Io inquino (e poi rimedio). Ecco come calcolare il proprio livello di emissioni e come riparare i danni all’ambiente – corriere.it

8 Settembre 2019 0 Di Luna Rossa

Non solo viaggiare in aereo, anche prendere un autobus o scrivere una mail produce CO2. Ci sono onlus che piantano alberi per noi, sia in Italia che all’estero. Uno dei primi clienti? Jovanotti

Bisogna appuntarsi questa frase: «Io compenso sempre le mie emissioni di anidride carbonica». Magari, diventerà una di quelle cose scontate da dire e scandalose a non farle, banali come se uno, oggi, dicesse «io faccio sempre la raccolta differenziata». La frase l’ha pronunciata, pochi giorni fa, il principe Henry d’Inghilterra, a una conferenza stampa ad Amsterdam. Cercava di placare le polemiche per aver usato un jet privato. Compensare le emissioni di CO2, oltre che ridurle, è la nuova frontiera della sensibilità ambientale. Lo fanno molte aziende e possono farlo anche i privati. Il modo più facile è piantare o adottare alberi. Vedremo poi come. Va detto, intanto, che un contributo sostanziale alla consapevolezza collettiva l’ha dato la giovane attivista Greta Thunberg, che viaggia solo in treno per abbattere le emissioni di CO2. Tanto che in Svezia, sono stati coniati gli hashtag «flygskam» (vergogna di volare) e «tagskryt» (vantarsi di andare in treno). In realtà, tutto quello che facciamo produce CO2: far scorrere l’acqua dal rubinetto (0,14 di CO2 per mezzo litro), mandare un sms (0,014 grammi, un’inezia, ma il totale nel mondo fa 32 mila tonnellate l’anno).

Si può calcolare quanta CO2 emettiamo? Dipende. L’inglese Mike Berners-Lee, nel libro How bad are bananas, ha calcolato che una mela ha zero emissioni se è del nostro orto, ma ne genera 150, se arriva dall’altra parte del mondo. O anche: un’email genera 4 grammi di CO2, ma con allegati pesanti arriva a 50; stirare una camicia ne produce 14 grammi se la mano è esperta e rapida, ma 70 se siamo lenti e incapaci.

Maggiori sono le certezze su luce, gas, trasporti, calcolabili su dati certificati da organismi come Ispra in Italia, Defra nel Regno Unito, Ipcc dell’Onu. Una bolletta da 30 euro di gas può corrispondere a emissioni di 39 chili di CO2, una dell’elettricità a 113 chili. Su Icao.int, sito promosso dalla Iata, l’internazionale delle compagnie aeree, si può calcolare l’impatto di un volo. Un Milano-Roma vale 86,2 chili di CO2 a passeggero (in treno, i chili sono circa 8,55). Il sito del ministero dello Sviluppo economico offre tabelle di emissione di CO2 per modello di auto. In media, 10 chilometri in macchina emettono 3,23 chili di CO2; dieci in autobus 1,04 chili. Online, si trovano calcolatori di emissioni di CO2 per le attività più disparate. Non saranno attendibilissimi, ma danno un’idea: un bucato in lavatrice genera 0,80 chili di CO2; una ricerca su Google, 0,2 grammi; una bistecca 2,5 chili e un piatto di riso 0,27 chili. Ognuno di noi produce in media oltre sette tonnellate di CO2 l’anno.

«Stimare l’impronta carbonica legata all’attività quotidiana è possibile, ma sempre impreciso», spiega il professor Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano, «un pomodoro dell’orto non è come uno prodotto a 500 chilometri. L’incertezza è soprattutto sull’alimentazione, dove contano le scelte di base. Per esempio, la carne di manzo impatta molto di più di quella di maiale o pollame. In generale, il calcolo ha più senso sui consumi di energia e trasporti». Nel suo Il clima è (già) cambiato – 9 buone notizie sul cambiamento climatico, Edizioni Ambiente, sono elencate 101 azioni per ridurre le emissioni, «ma le prime dieci», avverte lui, «sono “politiche” e sono le più importanti: riguardano la partecipazione alle iniziative sui cambiamenti climatici, la pressione che si può esercitare su governo e Parlamento per ottenere politiche climatiche nuove, il disinvestimento dei propri risparmi da titoli collegati ai combustibili fossili». Dopo, ci sono i consigli spicci. Tipo: sbrinare spesso il freezer, non coprire i termosifoni, preferire la doccia al bagno.

Il modo più semplice per compensare le emissioni è piantare alberi, meccanismo previsto dal protocollo di Kyoto del 1997. Con l’Amazzonia in fiamme, tutti ci siamo rinfrescati la memoria su come le piante assorbano CO2 ed emettano ossigeno. Proprio per compensare la strage amazzonica, l’intellettuale cileno Alejandro Jodorowsky, 90 anni, ha appena lanciato su Facebook una campagna diventata virale in cui invita tutti a piantare un albero. Ieri, giornata mondiale della piantumazione, sostenuta, in Italia, dalla campagna social #Enoiripiantiamo. Non serve armarsi di vanga né avere un giardino. Il mondo è pieno di aziende e No Profit che piantano per noi. Su Treedom.net, con 24,90 euro, si adotta un avocado in Kenya che abbatte 500 chili di CO2 in dieci anni, o con 12,90 una pianta di cacao che ne abbatte 55 chili. Il fondatore e Ceo di Treedom, Federico Garcea, 37 anni, racconta al Corriere che, dal 2010, la sua azienda ha piantato 700 mila alberi, di cui 200 mila per privati. «Il primo cliente fu Jovanotti — ricorda —, avevo appena iniziato, il suo manager scoprì il progetto e lui finanziò 12 mila alberi in Camerun. Ai tempi, li piantava ancora il mio socio Tommaso Speroni: gli prese un colpo». Oggi, Treedom ha 30 dipendenti, lavora con cooperative di contadini in vari Paesi africani, pianta solo alberi da frutto, così da supportare l’economia locale. E l’albero si può sorvegliare a distanza con la geolocalizzazione.

Carlo Manicardi, presidente di Phoresta Onlus, preferisce piantare in Italia: «Compriamo terreni alle aste fallimentari e creiamo boschi, contribuendo a mettere in sicurezza il territorio dai rischi idrogeologici», spiega. Phoresta offre anche «servizi ecosistemici»: «Paghiamo, per esempio, per rimandare il taglio di un bosco da legna di dieci anni». La sua Onlus offre piani per compensare le emissioni di una singola persona per 60 o 80 anni: «Sette tonnellate l’anno di CO2 si compensano con 350 alberi, pari a 210 euro l’anno; o con sei euro l’anno investiti in servizi ecosistemici». Insomma, non è necessario essere un principe per potersi permettere di compensare le proprie emissioni. A patto di non volare in jet privato tutti i giorni.

Sorgente: Io inquino (e poi rimedio). Ecco come calcolare il proprio livello di emissioni e come riparare i danni all’ambiente

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