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Dopo la richiesta d’arresto da parte del procuratore della Corte penale internazionale a danno di Netanyahu, del suo ministro della Difesa e dei leader di Hamas, la Corte internazionale di giustizia (da non confondere con la prima) è stata chiamata per la terza volta a decidere, ancora in fase “cautelare”, in merito agli sforzi di Israele per prevenire il rischio di genocidio a Gaza. Il collegio giudicante ha constatato come le misure imposte per salvaguardare la popolazione civile siano finora state disattese.

Maurizio Delli Santi 

Nell’arco di una settimana ben due corti internazionali hanno posto sotto accusa il governo di Israele, mentre un gruppo di Stati con in testa Spagna, Irlanda e Norvegia hanno rilanciato il riconoscimento dello “Stato di Palestina”. Un “disastro morale”, secondo l’efficace sintesi di Yair Lapid che dall’opposizione imputa alle responsabilità del governo Netanyahu l’ultima decisione della Corte internazionale di Giustizia. Dopo la richiesta di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità nei confronti del premier Netanyahu e del ministro della difesa Gallant, e per tre leader di Hamas, annunciata dal Prosecutor della Corte penale internazionale, la Corte Internazionale di Giustizia si è pronunciata sull’assedio di Rafah che sta avendo conseguenze disastrose per la popolazione palestinese. Si tratta del massimo organo giurisdizionale delle Nazioni Unite con sede all’Aja come la Corte penale internazionale, ma con competenze non sulle responsabilità penali bensì sulle controversie fra Stati

Sorgente: Israele dia seguito alle richieste della Corte internazionale di giustizia