNRR investe meno sulla cosiddetta transizione energetica. Abbiamo target di riduzione ridicoli, continuiamo a parlare di nucleare mentre tutto il mondo ci chiede di puntare sulle fonti rinnovabili. Preferiamo voltarci dall’altra parte anche di fronte ai disastri climatici che sempre più spesso riguardano il nostro territorio. Da questa consapevolezza ha preso le mosse Giudizio Universale, l’azione legale climatica che abbiamo promosso contro lo Stato. Chiediamo al giudice di dichiarare che l’Italia è responsabile di inazione climatica e che i target di riduzione nazionali vanno rafforzati senza rimandare oltre. Il 14 dicembre saremo in tribunale a Roma per la prima udienza. Visto che i luoghi di governance non bastano, porteremo le rivendicazioni di giustizia climatica nelle piazze e nei tribunali», conclude la portavoce di A Sud Marica Di Pierri.
Nei giorni scorsi a sostegno della causa contro lo Stato è stata lanciata una petizione su Change.org per chiedere al governo Italiano di aumentare considerevolmente i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni clima-alteranti.

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