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25 April 2024
0 5 minuti 3 mesi

Terme di Caracalla. Seduti al tavolo in prima fila, vestiti in abito da sera, i ministri Santanché e Abodi, Tajani e Lollobrigida. A metà cena di gala, tra una portata di pesce e l’altra, la tartare di tonno e il ragù di scorfano, tutto rigorosamente innaffiato di champagne Moët & Chandon, passa il cestino per le offerte: come nelle riffe di paese, o la questua in chiesa durante la messa, solo che il beneficiato dell’elemosina è la povera Ryder Cup. Un milioncino di qua e uno di là, un obolo per dicastero al fine di raggiungere la cifra mancante: altri cinque milioni e mezzo di euro, la colletta del Governo Meloni per salvare il golf italiano.

Non sarà andata proprio così ma è più o meno quello che è successo intorno alla Ryder Cup, il grande evento che doveva cambiare la storia del golf italiano, e invece quasi l’ha fatto fallire. Soldi pubblici che si aggiungono agli altri soldi pubblici già concessi nel 2016, quando il governo renziano aveva infilato in manovra ben 60 milioni di contributi, più 97 di garanzia, per finanziare la manifestazione. Qualcosa però è andato storto: sono mancati i ricavi dei tesserati, che non sono cresciuti come da previsioni. Il resto lo hanno fatto il Covid, la guerra, il caro energia. Come sempre succede nel caso dei grandi eventi il budget non è stato rispettato (anzi, rispetto alle Olimpiadi di Milano-Cortina la Ryder si potrebbe considerare quasi un successo). E lo Stato ci ha dovuto mettere una pezza.

Come raccontato dal Fatto nelle scorse settimane, i conti del torneo infatti non tornano. Il bilancio della Federazione, che non ha mai separato la gestione dell’evento dalla propria, si è chiuso nel 2022 con un rosso di 1,6 milioni di euro, e soprattutto con la prospettiva di una voragine di quasi 13 milioni nel 2023, che avrebbe messo in dubbio addirittura la continuità aziendale della Fig. Se la Federazione ha potuto approvare i conti e continuare ad operare regolarmente, è solo grazie all’aiutino ricevuto dal governo: 5,5 milioni di nuovi contributi statali, a cui va aggiunto un prestito dall’Istituto per il Credito Sportivo, che è comunque garantito dallo Stato.

Dalle carte federali e dalle fonti del Fatto, adesso si scoprono anche chi sono i ministri benefattori del golf italiano. Il contributo supplementare del Dipartimento dello Sport, che già in primavera aveva anticipato un milione e mezzo, alla fine ammonta a 2,9 milioni, ma se non altro il ministro Abodi è il titolare in materia. Molto più curioso, invece, il milione e mezzo concesso da Daniela Santanché e prelevato direttamente dal Fondo unico nazionale per il turismo (il Funt), con la scusa del forte impatto della manifestazione e del pallino della ministra per il turismo sportivo e i grandi eventi. Un contributo su cui tra l’altro a un certo punto si era pure adombrato il sospetto del possibile “doppio finanziamento”, visto che il golf aveva già ricevuto qualche spicciolo dallo stesso fondo attraverso la Regione Veneto. E che era stato smentito personalmente dalla ministra Santanchè, che in primavera, quando giravano le prime voci delle necessità finanziarie della Ryder, aveva negato di essere disposta ad aprire il portafoglio del suo Dicastero. Invece i soldi ci sono, eccome se ci sono.

Ancora più inspiegabile il sostegno del Ministero degli Esteri, se non per le scampagnate in giro per il mondo del ministro e vicepremier Tajani insieme al trofeo, da New York a Tokyo: un lusso costato un milioncino. E che dire dei 100mila euro dal Ministero dell’Agricoltura, non si capisce bene a che titolo o attinenza con il golf. Non potendo approvare un nuovo finanziamento organico alla Ryder Cup (troppo impopolare), il governo ha diviso le necessità fra i vari Ministeri disponibili, un po’ per ciascuno. Il totale fa 5,5 milioni di euro: la Federazione Golf avrebbe voluto ancora di più, ma è abbastanza per far quadrare i conti, al resto penserà il prestito del Credito Sportivo (su imput sempre del ministro Abodi, che continua a monitorare l’istituto da cui proviene e che di recente ha affidato all’economista Beniamino Quintieri). La garanzia statale emessa nel 2018 non sarà toccata (altrimenti sarebbero stati dolori), ma è una magra consolazione visto che ha pagato comunque il pubblico. La colletta è completa. Il golf è salvo. Nonostante la Ryder.

Sorgente: Da Santanché a Tajani, da Abodi fino a Lollobrigida: ecco la colletta dei ministri di Meloni per salvare il golf dal fallimento post Ryder Cup – Il Fatto Quotidiano

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