Astensionismo primo “partito”- il bolscevico

30 Maggio 2019 0 Di ken sharo

Alle elezioni europee 2019 in Italia

Astensionismo primo “partito”

In Sicilia e Sardegna la più alta diserzione dalle urne. La Lega fascista capofila dei partiti italiani dell’UE. Tonfo del M5S. Il PD recupera voti del M5S ma perde voti. Avanza il partito fascista della Meloni. FI sempre più indietro. Briciole ai partiti degli imbroglioni di sinistra (La Sinistra e “PC”)

24.195.292, 47,5% DELL’ELETTORATO, DELEGITTIMANO L’UE IMPERIALISTA

È l’astensionismo il primo “partito” italiano alle elezioni europee svoltesi nel nostro Paese il 26 maggio. Ben 24.195.292 astenuti (coloro che hanno disertato le urne, col voto più esplicito e coraggioso che l’elettore astensionista possa scegliere per esprimere la propria volontà, annullato la scheda o l’hanno lasciata in bianco), il 47,5% degli aventi diritto, la percentuale più alta dal 1979 allorché si tennero le prime consultazioni per l’elezione diretta del parlamento europeo di Strasburgo, +1,7% rispetto a quelle del 2014 e ben +16,9% rispetto alle ultime elezioni politiche del 2018. Un risultato, in controtendenza rispetto agli altri paesi dell’Unione europea che hanno fatto registrare la più alta affluenza al voto da 20 anni, tanto importante quanto impressionante, che delegittima l’UE imperialista che mira a competere con le altre superpotenze imperialiste, USA, Cina e Russia, per la spartizione del mondo, sottraendole quel consenso popolare e di massa strategicamente decisivo per sostenere la sua politica economica, sociale, estera e militare. Un risultato altresì ottenuto nonostante l’appello della chiesa cattolica e quello unitario della Confindustria e dei sindacati confederali a non astenersi; nonostante la campagna terroristica e ingannatoria della superpotenza imperialista europea contro l’astensionismo e per spingere quanti più elettrici e elettori possibili, come non mai, ad andare a votare, utilizzando siti ad hoc, cortometraggi e vere e proprie campagne lautamente finanziate da Bruxelles e nonostante la concomitanza con le elezioni regionali in Piemonte e le amministrative in 3.786 comuni di cui 5 capoluoghi di Regione e 20 di Provincia. Senza dimenticare che queste elezioni europee erano state caricate di una notevole valenza politica interna, soprattutto dal ducetto Salvini che ci arrivava col vento in poppa dei precedenti successi delle politiche dell’anno scorso e di quelle amministrative e regionali più recenti.

L’Italia dell’astensione

Ed ancora una volta è la parte più povera del Paese, quella delle regioni tra le più povere e arretrate d’Europa, con i lavoratori e gli operai vittime delle ristrutturazioni comunitarie, gli agricoltori e gli allevatori gettati sul lastrico da una politica agricola comune iniqua, delle quote e della messa a riposo forzata delle terre, che ha dato le percentuali più alte di astensione. A partire dalle isole, la Circoscrizione 5, dove la diserzione dalle urne ha raggiunto il 66,3%, con oltre 4 milioni di astenuti su un corpo elettorale di 6 milioni, con un +3,7% in più rispetto alle precedenti europee del 2014. Nello specifico la diserzione dalle urne ha toccato il 63,8% in Sardegna (+5,8% rispetto al 2014) e il 62,5% (+5,4%) in Sicilia. Per proseguire col martoriato Sud d’Italia, Circoscrizione 4, con 7 milioni di astenuti su 12 milioni e mezzo di aventi diritto, dalla Calabria col 56% (+1,8%), Basilicata 52,7% (+2,1%), Campania 51,7% (+2,8%), Puglia 50,2% (+1,7%).

Degli Abruzzi (47,4% di astensione) l’incremento maggiore rispetto al 2014, ben l’11,5%. Diserzione dalle urne che resta altissima in Molise, 46,7% (+1,4%) e Lazio, anch’esso 46,7% (+3,1%). Rispetto al 2014 l’astensionismo è calato in sole due regioni, in Valle d’Aosta, 48,1% (-2,3%) e Trentino Alto Adige, 40,1% (-7,2%).

Tra le province il record spetta a Caltanissetta col 65,7% di diserzione dalle urne, seguita a ruota da Nuoro col 65,6%. La classifica dei maggiori incrementi del non voto rispetto alle precedenti europee a livello di città capoluogo è guidata da Sassari con ben il 17,0%, Teramo +15,9%, Caltanissetta +13,3%, l’Aquila con un significativo +11,2%, Chieti +10,5%,Trapani +9,8%, Pescara +9,2%, Terni +7,2%, Rimini +5,5%, Brindisi +4,8%, Pesaro e Urbino +4,2%, Roma +3,9%, Napoli +3,7%, Torino e Lodi +3,4%.

