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Quanti petti per quella medaglia – Il Dubbio

Capitani/e

Certo, finora questo inizio d’estate non è tra i migliori. Il caldo africano rende le giornate insopportabili e poco confortano le previsioni di imminenti cambi climatici. I cassonetti stracolmi di immondizia a Roma deturpano l’immagine di una delle più belle città del mondo, e affligge soprattutto il senso di sconforto e impotenza di fronte ad amministrazioni che si accapigliano invece di collaborare per trovare soluzioni.

E poi c’è il dramma dell’immigrazione dove si confrontano, rimpallandosi, spietatezza e umanitarietà sulla pelle di disperati che sognano una vita migliore e finiscono nelle grinfie di strumentalizzazioni politiche.

Proprio l’immigrazione sembra essere la metafora della confusione crescente. Prendiamo l’icona massima di questi giorni, la “capitana” Carola Rackete. Per alcuni, la Lega e Salvini dovrebbero insignirla della tessera gold del Carroccio perché con la sua disubbidienza civile ha consentito al vicepremier di riproporre il repertorio che maggiormente gli piace facendo sì che balzasse ancor più in vetta delle preferenze degli italiani, fino a sfiorare quota 40 per cento.

Per altri, al contrario, la medaglia del nobile metallo andrebbe appuntata, da parte delle varie Ong, sul petto del titolare dell’Interno perché con la sua faccia feroce ha permesso di mantenere altissima l’attenzione sull’immigrazione dall’Africa e a Carola di fare incetta di sottoscrizioni in modo da poter continuare la sua opera.

E’ il capogiro che prende quando i problemi vengono trasferiti dai tavoli di confronto agli spalti dove imperversano le opposte tifoserie. E così come è chiaro che nessun coro per quanto becero, volgare e insultante, potrà impedire al campione avversario di fare gol, è altrettanto palese che nessuna delle due posizioni ultrà porterà ad una soluzione anche minimale della tragedia migratoria, che miete vittime con la stessa frequenza dei tweet che la raccontano.

Spicca in questo guazzabuglio una confusione nella confusione, ed è quella che attanaglia l’M5S. Si va dalle denunce delle Ong come “taxi del mare” di Luigi Di Maio alle reprimende ( vere o presunte) del premier Conte per il quale la linea della durezza non porta risultati: né ora né mai.

Forse servirebbe un pizzico di frescura in più: a mente non surriscaldata si ragiona meglio. E si governa. Che poi è l’unica cosa da fare: impedire l’immigrazione è velleitario; governarla è indispensabile.

Sorgente: Quanti petti per quella medaglia – Il Dubbio

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