Conte ammette: Alitalia senza mercato. Governo riscopre l’Iri | il manifesto

27 Novembre 2019 0 Di Luna Rossa

La coda di un velivolo Alitalia

Cieli Precari. Il ministro Patuanelli: «Privatizzazione mai attuata». Ma strada più probabile è un commissario per spezzatino e ristrutturazione. Mise in imbarazzo: è stata Atlantia a sfilarsi all’ultimo Sindacati: convochi noi, sciopero il 13

Massimo Franchi

«Tornate all’Iri?». La domanda-provocazione gliela porge Stefano Fassina in audizione alla commissione Industria al senato. La risposta del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli è più una contingenza che una scelta politica: «Se serve sì, in un momento in cui dobbiamo difendere le nostre imprese e la nostra produzione industriale, sì. Anche tornando ad un sistema di intervento pubblico».

UNA PRESA D’ATTO CHE SEGUE una obiettiva figuraccia. Quella di Alitalia. Con Patuanelli che fino a venerdì scorso si diceva «ottimista» sulla proposta vincolante della cordata Fs-Atlantia-Delta. E che invece è saltata per «la scelta di sfilarsi di Atlantia il giorno prima», si giustifica il ministro del M5s. Che da qui parte per la presa d’atto che giustifica il riferimento allo scomparso Istituto per la ricostruzione industriale: «La soluzione di mercato per Alitalia in questo momento non c’è», precedendo di qualche ora la medesima ammissione del premier Giuseppe Conte. Mentre Di Maio chiede addirittura un’«azione di responsabilità verso gli amministratori che l’hanno ridotta così».

PATUANELLI POI RICOSTRUISCE quasi storicamente la situazione dell’ex compagnia di bandiera: «Alitalia non è mai stata privatizzata a parte due brevi periodi: i «capitani coraggiosi» (di Berlusconi, ndr) nel 2009 – perdendo forse l’unica occasione di privatizzare davvero sull’asse Air France Klm – con il fallimento di Cai, dopo di che il secondo tentativo con Etihad e vediamo in che situazione ci ha portato oggi».

E ALLORA ALITALIA È IL PROTOTIPO per tentare un nuovo approccio di partecipazione pubblica? Ancora le idee non sono chiare. «Alitalia era dell’Iri fino al 2002 e poi fino al 2009 era del ministero dell’Economia. Questo è Alitalia: è 10 anni che si tenta di privatizzare ma è una compagnia troppo grande per essere piccola e troppo piccola per essere grande, ha una dimensione che il mercato fatica ad accettare».

Tanto basta comunque a mandare su tutte le furie liberali e liberisti di governo e opposizione, in un corto circuito sovranista con i leghisti che dovrebbero dargli ragione e Pd e Italia Viva che dovrebbero dargli torto.

Mentre ad applaudire subito c’è la Cgil: « Accogliamo con favore le dichiarazioni del ministro Patuanelli: è innegabile che per ricostruire le politiche industriali, oggi in evidente crisi, serva istituire un’Agenzia che, come l’Iri, possa rilanciare lo sviluppo del paese. Finalmente – prosegue la Cgil – anche esponenti del governo evidenziano la necessità della partecipazione dello Stato in alcuni tipi di produzione. Serve un coordinamento per lo sviluppo industriale in grado di definire le specializzazioni produttive, governare i processi di innovazione e attuare una strategia nazionale di sviluppo, con una visione unitaria e di medio periodo».

Tornando al futuro di Alitalia, Patuanelli ha precisato: «Stiamo valutando diverse opzioni, di certo non la proroga al consorzio Fs perché quella strada lì non c’è più». Mentre il premier Giuseppe Conte ha precisato: «Resta la disponibilità di Fs, di Delta, vediamo se si confermerà l’interesse di Lufthans. La soluzione di mercato in realtà è la soluzione preferita dal governo. Stiamo valutando proprio in queste ore, evidentemente, anche alternative».

COME GIÀ ANTICIPATO SABATO, l’alternativa più forte per il futuro di Alitalia non è però il ritorno all’Iri o la nazionalizzazione chiesta a gran voce da Usb e Cub – e una volta da buona parte dei parlamentari grillini. La prima opzione studiata dal governo è la nomina di un super commissario che porti avanti le richieste di Lufthansa: ristrutturazione e spezzatino. Con la sola divisione «volo» – riducendo i velivoli dagli attuali 116 a 70 – che diventerebbe la nuova Alitalia. In questo modo ai 10.500 addetti totali della compagnia di oggi sarebbero sottratti i 3.200 lavoratori dell’handling e i circa 1.000 della manutenzione. Aggiungendo un po’ di prepensionamenti si arriva vicini alla richiesta di 5mila esuberi di Lufthansa.

Ma l’idea viene rigettata dai sindacati. «Abbiamo bisogno di risanamento e sviluppo, se cominciamo a parlare solo di ridimensionamento è uno schema già ampiamente sperimentato che non ha portato a nessuno risultato», attacca il segretario generale Fit-Cisl Salvatore Pellecchia. «Il ministro Patuanelli ci convochi, siamo molto preoccupati, lo sciopero del 13 dicembre resta confermato», chiosa il segretario nazionale Filt Cgil Fabrizio Cuscito.

Sorgente: ilmanifesto.it

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