Il coronavirus ha bloccato la Sanità, ora si rischia un “ingorgo” – Tgcom24

Il coronavirus ha bloccato la Sanità, ora si rischia un “ingorgo” – Tgcom24

5 Giugno 2020 0 Di marco zinno

oronavirus, riapre il pronto soccorso nell’ospedale di Codogno

L’emergenza coronavirus ha quasi completamente bloccato per circa tre mesi le normali prestazioni della SanitàSaltati almeno 500mila interventi chirurgici e milioni di visite e di esami. Con la ripartenza si rischia l’ingorgo delle strutture sanitarie. E intanto arriva l’allarme dei medici: con i ritardi di diagnosi e cure si rischiano più morti che per il Covid-19.

A mettere in guardia sui rischi è Pierluigi Marini, presidente dell’ Associazione chirurghi ospedalieri italiani e primario al San Camillo di Roma. “È una situazione mai affrontata prima – ha detto -. Con la chiusura delle sale operatorie, con gli ospedali, almeno all’ inizio, non attrezzati a percorsi Covid o completamente occupati dall’ emergenza del virus, il nostro lavoro si è interrotto quasi del tutto”.

 

Sistema sanitario sotto stressCome riferito da Repubblica, il sistema sanitario ha subito il più grande stress della sua storia con medici e infermieri che hanno lavorato giorno e notte per tre mesi, accumulando stanchezza e straordinari e in alcuni casi ammalandosi. Ora giungono le richieste dei malati che non si sono fatti vedere a marzo, aprile e maggio, magari perché impauriti dall’ idea di prendere il Covid oppure perché i loro appuntamenti erano stati cancellati. Si stima che siano 3 milioni solo coloro che hanno bisogno del cardiologo e 12 milioni quelli che devono fare un esame radiologico.

 

Drastico calo delle operazioni oncologicheA preoccupare, in particolare, è il calo del 50% delle operazioni oncologiche. “E nel nostro Paese abbiamo circa mille nuovi casi di cancro al giorno”, ha aggiunto Marini, che chiede investimenti rapidi e importanti sulla sanità, sia per assumere che per acquisire nuove tecnologie. “Dobbiamo tentare il recupero – ha spiegato ancora -. Ma se anche lavorassimo il 20% più di prima, impiegheremmo 11 mesi a raggiungere una cifra di interventi accettabile, che colmerebbe il divario che si è creato. Non è fattibile. Le conseguenze di questo accumulo sono spaventose”.

 

Meno screening, anche a causa delle misure anti-CovidA preoccupare sono anche gli effetti dello stop agli screening oncologici. Secondo una ricerca del centro studi Nomisma di Bologna, a settembre, complice anche il fatto che in agosto questa attività praticamente si interrompe, ci saranno 4 milioni di esami di screening da fare in 3 mesi. Cioè i due terzi del totale dell’ anno. Si stima che le misure anti coronavirus riducano tuttora del 20-30% l’ attività  perché, ad esempio, bisogna dare appuntamenti più distanziati ai pazienti per evitare incontri in sala d’ attesa.

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