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Thomas Cook, al via il più grande rimpatrio del Dopoguerra – La Stampa

Bloccati in hotel e negli scali. Londra manda 40 aerei militari. Fallito il tentativo di ricapitalizzare il gruppo

«Liquidazione coatta» si legge sulla prima pagina del sito web. Adesso è ufficiale: il tour operator Thomas Cook ha dichiarato bancarotta, e il finale d’estate è diventato un incubo per 600 mila viaggiatori, di tutte le nazionalità, bloccati lontano da casa, a cui bisogna aggiungere il tormento di chi ha sognato e progettato la vacanza per un anno e adesso non potrà più partire perché i biglietti e i voucher che ha pagato sono diventati carta straccia. Peggio è andata ai clienti di Thomas Cook chi si trovavano già all’estero e hanno scoperto che il loro viaggio era diventato di sola andata: si sentono storie raccapriccianti di turisti praticamente sequestrati in albergo, in qualche Paese non dei più accomodanti, e costretti dalle autorità locali a pagare la vacanza una seconda volta, per saldare i conti non onorati da Thomas Cook.

Il campionario delle vessazioni è fantasioso e purtroppo la dimensione mondiale della rete di Cook, che proietta le persone verso lidi lontani e sistemi giuridici che non difendono i consumatori, rende difficile tutelare i diritti dei viaggiatori come avverrebbe dentro i confini dei Paesi più evoluti.

Mezzi straordinari 
Adesso bisogna provvedere con mezzi straordinari al ritorno in patria di tutta questa gente, e il Regno Unito per primo si è messo d’impegno nel recupero, già iniziato, di 150 mila cittadini britannici bloccati all’estero; nell’operazione saranno impiegati 40 velivoli, e si sente dire che sia la maggiore operazione di sgombero dopo la seconda guerra mondiale .

Ma quanti sono gli italiani coinvolti dal crac? Ieri sera non si sapeva; invece risulta che oltre ai 150 mila britannici siano rimasti bloccati 140 mila tedeschi, 35 mila scandinavi delle varie nazionalità, e 10 mila francesi. Va notato che i francesi sono pochi, perché d’abitudine si rivolgono a tour operator del loro Paese, ed è ragionevole sperare che gli italiani siano ancora meno, per ragioni analoghe.

Speranze di rimborso 
Comunque, per i nostri connazionali c’è qualche speranza di ottenere rimborsi o vacanze sostitutive: dall’associazione di consumatori Codacons ci dicono al telefono che «se il servizio di Thomas Cook è stato acquistato in Italia tramite un’agenzia di viaggio, che sia un’agenzia fisica o anche online, l’agenzia è responsabile e deve farsi carico della perdita economica. Se invece si è comprato direttamente da Thomas Cook non c’è niente da fare».

Anche l’Ue fa sentire la sua voce: la commissaria alla Giustizia e ai diritti dei consumatori, Vera Jourova, dice che «si applica a tutti l’intero spettro dei diritti: rimborso, possibilità di soluzioni alternative o rimpatrio».

Molti precedenti

Ma come è scoppiato questo bubbone? Il fatto in sé non è insolito (purtroppo): i fallimenti di tour operator, o di compagnie aeree, che lasciano a terra migliaia di persone, costellano la cronaca e la storia del turismo: così è successo con Viaggi del Ventaglio, WindJet, Varig eccetera. Però nel caso di Thomas Cook sorprende la dimensione aziendale: l’anno scorso il gruppo ha servito 19 milioni di clienti. È oberato 1,2 miliardi di sterline di debiti e 1,1 miliardi di svalutazioni e nei primi sei mesi del 2019 ha perso 1,5 miliardi. Possibile che nessuno si sia accorto del disastro che si preparava? Forse il mercato aveva una fiducia incrollabile in un’impresa che esiste dal 1841; si dava per scontato che Cook superasse qualunque crisi. Invece a fronte di un aumento di capitale, che si stata negoziando, di 900 milioni di sterline, una richiesta di 200 milioni da parte di due banche creditrici è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Il governo di Londra non è intervenuto, ritenendo lo sforzo vano; e su questa scelta ha anche pesato la pessima immagine di una Thomas Cook in cui i dirigenti continuavano a premiare se stessi con ricchissimi emolumenti, come capita spesso nelle aziende in crisi. Un difetto del sistema economico che sembra ineliminabile.

Fra le vittime del fallimento di Thomas Cook figurano anche i Paesi destinatari dei flussi turistici. Ieri per esempio il governo di Ankara esprimeva la preoccupazione che la scomparsa di questo tour operator tagli di 700 mila ogni anno il numero dei visitatori stranieri in Turchia.

Sorgente: Thomas Cook, al via il più grande rimpatrio del Dopoguerra – La Stampa

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