La Lega fascista capofila dei partiti italiani dell’UE

A cantare vittoria è la Lega del ducetto Salvini, il campione della destra fascista, razzista e xenofoba, diventata il capofila dei partiti italiani dell’UE con oltre 9 milioni di voti, il 18% sul corpo elettorale, di fatto quasi la metà del tanto strombazzato 34,3% sui voti validi, portando a Strasburgo 29 deputati. Alla base del successo leghista stanno i risultati delle due Circoscrizioni del Nord dove il partito di Salvini supera il 24% (40% sui voti validi) e nella Circoscrizione 3 del Centro dove diventa il primo partito, dopo l’astensionismo, col 18,9% (33,4% sui voti validi).

I quasi 7 milioni e mezzo di voti in più rispetto al 2014, 3 milioni e 200 mila sulle politiche dell’anno scorso, sono arrivati, secondo l’analisi dell’Istituto Cattaneo, principalmente dal Movimento 5 Stelle, da Forza Italia e da un recupero dell’astensione. Qualcosa, e prevalentemente nel Sud, anche dal PD.

Un Salvini gongolante e col petto in fuori ha tenuto la sua conferenza stampa all’una di notte del 27 maggio, dove è tornato a baciare il rosario e perorare un’Unione europea ancora più a destra. “È chiaro che le regole europee vanno cambiate, che i vincoli europei vanno cambiati. Siamo il primo partito di questo Paese e faremo valere i nostri diritti in Europa”.

Il tonfo del M5S

Il partito dell’altro ducetto Di Maio esce invece letteralmente con le ossa rotte dalle europee. L’inganno di questo Movimento trasversale e interclassista, che lo aveva fatto diventare il nuovo puntello del capitalismo e del regime neofascista, pare essere già ai titoli di coda. Numeri impietosi, col 9% sul corpo elettorale (17,1% sui voti validi), meno 1milione e 200 mila voti sulle precedenti europee e soprattutto meno 6 milioni e 300 mila voti rispetto alle politiche 2018 che lo hanno portato al governo. Il M5S crolla nelle circoscrizioni del Nord-est, perde in quella del Centro, in entrambe sopravanzato addirittura dal PD, e si salva dal naufragio totale rimanendo il secondo partito, dopo l’astensionismo, nel Sud e nelle isole. “Siamo stati penalizzati dall’astensione, soprattutto al Sud” è stato il laconico commento a caldo del ducetto Di Maio.

Dove siano andati a finire gli oltre 6 milioni di voti bruciati dal M5S è presto detto. Come constatato dallo stesso Di Maio prevalentemente gli elettori del Movimento si sono astenuti. Sempre secondo il report dell’Istituto Cattaneo, confermato anche dai dati raccolti dalla società SWG, solo poco più di un terzo degli elettori che avevano votato il M5S nel 2018 lo hanno votato il 26 maggio. Un terzo abbondante (circa il 38%) si è astenuto, il 14% ha votato Lega, il 4% ha votato PD, il 6% altri partiti. In particolare ha perso voti tra i giovani e gli under 40. 14 saranno gli eurodeputati a Strasburgo.

Il PD recupera dal M5S ma perde voti assoluti

Dopo che tra le politiche del 2013 e quelle del 2018 aveva perso circa 2 milioni e 600 mila voti (quasi il 30% del proprio elettorato) il partito democratico ha evitato sì il tracollo, ma in definitiva ha perso ancora consensi. Non solo in raffronto con le europee del 2014, meno 5 milioni e 100 mila, ma anche sulle politiche del 2018, meno 0,8% sul corpo elettorale pari a 380 mila voti, che avevano segnato la sua disfatta e quella del “centro-sinistra”. Seppur guadagni in termini percentuali sui voti validi (+4,3%) il partito di Zingaretti ha poco di che rallegrarsi, se non essere rimasto il primo partito, dopo l’astensionismo, in 6 delle 10 grandi città per popolazione: Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna e Firenze ed essere risultato il più votato dall’esigua percentuale, 7,5%, degli italiani all’estero aventi diritto.

Sempre secondo l’analisi dell’Istituto Cattaneo e SWG il PD infatti “ha sostanzialmente interrotto l’emorragia che negli anni scorsi aveva portato molti voti del suo bacino elettorale verso il M5S” e se da un lato “gran parte degli elettori che nel 2018 avevano scelto il PD confermano oggi il loro voto” dall’altro è palese la “scarsa capacità di attrazione di nuovi elettori”, come dimostrano il 4% recuperato dal M5S e il 6% dall’ormai inesistente Liberi e Uguali (LeU).

Per il segretario Zingaretti, gongolante per i 17 scranni conquistati al parlamento europeo, che è tornato a parlare di “bipartitismo” in funzione di “baluardo anti-Lega” (sic!),“L’aggressione sovranista alle istituzioni europee è fallita. Nel parlamento europeo c’è un’ampia e solida maggioranza per cambiare rilanciando il sogno europeo”. Come se “europeismo” e “sovranismo” non fossero due facce della stessa medaglia imperialista.

