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“Manifestare sia un diritto e non un pericolo”. “Venga finalmente apposto il numero identificativo sulla divisa di ogni poliziotto”. Duecento genitori scrivono al presidente Mattarella

“Signor Presidente, siamo centinaia di genitori di ragazze e ragazzi che frequentano la scuola superiore. Una di loro, studentessa di un liceo di Roma, è tornata a casa con la testa spaccata dal manganello di un poliziotto. Un’altra, colpita ripetutamente alle costole, è stata portata via in ambulanza. In quella circostanza, almeno cinque studenti minorenni sono stati feriti dai colpi dei poliziotti che affrontano armati e in tenuta antisommossa i giovani disarmati e a volto scoperto”.

Inizia così la lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di 200 (per ora) genitori di “studenti minorenni che manifestano pacificamente il loro dissenso” e “vengono brutalmente caricati, percossi, lasciati a terra da adulti che avrebbero il compito di proteggerli, di garantire l’esercizio dei loro diritti”. I genitori si rivolgono al capo dello Stato per esprimere “sconcerto e preoccupazione”: “la Costituzione della quale lei è garante – si legge -, la Carta che le nostre figlie e i nostri figli studiano a scuola, assicura il diritto di manifestare, di riunirsi pacificamente e senza armi, la libertà di esprimere il proprio pensiero. È questo che insegniamo in classe e in famiglia ed è questo insegnamento che i giovani mettono in pratica quando manifestano per difendere il diritto all’aborto, per contestare gli accordi di collaborazione militare con le università israeliane o per chiedere che il governo Israeliano smetta di massacrare migliaia di donne, bambini, ragazzi come loro”.

“A ogni intemperanza – spiegano i genitori nella loro missiva – le forze dell’ordine reagiscono caricando e sferrando colpi di manganello, ferendo chi capita a tiro, traumatizzando tutti gli altri. Non accade lo stesso con gli ultras armati di spranghe che mettono a ferro e fuoco le città. In quel caso, la furia di tifosi adulti viene tollerata e contenuta senza far scattare ogni volta la conta dei feriti”.

“Perché, invece, – chiedono i genitori – gli studenti minorenni e disarmati vengono manganellati? Le nostre figlie e i nostri figli tornano a casa impauriti, sgomenti, arrabbiati. Raccontano dei coetanei a terra, del sangue, delle ferite, delle cariche, ci mostrano i video girati con i loro telefoni. La violenza delle forze dell’ordine rischia di innescare nei giovani più suggestionabili una risposta violenta. A questo si vuole arrivare? «Dal corteo sono partite offese», leggiamo nei resoconti giornalistici. E quindi? Compito dei poliziotti che si confrontano con un corteo di minorenni, quando anche alcuni dei ragazzi dovessero urlare parole offensive, non è quello di agire con giudizio e moderazione? Quale esempio vogliamo dare? Come dobbiamo comportarci noi adulti, noi genitori? Dovremmo scoraggiare le ragazze e i ragazzi dal manifestare? «Vai, mai stai attenta. Non metterti davanti con lo striscione» diciamo loro: «o rischi che ti arrivi una manganellata». Sa cosa ci rispondono, signor Presidente? «Mamma, se non arriva a me arriva a un’altra ragazza o un altro ragazzo che come me non ha fatto niente»”.

La lettera si chiude con la richiesta “che manifestare sia un diritto e non un pericolo” e “che anche in Italia venga finalmente apposto il numero identificativo sulla divisa di ogni poliziotto per individuare chi, con il pretesto della difesa dell’ordine pubblico, si accanisce con violenza sui giovani disarmati alimentando in tutti loro la sfiducia nelle istituzioni che lei, Signor Presidente, rappresenta”.

Siamo messi così.

di Giulio Cavalli

Foto di apertura di Marioluca Bariona

Sorgente: “Signor presidente chiediamo che per i nostri figli manifestare sia un diritto e non un pericolo” | Left