La crisi vista dagli altri: serve una scossa | Rep

8 Febbraio 2019 0 Di luna_rossa

Quattro economisti europei a confronto: un’analisi sui problemi dell’Italia dalle cause alle possibili soluzioni

DI ROSARIA AMATO, ANAIS GINORI, ANTONELLO GUERRERA E TONIA MASTROBUONI

Marcel Fratzscher (Germania)
“Inutile cercare scuse globali
il governo ha troppi fronti aperti”

BERLINO – Inutile cercare scuse altrove: l’Italia si sta auto infliggendo l’attuale recessione e ne può solo uscire se il governo restituirà alle imprese e alle famiglie la fiducia nel futuro che è andata persa negli ultimi mesi. Ne è convinto uno dei più autorevoli economisti tedeschi, il direttore del DIW, Marcel Fratzscher.

Professore, le stime Ue di crescita per l’Italia sono state riformulate allo 0,2% per quest’anno. Un problema passeggero, come sostiene il ministro Tria?

“Il rallentamento generale dell’economia europea e la grande insicurezza globale alimentata da fattori di rischio come una guerra commerciale o la Brexit sono ragioni importanti per la crescita più debole in Italia. Ma la ragione più importante è la perdita di fiducia delle imprese e delle famiglie nel governo italiano. Le imprese ricominceranno a investire e a creare posti di lavoro solo quando potranno guardare con fiducia nel futuro”.

Cosa dovrebbe fare l’Italia per crescere di più?

“L’Italia ha aperto troppi fronti di conflitto, anche con i partner europei, e non ha ancora presentato un concetto economico convincente. Riforme del sistema sociale, riforme strutturali e stimoli migliori per gli investitori sono essenziali per riportare l’Italia sul sentiero della crescita. Il governo italiano deve dimostrare di essere un partner affidabile, sia per i cittadini italiani – affrontando anzitutto i problemi del Paese – sia per altri governi europei. La fiducia è essenziale: è quella che manca oggi in Italia”.

La debolezza italiana quanto dipende da quella tedesca? E il rallentamento che si registra ora in Germania è temporaneo?

“L’Italia e la Germania sono partner economici importanti. Ma con la debolezza dell’Italia, la Germania c’entra poco. La recessione italiana è un problema che l’Italia si è auto inflitto, non è colpa degli altri Paesi o di fattori globali”.

Adam Tooze (Gran Bretagna)
“Servono riforme del lavoro
usando il modello tedesco”

 Adam Tooze, economista e storico britannico, professore alla Columbia, direttore dello European Institute qual è la malattia dell’economia italiana?

«L’Italia è il problema centrale dell’eurozona in questo momento. La sua crescita anemica può diventare l’inizio di problematiche molto serie, anche politiche, e scivolare sempre di più nella recessione».

Perché?

«La spesa pubblica pazza degli anni Ottanta, la mancanza di riforme che hanno fatto salire sensibilmente la disoccupazione… Inoltre, questa situazione può lacerare ancora di più i rapporti con Bruxelles sui conti pubblici, aumentare la tensione politica a Roma. Per questo credo che i dati economici di ieri siano un segnale molto preoccupante, non solo per i conti».

Però molti problemi vengono da lontano.

«Giusto. Al di là dell’enorme debito, l’Italia è un Paese fortemente dipendente dall’export ed è dunque esposta in settori chiave alla aggressiva competizione internazionale. Inoltre, l’Italia ha delle carenze nella formazione, nell’istruzione e nei servizi pubblici: così non può diventare una piattaforma export come Singapore. E poi la tassazione alta, la burocrazia, le scarse infrastrutture. Anzi, è sorprendente che l’Italia sia ancora a galla, nonostante tutti questi problemi».

Le politiche secondo alcuni “assistenzialiste” di questo governo aggiungono preoccupazione?

«L’idea di un reddito di cittadinanza per me non è malvagia, vista l’altissima disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma deve essere affiancata a serie riforme del lavoro, come quella in Germania negli anni Duemila, altrimenti sono risorse sprecate. Il punto è che l’Italia si trova in una situazione paradossale: per fare le riforme ci vuole crescita, ma crescita al momento non ne ha, e se chiede più margine di spesa all’Ue i mercati si preoccupano. Così è dura».

