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Le prime indagini indipendenti sulla strage di

sembrano confermare che Israele ha prima braccato e poi preso di mira intenzionalmente il convoglio umanitario con un drone.

Non è il primo convoglio di aiuti ad essere colpito dall’IDF, ma qui c’è un dettaglio inquietante: il drone ha bombardato il convoglio tre volte di seguito. I sopravvissuti al primo colpo, infatti, si sarebbero rannicchiati in un altro veicolo, e poi in un terzo, e sono stati inseguiti e uccisi lo stesso. Un targeting deliberato e ripetuto del convoglio, dunque con lo scopo di non lasciare nessuno vivo, scrive

, collaboratore del

. Secondo le fonti IDF che hanno parlato con Haaretz, i controllori del drone avrebbero identificato un singolo individuo armato salire sul convoglio e hanno sospettato che si trattasse di un terrorista. «Una lettura orribile», quella della dinamica della strage, secondo

dell’Independent. Secondo il sito britannico

, il drone utilizzato nell’omicidio aveva gli strumenti per identificare con grande precisione il logo della ong presente sul tetto dei convogli colpiti. L’ammissione di un «incidente» da parte del governo israeliano, secondo molti analisti, non esclude lo scopo primario dell’operazione: intimidire altre ong simili che dopo l’incidente si sono paralizzate, per paura di subire la medesima sorte. L’uso della fame come arma di guerra dunque, proprio la settimana successiva al pronunciamento della Corte di Giustizia Internazionale, che ha aggiornato la lista di misure provvisorie imposte a Israele lo scorso gennaio e ha parlato di «carestia già in atto».

da “X” Paolo Mossetti

fotografia da web

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