Avanza il partito fascista della Meloni

A beneficiare del regime neofascista instaurato nel nostro Paese non potevano essere che i fascisti storici, cemento di Fratelli d’Italia della Meloni, che debutterà tra i banchi dell’europarlamento con 6 deputati. Il dato nazionale li colloca dopo, ma molto vicini a Forza Italia, con 720 mila consensi in più delle europee del 2014 e 300 mila in più delle politiche dell’anno scorso. Evidente il travaso di voti dal partito di Berlusconi ormai in caduta libera, anche se in misura decisamente minore che verso la Lega. Nella circoscrizione 3 del Centro, grazie soprattutto al voto del Lazio, FDI supera FI, anche se prendendo le reali percentuali sul corpo elettorale e non sui voti validi, il partito fascista della Meloni si attesta a livello nazionale al 3,4% contro il 6,4%: un risultato che non gli avrebbe permesso di superare la soglia di sbarramento del 4%.

Per la leader di FDI “il messaggio è che gli italiani hanno votato per consegnare un’altra maggioranza rispetto a quella di oggi, un’altra maggioranza possibile, formata da Lega e FDI. Gli italiani hanno detto che non vogliono il M5S al governo, siamo pronti ad assumerci la nostra responsabilità”.

Forza italia in caduta libera

Altro crollo verticale del partito di Berlusconi che perde dal Nord al Sud oltre 2 milioni e 200 mila voti sia sulle europee del 2014 che sulle politiche del 2018, attestandosi ad un misero 4,6% sul corpo elettorale e 8,8% sui voti validi. Ormai la classe dominante borghese, l’alta finanza e i grandi e medi capitalisti in testa non hanno più bisogno del leader che li ha rappresentati per anni, sentendosi sempre più garantiti dal ducetto della Lega e dal governo nero fascista e razzista Salvini-Di Maio che gli ha aperto di recente anche la Via della seta cinese. Intanto per Berlusconi e altri 6 suoi compari altri stipendi da nababbo e pensione dorata dall’emiciclo europeo.

Briciole ai partiti degli imbroglioni di sinistra

469.884 voti alla lista La Sinistra, coacervo di trotzkisti e neorevisionisti tra i quali PRC, Altra Europa con Tsipras, Sinistra Italiana, Convergenza socialista, Partito del Sud, Transform Italia capitanata da Fratoianni (0,9% sul corpo elettorale, 1,8% sui voti validi), meno 638 mila voti rispetto alle europee del 2014 e meno 1 milione sulle politiche 2018; 235.535 voti al “PC” dell’arcimbroglione opportunista Marco Rizzo (0,5% e 0,9%), meno 832 mila consensi rispetto al 2018 unico dato comparabile. Risultati da prefisso telefonico. Queste le briciole raccolte dai partiti parlamentari a sinistra del PD al banchetto imperialista delle elezioni europee.

L’ennesima dimostrazione di come l’UE sia irriformabile, e le sue istituzioni antidemocratiche e nemiche dei popoli, a partire dal parlamento europeo con la soglia di sbarramento al 4%. È compito del proletariato e delle masse popolari e di tutti gli autentici anticapitalisti e antimperialisti combatterla dall’esterno e distruggerla nell’interesse della pace, dell’indipendenza e della sovranità nazionali e della lotta per il socialismo.

Solo il socialismo può realizzare l’Europa dei popoli

In Italia solo il PMLI ha propagandato l’astensionismo marxista-leninista. E lo ha fatto come ha potuto, con i media borghesi e di regime che hanno puntualmente ignorato la posizione e le attività elettorali del Partito. E lo ha fatto nonostante sia stato penalizzato ancora una volta dalla soppressione dei tabelloni elettorali per i partiti che non presentano liste.

Se una minima parte di elettori è potuto entrare in contatto con le idee e le proposte del PMLI, è solo grazie ai militanti e ai simpatizzanti del Partito che, contando esclusivamente sulle proprie forze, mezzi e risorse economiche, si sono battuti con coraggio e generosità senza pari.

Anche se la nostra propaganda è stata come una goccia nel mare, ha certamente contribuito all’avanzata dell’astensionismo qualificato e motivato contro l’UE imperialista, le sue istituzioni e i suoi partiti.

Coscienti che solo il socialismo è in grado di realizzare l’Europa dei popoli, di abbattere tutte le barriere siano esse fisiche o economiche, perché il proletariato andrà al potere, i prodotti del lavoro potranno essere goduti interamente dal popolo lavoratore, sviluppate le conquiste sociali, economiche e politiche, costruito un nuovo ordine sociale sulle ceneri di quello capitalistico e imperialistico. Battersi per l’Europa socialista rimane un nostro dovere, noi faremo fino in fondo la nostra parte e vorremmo che le astensioniste e gli astensionisti sinceri fautori del socialismo e le compagne e i compagni che in buona fede hanno votato il “PC” e La sinistra, si unissero in tutte le forme possibili al PMLI, nella lotta per distruggere la UE e realizzare il socialismo nei singoli paesi, a cominciare dall’Italia.

(Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n. 21/2019)

Spread the love
  •  
  •  
  •   
  •   
  •   
  •  
  •