​Giornata mondiale del rifugiato, ecco gli appuntamenti. L’Italia ospita lo 0,9%

20 Giugno 2019 0 Di Luna Rossa

​Giornata mondiale del rifugiato Oggi si celebra l’appuntamento annuale voluto
dall’Assemblea Nazionale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di milioni di uomini e donne costretti da guerre e violenze ad abbandonare i loro paesi, intensificare gli sforzi per prevenire e risolvere i conflitti, contribuire alla pace e alla sicurezza dei rifugiati. Nel 2018 una persona ogni 14 arrivate in Europa lungo la rotta della Libia ha perso la vita in mare, con una media di 6 morti al giorno. Lo scorso anno sono stati 30mila i bambini che hanno attraversato il Mediterraneo e di questi 12.700 sono minori non accompagnati.

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Intanto, l’Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) «ha espresso una posizione molto precisa sul decreto sicurezza bis, nella parte che concerne i salvataggi nel Mediterraneo da parte di soggetti privati. In questa parte, il decreto ci preoccupa molto, riteniamo che l’aumento del tasso di mortalità nel Mediterraneo sia direttamente dovuto all’assenza di un dispositivo strutturato di ricerca e salvataggio». Lo ha dichiarato Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa, durante la presentazione del rapporto Global Trends 2018 a Roma nella giornata mondiale del rifugiato.

I paesi che ospitano di più – La Germania è l’unico Paese europeo tra le prime dieci nazioni con il più alto numero di rifugiati. La graduatoria ancora una volta guidata dalla Turchia vede quattro tra i paesi meno sviluppati del pianeta (Uganda, Sudan, Etiopia e Bangladesh) nelle prime posizioni. Questi i dati comunicati dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). I primi dieci Paesi per l’accoglienza a fine 2018 ospitavano oltre 13 milioni di rifugiati, pari al 64% dei rifugiati sotto mandato Unhcr. A fine 2018, la Turchia ospitava 3,7 milioni di rifugiati; al secondo posto c’è il Pakistan con 1,4 milioni di rifugiati e al terzo l’Uganda con 1,2 milioni, in leggero calo rispetto a fine 2017. Il Sudan, con un aumento della popolazione di rifugiati del 19% a poco più di 1 milione, si piazza al quarto posto.

La Germania è quinta con un aumento dei rifugiati a 1.063.800 unità alla fine del 2018 e per oltre la metà provengono dalla Siria. L’aumento è stato determinato soprattutto dal via libera alle richieste di asilo di persone già presenti nel paese, ma anche dai reinsediamenti. La popolazione di profughi registrata in Iran, il sesto maggior paese ospitante, è rimasta invariata a 979.400 unità. Segue il Libano con quasi 1 milione di rifugiati alla fine del 2018 (949.700). Il Bangladesh ha continuato a ospitare una vasta popolazione di migranti in fuga alla fine del 2018 (906mila), quasi interamente provenienti dal Myanmar. L’Etiopia è il nono paese ospitante e nel 2018 ha registrato un aumento a 903.200 rifugiati accolti. Infine il decimo Paese ospitante migranti in fuga è la Giordania, con 715.300 rifugiati alla fine del 2018.

I dati Onu riferiti all’Italia  hanno rilevato una popolazione di rifugiati pari a 189mila persone a fine 2018 – lo 0,9% del totale di rifugiati sotto il mandato dell’Unhcr nel mondo, lontanissimo quindi da quella dei primi dieci paesi di accoglienza al mondo.

Oggi, a Roma, la Comunità di Sant’Egidio – insieme ad altre associazioni impegnate nell’accoglienza e nell’integrazione delle persone fuggite da guerre o da situazioni insostenibili nei loro Paesi – organizza la veglia «Morire di Speranza». L’evento si terrà nella basilica di Santa Maria in Trastevere, mentre oggi e anche nei prossimi giorni, in diverse città italiane ed europee, verranno ricordate le oltre 38 mila persone morte, dal 1988 in poi, nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa.

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