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Il retroscena. In Puglia previste frizioni sugli asset russi. Salvini: “Non usare armi in Russia”

La Casa Bianca osserva preoccupata le manovre di Giorgia Meloni in vista del voto europeo, perché un ritorno di fiamma per Marine Le Pen rischierebbe di compromettere il buon rapporto che la premier italiana ha costruito con il presidente Joe Biden. Prima di tutto per le posizioni che potrebbero cambiare nei confronti della Russia, ma anche per una scelta di campo che la allontanerebbe dal conservatorismo, riportandola tra le braccia dell’estremismo.

 

 

Biden ha stabilito una solida collaborazione con Meloni, andata anche oltre le sue aspettative. In particolare, come è ovvio, ha apprezzato la determinazione con cui ha contribuito finora alla difesa dell’Ucraina. Un nuovo test sull’affidabilità di Roma avrà luogo nel corso del G7 in Puglia, dove il presidente sta cercando di organizzare anche un incontro con Papa Francesco. Per gli Stati Uniti, il risultato più importante sarà sbloccare il piano per usare i beni russi congelati allo scopo di finanziare Kiev. La mediazione portata avanti dalla Presidenza italiana sugli “Ukraine bond” non ha sortito effetto sui partner europei, restii all’opzione. Gli americani hanno dunque avocato la trattativa. Lo schema prevede uno stanziamento di circa 50 miliardi di dollari da parte di Washington, garantito con i profitti generati dai capitali di Mosca. La Casa Bianca chiede però ai partner di assicurare la restituzione dei soldi, se la guerra dovesse finire prima che i ricavi generati dagli asset ripaghino l’intero prestito. Secondo la Casa Bianca l’unico ostacolo è la Francia: non è un dettaglio, visto che è la francese Christine Lagarde a guidare la Bce, la più esposta sul fronte legale in caso di forzatura. Decisivo sarà il tentativo di Biden di convincere Macron nel bilaterale di sabato. L’obiettivo minimo è ottenere almeno un via libera a un patto di principio.

 

 

Su un punto, intanto, Biden è in sintonia con Meloni. I due Paesi sono scettici sull’invio di istruttori militari in Ucraina suggerito da Macron. Quelli italiani sarebbero preziosi per gestire il Samp-T, ma Roma non sembra propensa a consentirlo. Tanto più che a differenza del governo Draghi, l’attuale esecutivo ha anche ridotto al minimo — si apprende — l’addestramento di corpi speciali ucraini sul suolo italiano.

La divergenza è invece significativa sull’uso delle armi occidentali per colpire il territorio russo. Una distanza, quella tra Roma e Washington, che si accentua mentre gli americani si aspettano che i caccia F16 inizieranno a volare sui cieli di Kiev entro luglio. Certo, la Casa Bianca riconosce che queste scelte spettano ai singoli governi. Ma di certo non ignora le ragioni politiche che stanno dietro alle decisioni di Meloni.

Il punto, va precisato, non è operativo. Tra le dotazioni di Roma ci sarebbero gli Storm Shadow, che sulla carta potrebbero essere utilizzati per colpire gli aeroporti in Russia (in particolare di Krasnodar e Rostov, da cui decollano i piloti per colpire le città ucraine). Al momento, però, l’utilizzo oltreconfine di questi missili non è consentito: Francia e Regno Unito sono favorevoli, ma pesa l’ostilità degli Stati Uniti ad attaccare scali di città russe molto popolose. Il nodo, dunque, è politico. È risponde al nome di Matteo Salvini.

Le sue minacce sono ormai esplicite, su questo dossier. «Dico no alle armi per colpire il territorio russo. Se non ho certezze — sostiene il segretario del Carroccio — non firmo un nuovo decreto con dotazioni militari per Kiev». È una frase che svela quanto sta accadendo nell’esecutivo. Il vicepremier si aggrappa infatti a una formula — “legittima difesa” — contenuta nei decreti che danno copertura legale all’invio di armi. Si tratta delle presunte “armi difensive” di cui parlano spesso i ministri. Per modificare questo approccio, servirebbe una risoluzione parlamentare e un voto che intervenga sulla natura del provvedimento, si è ragionato ai vertici dell’esecutivo. E non esistono le condizioni politiche per strappare un via libera a Salvini.

 

 

Con le sue ultime uscite, d’altra parte, il leghista — da sempre vicino a Putin — si è apertamente schierato con Trump. E invece Biden, nei colloqui con i colleghi europei, sente sempre ripetere le preoccupazioni per il ritorno alla Casa Bianca del tycoon. Il timore è che rompa con la Nato e l’Ue. E che Meloni, scegliendo Le Pen, si allinei a questo fronte, lo stesso che il capo della Casa Bianca criticherà oggi e domani in Normandia. «Il presidente — ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan rispondendo ad una domanda sulle elezioni europee — non nasconde il fatto di credere che le forze antidemocratiche — forze retrograde, forze che vogliono riportarci indietro, privarci dei diritti — hanno una visione della democrazia più oscura della sua, e questo non è il suo punto di vista. Non è questa, secondo lui, la strada giusta da seguire per gli Stati Uniti o per l’Alleanza transatlantica».

Sorgente: Casa Bianca in allarme per il voto europeo: Le Pen vicina a Putin, Meloni eviti l’intesa. E il G7 è a rischio flop – la Repubblica