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Fino ad ora 140 dei 193 membri dell’Onu hanno riconosciuto la Palestina come Stato. L’ultima è stata la Giamaica. Uno dei motivi per cui si sta parlando sempre più spesso di Paesi che riconoscono lo Stato palestinese è il sostegno della soluzione dei due Stati come unica opzione per mettere fine al conflitto e soprattutto promuovere una soluzione pacifica. Altre ragioni citate del riconoscimento fanno capo ai principi della Carta delle Nazioni Unite, quindi il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione.

La questione del riconoscimento è dibattuta da decenni e, nonostante l’urgenza della questione, non è stato fatto nessun passo avanti. Nel 2011 la Palestina aveva richiesto formalmente di diventare membro delle Nazioni Unite, ma la sua richiesta fu respinta. L’anno seguente le è stato concesso lo status di Paese osservatore non membro dall’Assemblea Onu. La questione è tornata in auge in seguito agli attacchi del 7 ottobre.

Tra chi si oppone al suo riconoscimento ci sono gli Stati Uniti, che il 19 aprile hanno bloccato una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che chiedeva l’adesione della Palestina alle Nazioni Unite, negandone per l’ennesima volta il riconoscimento come Stato. Il veto degli USA sarebbe il quarto dal 7 ottobre, nonostante Joe Biden abbia più volte sostenuto la soluzione dei due Stati e l’amministrazione sembra lavorare affinché Israele si impegni per il riconoscimento dello Stato palestinese in cambio del riconoscimento diplomatico da parte di Riyad. Secondo il portavoce del Dipartimento di Stato Vedant Patel, l’adesione sarebbe stata una misura prematura che non consentirebbe al popolo palestinese di ottenere lo status di Stato.

L’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell ha recentemente dichiarato che diversi Stati dell’Unione europea riconosceranno la Palestina come Stato entro la fine di maggio. Lo ha affermato a margine di un incontro del World Economic Forum a Riad, in Arabia Saudita, secondo quanto riportato da al-Arabiyah. Alcuni Paesi Ue, tra cui il Belgio e la Spagna, avevano già annunciato l’intenzione di riconoscere lo Stato palestinese, riservandosi di decidere il momento più opportuno per farlo.

Netanyahu si è notoriamente opposto alla creazione di uno Stato palestinese, sostenendo che farlo minerebbe la sicurezza israeliana. Anche i leader israeliani che in precedenza sostenevano la soluzione dei due Stati, attualmente temono che acconsentire alla creazione dello Stato palestinese possa essere considerata una vittoria per Hamas e per il suo attacco al sud di Israele. Non è invece un segreto che gli ebrei israeliani, il 63% secondo un sondaggio d’opinione dell’Israel Democracy Institute (IDI), si oppongano a tale soluzione.

Il processo di riconoscimento dello Stato palestinese è ostacolato da una serie di Paesi che hanno attualmente riconosciuto lo Stato di Israele, esprimendo posizioni ambigue o ponendo veti alle risoluzioni ONU, tra cui Austria, Giappone, Belgio, Germania, Grecia, Italia, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. L’Unione europea non si sbilancia e ciò le impedisce di essere incisiva, nonostante sia il primo partner commerciale di Israele e il primo finanziatore dell’Autorità nazionale palestinese.

Cosa comporta il riconoscimento di uno Stato

Il riconoscimento di uno Stato, secondo il diritto internazionale, è la dichiarazione della volontà di uno Stato di riconoscere un’altra comunità sovrana come Stato nel senso del diritto internazionale pubblico. Tale azione costituisce un atto di volontà unilaterale: per principio, ogni Stato decide secondo il proprio libero giudizio se riconoscere o no un altro Stato.

Perché possa essere riconosciuto, uno Stato deve avere delle caratteristiche, definite dal diritto internazionale. In particolar modo è richiesta la presenza di un territorio, un popolo e una potestà pubblica, ovvero un governo effettivo ed indipendente. Ad essere decisive per l’attribuzione della qualifica di Stato sono le circostanze effettive, quindi il principio di effettività. A quelli sopra elencati, uno Stato o un’organizzazione internazionale possono aggiungere altre condizioni, come il rispetto della Carta delle Nazioni Unite o dei diritti umani.

Il riconoscimento di uno Stato assume rilievo soprattutto quando l’esistenza dello stesso è dubbia per diverse ragioni. Ad ogni modo, esso ha solo carattere declamatorio, non costitutivo, perciò se uno Stato ne riconosce un altro significa che a suo avviso quello Stato deve essere considerato tale. Nella teoria del diritto, infatti, la questione se uno Stato non diventi tale solo in seguito al suo riconoscimento è attualmente in discussione. Ad essere determinante dovrebbe essere solo il possesso degli elementi costitutivi dello Stato, quindi popolo, territorio e governo.

Secondo la “teoria dichiarativa”, l’esistenza di uno Stato non dipende dal riconoscimento o meno dello stesso da parte degli altri Stati. Perciò uno Stato è tale anche se non è riconosciuto da nessun altro Stato al mondo e l’atto di riconoscimento non ha valore costitutivo della personalità giuridica internazionale, ma solo “dichiarativo” di una situazione già esistente nei fatti. Tuttavia, il riconoscimento esprime la volontà degli Stati preesistenti di intrattenere relazioni internazionali con lo Stato riconosciuto. La “teoria costitutiva”, invece, impone il riconoscimento dello Stato come condizione necessaria perché esso possa diventare uno “Stato sovrano” di fatto. Secondo quest’ultima, quindi, sono gli Stati già esistenti a decidere se un nuovo Stato può essere ammesso tra i soggetti di diritto internazionale.

Infine, il voto favorevole all’ammissione di un soggetto all’interno delle Nazioni Unite costituisce una forma di riconoscimento di Stato tacito. Lo Stato di Israele, ad esempio, non è riconosciuto da 28 Stati membri dell’ONU, ma il fatto di essere uno Stato membro dell’ONU lo rende tacitamente riconosciuto. Al contrario, la Palestina rientra tra gli Stati osservatori permanenti dell’ONU non riconosciuti da almeno uno Stato membro e attualmente è uno Stato a riconoscimento limitato, vale a dire uno Stato de facto indipendente e sovrano, che controlla e governa un territorio e una popolazione, ma la cui sovranità è riconosciuta solo da alcuni Stati a livello internazionale.

Riconoscere la Palestina

Se lo Stato di Palestina venisse riconosciuto, il primo risultato sarebbe quello di sancire un disaccordo netto nei confronti della strategia israeliana. Da un punto di vista pragmatico, però, forse potrebbero avere ragione gli Usa. Di fatto non influirebbe sulla realtà attuale della Palestina e neanche sul corso della guerra o sul dopoguerra. In pratica non cambierebbe nulla.

Nonostante ciò, la portata della catastrofe umanitaria a Gaza è un dato di fatto e il riconoscimento dello Stato sarebbe un passo, seppur piccolo, verso una soluzione. Si tratterebbe inoltre di un traguardo agognato dai palestinesi, che aspirano e hanno diritto a vivere in pace e sicurezza.

 

 

Simona Losito

Sorgente: Uno Stato per la Palestina