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Le condizioni di vita nei Centri di permanenza per il rimpatrio sono insostenibili per i migranti. Come emerge da testimonianze raccolte da Melting pot Europa e da video girati dentro alcune strutture

Qualche giorno fa è apparso in rete un video girato all’interno della struttura di Pian del Lago – Caltanissetta che testimoniava le condizioni in cui sono costretti a vivere numerosi cittadini stranieri in attesa di essere rimpatriati. In contemporanea alle rivolte nel Centro per il rimpatrio (Cpr) di Milo a Trapani anche a Pian del Lago le proteste si sono fatte largo tra i detenuti che lamentano percosse, torture, persone che dormono su cartoni srotolati su letti di cemento.

L’avvocato Arturo Raffaele Covella per Melting Pot ha raccolto la testimonianza di un ospite: «Sto dormendo da 13 giorni fuori, senza materassi, senza niente (…) Dormiamo all’aperto perché il posto è bruciato tutto (….) Sono tredici giorni che dormo fuori senza materasso e con una coperta che mi sono portato io». «La situazione è bruttissima … è brutta…. Sto male, ho anche chiesto di andare all’ospedale per fare visita ma non c’è niente (….) la mia salute è peggiorata (….) dormo fuori, troppo, troppo, troppo freddo». «Il bagno non c’è (….) è tutto rovinato (….) non posso spiegarti avvocato (…) è bruttissimo».  

Nella mattinata di domenica 4 febbraio, tra le 5 e le 6 del mattino, dentro al Cpr di Ponte Galeria (Roma) un giovane 22enne di nome Ousmane Sylla è stato ritrovato esanime: si è impiccato con un lenzuolo annodato a una grata. Come scriveva ieri Adriano Sofri su Il Foglio non bisognerebbe interrogarsi «tanto sulle ragioni che hanno spinto Ousmane Sylla a uccidersi; dovrebbero chiedersi soprattutto come mai tante altre e altri come lui non si uccidano». 

 

Nella foto: frame del video girato nella struttura di Pian Del Lago, Caltanissetta

Sorgente: La vera domanda da porsi sui Cpr | Left

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