120mila occupati in più nei primi tre mesi del 2021, ma sono tutti a termine – Linkiesta.it

120mila occupati in più nei primi tre mesi del 2021, ma sono tutti a termine – Linkiesta.it

1 Giugno 2021 0 Di marco zinno

Ad aprile 2021 continua la lenta e difficile risalita del lavoro registrata nei mesi precedenti. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat, rispetto a gennaio si contano 123mila occupati in più. Ma si tratta unicamente di contratti a termine, segno dell’incertezza della ripresa economica tra aperture e chiusure e una campagna vaccinale che ha cominciato a decollare solo nelle ultime settimane. In ogni caso, il recupero di quanto perso in oltre un anno di crisi è ancora distante: rispetto a febbraio 2020, prima dello scoppio della pandemia, gli occupati restano comunque 800mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di quasi due punti percentuali. In un anno, i disoccupati sono 870mila in più.

Ad aprile, la lieve crescita degli occupati (+20mila) è dovuta unicamente ai dipendenti a termine (+96mila). Mentre i contratti a tempo indeterminato calano di 47mila unità – ma potrebbero essere anche nuovi cassintegrati oltre i tre mesi, secondo le nuove metodologie di calcolo dell’Istat – e gli autonomi sono 30mila in meno in un mese. Rispetto a un anno fa, i contratti stabili sono 222mila in meno e gli autonomi 184mila in meno. Mentre i rapporti di lavoro a tempo o in somministrazione sono cresciuti di 229mila unità in 12 mesi.

La novità di aprile, rispetto a marzo, è che il lieve aumento dell’occupazione interessa unicamente le donne (+0,3%), probabilmente per via della ripresa del commercio, dove è concentrato il lavoro femminile. Mentre tra gli uomini si registra addirittura un lieve segno meno (-0,1%). Stesso discorso per i giovani: gli under 35 occupati aumentano di 34mila unità in un mese, mentre tutte le altre fasce d’età hanno il segno meno davanti. Una conferma del fatto che i contratti a termine sono concentrati soprattutto tra giovani e donne.

Non protetti da cassa integrazione e blocco dei licenziamenti, dopo aver pagato il contraccolpo della crisi Covid, nell’incertezza della ripresa economica ora i contratti a tempo sono quelli che tornano a crescere. «Erano stati i “protagonisti” (loro malgrado) del tonfo della scorsa primavera e ora sono quelli della ripresa. La discussione sul divieto di licenziamento è comprensibile, ma chiaramente è solo un pezzo della storia», commenta su Twitter l’economista dell’Ocse Andrea Garnero. E Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt, si chiede: «Saranno contratti o tirocini? Lo vedremo».

Ad aprile tasso di occupazione sale di poco al 56,9%, restando comunque il più basso dopo la Grecia. Mentre torna a crescere la disoccupazione, ovvero il numero di persone in cerca di lavoro (+3,4% rispetto a marzo, pari a +88mila unità), per entrambe le componenti di genere e tutte le classi d’età. Si intravede quindi un tentativo di riattivazione e rientro nel mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione che sale al 10,7% e tra i giovani scende al 33,7%. Ad aprile, rispetto al mese precedente, diminuisce infatti anche il numero di inattivi che non hanno un lavoro e non lo cercano (-1,0%, pari a -138mila unità), con il tasso di inattività che scende al 36,2%.

Sorgente: 120mila occupati in più nei primi tre mesi del 2021, ma sono tutti a termine – Linkiesta.it

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