 Patrice Geoffron (Francia)
“Debolezze strutturali confermate
ma l’Europa ha bisogno di voi”

Patrice Geoffron, economista francese e membro del think tank Cercle des économistes, si aspettava il brusco peggioramento della congiuntura italiana?

«Dal momento che si è registrata una frenata dell’attività economica nel secondo semestre 2018, il rischio recessione era evidente».

Quali sono i fattori che più hanno pesato?

«L’Italia non è un’eccezione in un’Europa prospera e armoniosa. Detto questo, sarebbe un errore pensare che la recessione sia provocata solo dalle evoluzioni dell’eurozona o dal contesto internazionale incerto. Evidentemente le decisioni adottate dal governo non permettono di avere una visibilità o una coerenza, anche se l’avvio del reddito di cittadinanza potrà aiutare a sostenere i consumi. L’ingresso in recessione non è comunque una novità assoluta».

Perché?

«È la conferma di debolezze strutturali dell’Italia: il calo degli investimenti industriali rispetto al periodo pre-crisi, la debolezza della produttività, il declino della popolazione attiva, la fragilità delle banche. La novità è piuttosto un’altra: se questa situazione di recessione si prolunga sarà difficile sostenere che l’attuale politica ha permesso un rapida inversione».

Quale sarà impatto sull’eurozona?

«A breve termine il rischio maggiore non è il debito pubblico perché, malgrado sia alto e con un spread più pesante di quello di Francia e Germania, l’Italia non è la Grecia. Ma nessuno può davvero prevedere quali effetti destabilizzanti sull’eurozona o sull’Ue ci saranno se la recessione diventerà ancora più grave e i conflitti di vicinato o con Bruxelles diventeranno sempre più frequenti. Una cosa è certa: l’Europa ha necessariamente bisogno dell’Italia in particolare davanti alla concorrenza tra le grandi potenze di questo secolo».

Emilio Ontiveros (Spagna)
“Nessuno pensa ai conti dello Stato
e gli investitori non si fidano”

L’incapacità delle imprese di rinnovarsi e di affrontare la globalizzazione, la crisi bancaria mai superata del tutto, una situazione politica che agli investitori internazionali appare poco stabile: questi i principali mali dell’Italia a giudizio di Emilio Ontiveros, professore emerito di Economia all’Università Autonoma di Madrid e presidente dell’associazione Analistas Financieros Internacionales.

Eppure, professore, neanche la situazione politica spagnola è così stabile.

«È vero, anche in Spagna abbiamo una situazione di precarietà politica, ma nessun partito, nessun politico ha mai detto di voler uscire dall’euro. Anzi noi abbiamo tratto il massimo profitto dalla possibilità di stare in un club del quale fanno parte Paesi notoriamente affidabili come la Francia e la Germania, e abbiamo tratto anche il massimo vantaggio dall’adozione dell’euro. L’Italia dà l’impressione di non avere alcuna intenzione di voler tenere i conti in ordine, e risulta poco affidabile non solo agli occhi degli investitori internazionali, ma anche delle stesse imprese nazionali».

Infatti le imprese italiane puntano il dito contro le politiche del governo, ma è tutta colpa della politica se il Pil sta arretrando?

«Credo che in questo momento stiano emergendo tutti i limiti del modello di crescita italiano degli ultimi anni. Le imprese italiane negli ultimi vent’anni si sono adagiate sugli allori, non tanto le piccole ma persino le medie aziende hanno rinunciato a modernizzarsi e a innovare».

Qual è la sua ricetta? E cosa pensa delle ricette del governo?

«Non credo che il reddito di cittadinanza sia sbagliato in sé, molte famiglie hanno sofferto molto, però i salari sono rimasti allo stesso livello precedente alla crisi. Credo che l’Italia dovrebbe puntare di più sulla propria appartenenza all’ Europa».

Sorgente: La crisi vista dagli altri: serve una scossa | Rep

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