Un secolo fa un virus chiamato ‘spagnola’ fece 50 milioni di morti –

Un secolo fa un virus chiamato ‘spagnola’ fece 50 milioni di morti –

1 Marzo 2020 0 Di Luna Rossa

L’influenza ‘spagnola’, perché rivelata per prima dalla stampa di quel Paese non in guerra e quindi senza censuram, arrivò ad infettare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, inclusi alcuni abitanti di remote isole dell’Oceano Pacifico e del Mar Glaciale Artico, provocando il decesso di forse 50 milioni di persone (qualche fonte arriva a 100 milioni, dal tre al cinque per cento della popolazione mondiale dell’epoca), con più vittime della terribile peste nera del XIV secolo.

Dopo quella mondiale peggio della guerra

Tra il 1918 e il 1919 il mondo intero fu devastato dalla grande influenza detta ‘spagnola’, che, nell’asettica neutralità delle espressioni scientifiche di oggi, viene definita ‘pandemia influenzale ad alta mortalità’. Allora fu un massacro, peggio delle pestilenze dei secoli passati. La ‘spagnola’ giunse inaspettata mentre si stava concludendo la Prima Guerra mondiale, ma nessuno sapeva ancora che l’ultimo atto sarebbe stata una terribile ed estesa malattia. Sull’origine, o meglio, da dove cominciò a diffondersi, si discute ancora molto e le ipotesi più fondate sembrano tre. La prima e più diffusa parla degli Stati Uniti, di una contea del Kansas in cui si svilupparono i primi casi già alla fine del 1917; si parla anche più genericamente di origine asiatica e di un ospedale militare in Francia, a étaples sulla costa settentrionale. Poco valutata anche un’origine austriaca, dato che alcuni casi si manifestarono in quel paese già nel 1917.

40-50 milioni di morti

Il motivo principale per cui oggi è ricordata la spagnola è indubbiamente l’elevata mortalità e in conseguenza lo spaventoso numero di vittime. Accantonando per un attimo le cifre più fantasiose ed esagerate, trattandosi però in ogni caso di una pandemia che interessò tutto il pianeta, sembra che una cifra tra i quaranta e i cinquanta milioni di vittime sia la più corretta, anche se resta pur sempre una stima, data la comprensibile difficoltà a elaborare statistiche esatte. Non esistono dubbi invece sul fatto che a favorire la diffusione e il contagio, le cause principali furono legate alla guerra. Nei campi, negli ospedali militari o peggio ancora nei campi di prigionia, la spagnola provocò autentiche stragi, sia per l’alto numero di persone concentrate in spazi ristretti, sia per le condizioni igieniche, e altrettanto si verificò nei centri urbani tra i civili.

La fame come arma

Alla fine della Prima Guerra mondiale in Europa la situazione della popolazione era decisamente difficile. La guerra in sé aveva già provocato crisi alimentari, altre erano state provocate volutamente. Il cibo in pratica era diventato un’arma da sottrarre al nemico e i primi a farne le spese furono i più deboli, cioè anziani, donne e bambini. Particolarmente colpiti dalla mancanza di generi alimentari furono i cosiddetti imperi centrali (Germania, Austria e Turchia) che subirono il ‘blocco’, ossia non poterono più ricevere materie prime o derrate alimentari dai paesi neutrali con le conseguenze immaginabili. I sopravvissuti a questa seconda guerra parallela si trovarono così in condizioni fisiche già debilitate e divennero prede più facili per la diffusione della malattia. Si consideri anche che al tempo la tubercolosi e il suo alto grado di debilitazione dell’organismo non era stata sconfitta del tutto e che altre malattie come il tifo erano ritenute ‘normali’.

Una lezione dimenticata

In occasione del secolo trascorso dalla pandemia, sono stati pubblicati  vari saggi scientifici che hanno fatto una sintesi. La spagnola si rivelò particolarmente devastante per tutte queste situazioni che interagirono tra loro altre malattie gravi (esattamente come oggi), e debilitazione fisica. Resta invece ancora difficile individuarne la causa principale del suo devastante impatto, oltre la particolare aggressività del virus in sé e la sua diffusione globale. La differenza odierna è che si possono valutare le potenzialità dei virus e condurre ricerche appropriate, sempre che lo si intenda fare veramente. Restano inoltre anche altre lezioni, quali ad esempio quella di disporre di un adeguato servizio sanitario (del tutto inesistente nel 1918-1919) e di saper attuare  saggiamente diverse misure di prevenzione e contenimento, ricordando che anche poco più di un secolo fa in alcune occasioni furono chiusi cinema, teatri ed altri luoghi pubblici.

La ‘spagnola’ 1918

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