La mamma che amava il Führer: “Odio gli ebrei. E che sarà mai?” | Rep

29 Novembre 2019 0 Di Luna Rossa

Intervista ad Antonella Pavin, ritenuta tra i fondatori del Partito nazionalsocialista italiano dei lavoratori

di Enrico Ferro

PADOVA— Smalto nero come la pece, cuore dello stesso colore. Antonella Pavin, 48 anni, moglie, madre, impiegata in uno studio contabile e, allo stesso tempo, sergente di Hitler, fiera nazista, ritenuta tra i fondatori del Partito nazionalsocialista italiano dei lavoratori, nonché reclutatrice di altri odiatori negazionisti come lei. Vive in una casa sperduta nella campagna di Curtarolo, a nord di Padova. Il marito è autotrasportatore, il suocero la osserva con l’aria sorpresa di chi pensa “che briccona”. «Sono una fan di Hitler, e allora? Penso che gli ebrei siano la rovina del mondo, è un reato?».

Sostenerlo è una follia.
«Sono le mie idee. Questo è un processo alle idee».

Davvero lei recluta nazifascisti disposti a impugnare le armi?
«Assolutamente no. È una montatura, scaricano su di me».

Le accuse si basano sulle prove raccolte dalla polizia. I suoi post sono ancora online.
«Quelle sono le mie idee e non le rinnego. Uno non può avere un’idea politica? Tutti i giorni c’è gente che loda Salvini o Che Guevara».

Invocare lo sterminio, negare i lager, inneggiare a Hitler, è altro.
«I sionisti comandano il mondo, guidano le banche, decidono sulle politiche dell’immigrazione. Sono la rovina dell’umanità. L’Olocausto è una fandonia».

Ha mai ascoltato Liliana Segre?
«Lasciamo perdere Liliana Segre, ne avrei da dire. Ad Auschwitz c’erano piscina, teatro, cinema. Non è andata come la raccontano».

Suo marito la pensa come lei?
«No, lui vota Salvini».

Lei cosa vota?
«Io non voto. CasaPound mi fa schifo, Forza Nuova l’ho abbandonata. Ci sono stata due anni ma non ne voglio più sapere. Però non dico perché».

È vero che nascondeva le bandiere dietro agli armadi, che in famiglia non sapevano nulla?
«I libri erano lì (indica un mobile), le bandiere le ho ordinate via internet scegliendo il disegno, le magliette con la croce celtica le indossavo anche a casa. Mio marito sa tutto».

Si è arrabbiato?
«Beh, sì, la Digos ci è piombata in casa alle 5 del mattino. Hanno perquisito tutto, anche il mio ufficio».

Aveva molti contatti con Rizzi?
«Ci scrivevamo, ci siamo sentite al telefono ma niente di particolare. Nessun incontro, i rapporti erano solo via chat. E il partito è durato da febbraio 2017 a novembre 2018».

L’accusano di essere sovversiva.
«Io non ho ucciso nessuno, non ho lanciato bombe. Mi stanno trattando come se fossi Riina ma fare male è un’altra cosa. Vabbè, avrò scritto qualcosa di forte. Che sarà mai».

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