Diffamazione e minacce, Borrometi testimonia in aula a Ragusa – .: La Spia :. contro ogni forma di mafia

1 Marzo 2019 0 Di ken sharo

Diffamazione e minacce gravi in continuazione e in concorso ai danni del giornalista Paolo Borrometi. E’ entrato nel vivo oggi, davanti al giudice monocratico Vincenzo Ignaccolo, presso il Tribunale di Ragusa, il processo per citazione diretta disposta dal pubblico ministero Gaetano Scollo, a carico di Maria Concetta Ventura, Giuseppe Cammalleri, Virginia Giliberto, Giovanni Refano, Salvatore Refano, Andrea Bondi’, Emanuela Di Quattro e Cristina Cilenti. Posizione stralciata per Alessio Cannella che ha chiesto il patteggiamento. Mentre un’altra imputata con una lettera di scuse rivolta a Borrometi ha chiesto la remissione della querela che il giornalista ha ritirato. L’accusa era rappresentata dal vice procuratore onorario, Diana Iemmolo; presenti i difensori Alessandro Agnello, Lucia Licata e Giovanni Di Pasquale, mentre la parte offesa era rappresentata dall’avvocato Luca Licitra. Otto gli imputati. Borrometi e’ stato sentito per circa due ore durante le quali ha descritto le circostanze che lo hanno portato a sporgere querela ripercorrendo la lunga serie di insulti e minacce, fornendo delucidazioni anche in merito alla identificazione degli imputati attraverso materiale fotografico, codici identificativi delle strisce Facebook e delle attribuzioni e-mail indirizzate al sito internet laspia.ite alla pagina Fb collegata. Attraverso l’utilizzo dei ‘commenti’ successivi alla pubblicazione di alcuni articoli e al format previsto nei ‘commenti’ del sito internet – secondo l’accusa – si sarebbero consumati i reati di diffamazione e minaccia. “Poco ne hai di scrivere ‘ste falsita’ come te”, commentava Giovanni Refano, “comunque stai tranquillo, non temere, io a te non posso arrivarci ma c’e’ chi di competenza ce la fara’ ad arrivare a te”, aggiungeva in uno dei vari commenti agli articoli del giornalista. Salvatore Refano scriveva “Tu sei il mio incubo, e lo saro’ anche io per te nei tuoi confronti”. Giuseppe Cammalleri in un commento dava coraggio a ‘zu Toto”, Toto’ Reina, e in altra occasione, rivolto a Borrometi, gli diceva “chi di speranza campa disperato muore, accupa”. O Maria Concetta Ventura che su un’articolo sulla nuova mappa di Cosa nostra: “Verita’ zero totale perche’ nessuno ha avuto a che fare con Avila specialmente quando stava con me”. Avila oggi e’ un collaboratore di giustizia ed era legato con la famiglia Ventura. Una serie di articoli che riguardavano inchieste e operazioni di polizia sugli intrecci malavitosi locali e non, pubblicati sul sito Laspia e condivisi su fb, come “La droga arriva a Vittoria dalla ‘ndrangheta grazie all’accordo tra il clan Carbonaro ed i Commisso”; “Vittoria, arrestato Angelo Ventura”; “I Ventura son mafiosi e rimangono in galera. E’ quanto conferma la Cassazione”; “I locali della movida ragusana affidati alla ‘sicurezza’ della malavita”; “I funerali e la corruzione all’ospedale di Vittoria”. Il processo rinviato al 12 luglio.

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